sabato 20 gennaio 2018

Il quadro a scuola

Nino di Mei
Il racconto artistico di questa settimana si intitola Il quadro a scuola. È la diciassettesima storia che pubblico sul blog nella vetrina settimanale. Siamo quasi a metà strada del progetto, visto che i racconti previsti sono poco più di una quarantina. Una volta finiti di pubblicarli sul blog ci faremo il libro. Leggetevi questo, se volete e tornate sugli altri se lo desiderate e se ancora non li avete letti. Un vostro parere è ben accetto! 

Quando il professore di disegno scelse il suo quadro da appendere sulle pareti nell’atrio della scuola, metà della classe mugugnò. Per molti suoi compagni non era la scelta migliore, glielo leggeva in viso. I più prepotenti glielo avrebbero distrutto e lanciato dalla finestra. 

Lo capiva da come lo guardavano. C’era qualcosa nei loro sguardi che lo facevano sentire a disagio. Probabilmente pensavano che lo avesse realizzato lo stesso professore. Per qualcuno era evidente la mano del "maestro" e tutti sapevano del rapporto di predilezione esistente tra i due. Non poteva essere farina del suo sacco. Il quadro era delicato e preciso e curato e luminoso e i fiori sembravano vivi. Un ragazzino non poteva dipingerlo con una tale perizia. 

Il ragazzino si alzò dal suo banco, si ordinò la blusa nera e andò piano alla cattedra tenendo lo sguardo basso sul pavimento in modo che nessuno potesse guardarlo in viso. 

Il professore era entusiasta. Si complimentò e spiegò al resto della classe i motivi della sua scelta. Quel ragazzo aveva talento e andava incoraggiato. Chissà per quanto tempo il suo quadro sarebbe rimasto esposto. 

«Non sei felice?» gli domandò il professore. 

Il ragazzo annuì senza guardare nessuno. C’era una settimana della sua vita in quel quadro. C’erano i pomeriggi che aveva trascorso nei boschi sino a tardi. C’erano i fiori e i narcisi e le margherite che aveva raccolto da mettere in quel vaso. C’era la cura che aveva usato nel lavare e pulire il vaso di cristallo in cui li aveva sistemati per non farli appassire. 

Il ragazzino pensò al profumo che avevano. Pensò all’attenzione e alla maestria che aveva profuso nella realizzazione di quel disegno. Pensò alla soddisfazione di sua madre e di suo padre quando glielo aveva mostrato. 

Il professore lo aveva aiutato solo con le dritte e ora gli chiedeva se era felice e gli assegnava un premio inaspettato che i compagni non capivano. 

«Sono molto fiero di te» disse il professore. 

Il ragazzino tornò al suo banco. Per il resto della lezione non riuscì a pensare e a fare nulla. 

Poi suonò la campanella dell'ultima ora. Gli scolari, si alzarono, prepararono le loro cartelle e uscirono per andare a casa. 

Il ragazzino non si mosse. Restò seduto al suo posto, fingendo di riordinare le sue cose sotto il banco. 

Il professore lo guardò «Non vai a casa?» chiese. 

Il ragazzino si guardò intorno. «È ancora presto!» 

«Stai aspettando qualcuno?» 

«No…» 

Il professore scosse la testa. 

Il ragazzino tornò alle sue finte faccende.

«Di cosa hai paura?» chiese il professore.

«Di niente!» 

«Come niente? Si vede lontano in chilometro che sei terrorizzato. Di cosa hai paura?» 

«Mi aspetteranno da qualche parte e me la faranno pagare per il quadro. Fanno sempre così!» 

«Non dirai sul serio?» 

«Saranno nascosti sulla strada di casa. Mi faranno qualche brutto scherzo!» 

Il maestro gli rifilò un puffetto sul viso. Sorrise. «Tutto qui? Figlio mio, il successo costa!» 


Vi voglio bene. 

Grazie.

8 commenti:

  1. Mo' m'hai messo davvero in difficoltà. Stavo proprio dicendo questa mattina che il fatto di ricevere una critica può essere una cosa dura da digerire, però aiuta a crescere e migliorare. Ma che critica ti posso fare? qui non c'è nulla da migliorare!

    RispondiElimina
  2. "Figlio mio,il successo costa!"

    Doveva essere un professore in gamba da mettere a proprio agio il ragazzino che trova il coraggio di aprirsi a lui e raccontargli cosa lo turbava!

    Ma il professore in quelle parole finali lo incoraggia a difendersi da tutto ciò che picchia il suo talento interiore più che il suo corpo fisico.

    La positività in un apparente negativita'esiste...... soprattutto quando vengono difese le nostre passioni,forse è questo il vero costo del successo!

    Buona giornata

    L.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi piace che sia evidente e che si colga il problema interiore più che il problema fisico! ci sono riuscito a scriverlo come volevo!

      Elimina
  3. C'è un'altra cosa che mi ha colpito... c'è un po' di nostra vita quando fotografiamo, quando dipingiamo, quando scriviamo.. c'è un po' di noi che ci sopravvive fuori, che vediamo finalmente con l'occhio con cui esaminiamo l'esterno, con l'occhio degli altri comunque, una nostra emanazione destinata a vivere di vita propria, non più custodita al sicuro dentro di noi. Una rappresentazione che dovrà combattere di luce propria.
    E che vincerà in ogni caso.

    RispondiElimina

Chi commenta su questo sito lo potrà fare solo da loggato con Google. Deve quindi essere consapevole che il suo username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile. Potrà portare al Profilo di Blogger o a quello di Google+ a seconda della impostazione che si è scelta.
Info sulla Privacy