lunedì 29 gennaio 2018

L'inventore dello splatterpunk

In un romanzo del sottoscritto, di cui trovate diversi capitoli sul blog, un lettore, a un certo punto, in un commento dopo la lettura di un post, mi parlò di narrativa splatter per una scena descritta. Be' anche in altre occasioni mi era capitato di sentirne parlare, ma non ho mai approfondito... Almeno sino a oggi quando ho scoperto che l'inventore di questo termine, ovvero colui che lo ha coniato, non sia molto distante dal mio network. Anzi abbiamo diversi amici in comune. 

Per diversi mesi, una volta alla settimana, pubblicai sul mio blog, un romanzo a puntate. Un romanzo che è finito ora e che in maniera assai originale mi ha mostrato anche i motivi per cui lo aveva scritto. 

Be' in questo romanzo c'erano alcune scene che un lettore definì splatter o splatter punk: il sottogenere letterario di cui oggi sono andato a cercare chi lo ha coniato. 

Il termine splatterpunk è stato coniato dallo scrittore e sceneggiatore David J. Schow nel 1986 alla dodicesima World Fantasy Convention a Providence. 

Così è lui oggi a prendersi questo post nei miei primati letterari, e la cosa mi fa felice per due motivi. 

Uno: per il fatto che abbiamo diversi amici in comune sui social network. Due, per il fatto che mi abbia permesso di riparlare di alcuni miei lavori. 

Ora, per essere chiari vi dirò che lo splatterpunk si tratta di un genere letterario caratterizzato da scene graficamente descritte di natura estremamente cruenta. Sta a voi dire se questo che leggerete in seguito possa essere davvero definito tale: 

Il balordo calvo piangeva e la sua faccia era una maschera gonfia di lacrime e sudore dovuto al caldo che regnava in palestra. Il sangue, adesso, usciva a fiotti pure dal braccio e lui si agitava e tremava senza pause. Baggio provò dapprima della pietà, ma in un secondo tempo, osservando il bambino con le forbici in mano, dedusse che una fine del genere l’avrebbe augurata pure al suo patrigno. Non avrebbe avuto rimorsi con quel bastardo e sorrise quando il bambino afferrò di nuovo l’orecchio del prigioniero con una mano e lo tirò come se fosse un pezzetto di plastica o un’appendice fisica senza nessuna importanza. Il balordo si sforzò di liberarsi con continui strattoni, ma parevano reazioni istintive senza controllo. 
L’altro ragazzo intanto si lamentava in continuazione. Aveva la pelle grigia nella luce artificiale e cercava di scostarsi sul pavimento per evitare la scia di piscio e di sangue del compare; seguiva la traccia sul pavimento, si girava, strabuzzava gli occhi verso il gruppo di ragazzi che lo osservavano e si spostava lentamente, ma c’era sempre qualcuno pronto a tendere il filo che legava i suoi testicoli appena si muoveva più del necessario... 
Ferruccio Gianola - Noi siamo senza dio 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: Splatter Punk  

2 commenti:

  1. Beh, immaginavo che almeno la dicitura potesse provenire dagli anni '80 :)

    Moz-

    RispondiElimina

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