martedì 20 marzo 2018

Colpa di un gatto

Credo che l'idea di scrivere un romanzo con protagonista in gatto che racconta la sua vita in prima persona e lotta contro le convinzioni che caratterizzano la vita degli umani sia stata ispirata da una certa tipologia di storie e dal film tratto da un libro. Che poi da tutto questo sia nato Il gatto che sognava di essere un delfino... 

Il mio romanzo breve Il gatto che sogna di essere un delfino è nato dopo che avevo spedito l'incipit per partecipare a un gioco letterario sul blog di Daniele Imperi, Penna Blu

Se andate indietro sul mio blog troverete diversi articoli che ne parlano. 

Un romanzo finito che mi sta creando qualche indecisione solo per quando riguarda la tipologia di pubblicazione. 

Insomma un romanzo nato quasi per scherzo, ma se faccio un po' di analisi personale non mi risulta difficile pensare che si trattava di un qualcosa che meditavo da molto più tempo. 

L'idea di scrivere una storia un po' fiabesca esiste nella mia testa da tempi immemori. E credo che romanzi come Il gabbiano Jonathan Livingston, Il piccolo principe e La fattoria degli animali hanno sempre cercato di mettere il bastone tra le ruote del mio inconscio. 

Se ci mettiamo poi un gatto che è vissuto in casa e il gatto visto in un film preso da un famoso romanzo il gioco è fatto. 

E credo che molta colpa sia di quest'ultimo. Si forse "Gatto" del film  Colazione da Tiffany ha il suo bel peso in tutta la storia e anche se il mio romanzo è agli antipodi della storia di Truman Capote non mi sembra un'eresia dire che qualche spunto creativo sia stato suggerito lì. 

Purtroppo non ho mai letto il libro, come ho letto ben poca cosa della produzione letteraria di Capote. E in questo caso chiedo aiuto a voi per le risposte. So che potete aiutarmi...     

... la signorina aveva un gatto, e suonava la chitarra. Nei giorni in cui il sole picchiava forte si lavava i capelli, poi, assieme al gatto, un maschio rosso tigrato, si metteva a sedere sulla scala di soccorso a pizzicare la chitarra mentre i capelli asciugavano. Ogni volta che sentivo la musica, andavo a mettermi in silenzio accanto alla finestra. Suonava molto bene, e qualche volta cantava. Cantava con il timbro rauco, incerto di un adolescente. Conosceva tutti i grandi successi, Cole Porter e Kurt Weill; le piacevano soprattutto le arie di Oklahoma! che erano nuove quell'estate e che si sentivano dappertutto. Ma c'erano momenti in cui cantava cose che vi facevano domandare dove poteva averle imparate, o da dove mai potevano venire. Strane arie dolci-amare con parole che sapevano di pini e di prateria. Una diceva: Don't wanna sleep, Don't wanna die, Just wanna go atravelin' trough the pastures of the sky; e questa sembrava piacerle più delle altre, perché continuava a ripeterla anche quando i capelli erano già asciutti, anche quando il sole era tramontato e le finestre si illuminavano nel crespuscolo. 
Truman Capote - Colazione da Tiffany 

Vi voglio bene. 

Grazie.

6 commenti:

  1. I miei auguri di una felice pubblicazione, Ferruccio!

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  2. Non conosco opere di Capote, sinceramente. Conosco i gati però e posso dirti che forse l'idea di scrivere questo libro potrebbe anche essere nata osservando loro, tutti quanti. Quelli reali e quelli cinematografici.
    In fondo, i gatti sono animali liberi, grandi maestri di vita se vogliamo.
    In bocca al lupo per il libro

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  3. I gatti credo abbiano ispirato tantissimi grandi poeti e scrittori. Sono comunque gli animali che più sono affini a anime artistiche...
    in bocca al lupo^^

    Moz-

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