domenica 18 marzo 2018

La mensa di Virgilio

Oggi si parla di pizza per mezzo di Virgilio. Se lo fa Cracco (da non confondere con i Gracchi) non vedo perché non lo deve fare un autore come Virgilio. Si tratta di una pizza che forse non era una pizza quella che compare nell'Eneide. Ma la descrizione che ho avuto della sua "mensa" me la ricorda un po'. Passo a voi la palla... ehm la pasta. 

Non confondete la mensa che cito oggi con la mensa scolastica o con le mensa aziendale. Credo non abbiano nulla a che vedere. La mensa di Publio Virgilio Marone è un qualcosa di commestibile non uno spazio fisico. E magari desta sorpresa come l'ha destata a me. 

Io non lo sapevo, l'ho scoperto con questo post, ispirato dal caos suscitato dalla pizza di Cracco

Non so, mi sono messo a cercare voci che parlavano di pizza. Mi sono capitati sotto gli occhi diversi siti e alla fine mi è uscito che... 

Insomma non sapevo che il termine “mensa” in antichità indicasse dei dischi di pane. Del pane fatto con la farina di farro o con al farina d'orzo. 

Non sapevo che si utilizzavano all’inizio dei pasti luculliani dei patrizi romani e non sapevo che venivano serviti come piatti sui quali si ponevano le portate di cibo. 
  
Si racconta che in epoche ancora più antiche fossero usate anche come una specie di vassoio su cui tagliare le pietanze da servire agli invitati. Questi dischi di pane però non venivano mangiati dai ricchi ma erano destinati come avanzi ai servi. 

Ora Virgilio ne fece uso anche nella sua per immortale riferendosi a una maledizione legata al cibo lanciata dall'Arpia contro Enea e i suoi uomini: 


"tanta fame che addenterete anche le mense". 

Vi confesso che a me questa "mensa" mette tanta fame. Magari è solo un'impressione ma mi ricorda un po', più che la pizza, le piadine e le tortillas messicane. 

Se chiudo gli occhi mi immagino sdraiato su un triclinio a mangiucchiare la farcitura della mia "mensa". State certi però che io non l'avrei lasciata ai servi. La pizza me la sarei mangiata io.

Canto le armi e l'uomo che per primo dalle terre di Troia 
raggiunse esule l'Italia per volere del fato e le sponde 
lavine, molto per forza di dèi travagliato in terra 
e in mare, e per la memore ira della crudele Giunone, 
e molto avendo sofferto in guerra, pur di fondare 
la città, e introdurre nel Lazio i Penati, di dove la stirpe 
latina, e i padri albani e le mura dell'alta Roma. 
Publio Virgilio Marone - Eneide 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti - Virgilio e la mensa

4 commenti:

  1. Ti ci vedo sdraiato su un triclinio a mangiare una pizza assieme a due belle figliole, ospiti in casa della matrona Cornelia, moglie di Tiberio Sempronio Gracco e madre dei "Gracchi" (siamo a pochi decenni da Virgilio). Ora, io non so se Carlo Cracco abbia dei fratelli, in questo caso, farebbe parte dei "Cracchi". Ovviamente, niente a che vedere con gli illustri antenati romani, così come anche la sua pizza, che certamente non regge a confronto della sua "antenata napoletana". Scusami l'irriverenza verso questo signore, ma se l'è cercata, infatti,ha perso anche una stella Michelin. Ben gli sta! ^_^

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    1. Più che d'accordo e la scelta di un post con Virgilio non è casuale

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  2. Cracco Cracco cosa hai fatto? Io veramente dopo aver visto quella "pizza" lo declasserei altro che levargli una stellina 😉
    Il tuo post Ferruccio è come sempre fonte di informazioni, non sapevo quale fosse l'origine della parola mensa ... sei prezioso😊 grazie!

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