sabato 17 marzo 2018

Alba sul mare

Nino di Mei
Il racconto artistico di questa settimana in vetrina si intitola “Alba sul mare”. Come al solito è scritto prendendo spunto da un lavoro di Nino di Mei. Ma credo che ormai sia superfluo scriverlo. Si tratta del racconto numero venticinque. Buona lettura. 

Stavano a Cesenatico in una pensione poco distante dalla stazione ferroviaria. Quella mattina si alzarono presto, misero in ordine la stanza, aprirono le finestre e da basso fecero colazione nella spaziosa sala da pranzo. Poi,  prima di scendere in spiaggia, andarono al porto a osservare lo scarico dai pescherecci delle vongole e dei mitili. 

Percorsero a piedi il tragitto e si fermarono sulla banchina a osservare il movimento nel canale. Lei splendida nel suo vestito a fiori e lui con la braghe beige di tela e la camicia bianca e il cappello in tinta. 

I pescatori trascinavano i sacchi dalle barche sino ai camion in partenza per le grandi città. 

E loro guardavano. 

Cambiavano i pescatori e cambiavano i camion. Cambiava l’odore del pesce e il rumore delle onde del mare nel canale. Cambiavano le stagioni e cambiavano gli anni ma per loro era sempre come la prima volta. 

Era così che si erano conosciuti da bambini. 

A settembre, prima che iniziassero le scuole. 

Sì erano incontrati lì, al porto, tanti anni prima senza sapere che stavano nella stessa pensione. 

Lui scendeva dalle montagne per curare la patologia ai polmoni ed era un piccolo ragazzino con gli occhi vivaci e curiosi e intelligenti e lei, semplicemente, giungeva dalla bassa pianura per trascorrere gli ultimi giorni delle vacanze estive e già si dava le arie della ragazzina viziata di città. 

Trascorsero i primi anni in quella pensione a litigare per capricci e bizze. 

Litigarono per il dondolo nel giardino dell’albergo. 

Litigarono per la scelta dei canali televisivi da guardare la sera in sala quando fuori c’era brutto tempo. 

Litigarono per un giro sul trenino al parco. 

Scelsero delfini diversi per cui litigare e fare il tifo all’acquario. Mangiavano cose diverse e avevano gusti diversi pur di litigare. 

Crescevano in modo diverso. 

Un'estate litigarono per i salvagente e per i materassini gonfiabili in spiaggia. Si presero per i capelli e quell'estate sembrò quasi un addio per sempre. 

L'anno dopo litigarono quando lei rovinò di proposito la pista per le bilie. 

Ma sorrisero e  risero per cose sciocche e per cose belle. 

Stagione estiva dopo stagione estiva. 

Si disperarono per i brufoli e per altre piccole grandi cose da ragazzi. E per la voce che cambiava e per la distanza. Si ubriacarono insieme e piansero una sera quando dovettero separarsi anche se lui non lo fece vedere. 

Continuarono a trovarsi e a litigare anche negli anni a seguire. 

Poi sentirono il bisogno di vedersi più spesso. 

Finché si baciarono sulla panchina del porto di Cesenatico in un alba fresca e luminosa di settembre. 

Litigarono il giorno prima di sposarsi ma fecero la pace con gli occhi prima di dire sì. 

In luna di miele scesero nella stessa pensione. Si  alzarono presto quella mattina e dopo la colazione nella grande sala da pranzo, prima di scendere in spiaggia, andarono a vedere l’alba sulla panchina del porto. 

Tanti anni fa come ora. 


Vi voglio bene. 

Grazie.

4 commenti:

  1. Il segreto della felicità è innamorarsi ogni volta della stessa persona ... ma non prima d'averci litigato, ovviamente!

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  2. Avevo scelto Cesenatico come commissaria di esame ma mi dettero Cesena e quando potevo scendevo a Cesenatico

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