domenica 7 gennaio 2018

A pranzo con la cucina indiana

Questa domenica, tra poche ore, molto probabilmente, andrò a pranzo in un ristorante di cucina indiana. La prima volta in vita mia. Sono molto incuriosito e per nulla preoccupato. Dopotutto una persona su sette al mondo è indiana e non è escluso che tra qualche decennio la cucina indiana sia, con quella cinese, la prima al mondo come importanza. Forse conviene abituarsi, essere aperti e dimenticare gli spaghetti. 

Questo post è nato poche ore fa ed è frutto di un invito a pranzo particolare. Tra poche ore dovrò incontrare mio fratello e alcune persone che arrivano dall'estero. Un grande amico che viene dall'Olanda e una chitarrista ungherese. 

Ora il desiderio di una di queste persone che vedrò con molto piacere consiste nel poter andare a mangiare in un ristorante indiano della zona e molto probabilmente ci adegueremo. Non so cosa mi troverò davanti visto che per me è la prima volta. 

Non ho molte esperienze di cucina etnica, sempre che in questa non rientri il gulash, la cucina polacca, il chip and fish inglese, la salsa all-i-oli catalana e altre cose spagnole, il churrasco brasiliano... 

Per il resto ricordo una cena africana negli anni novanta, qualche avventura, con poca soddisfazione, in ristoranti giapponesi e cinesi della lombardia e un risotto tamil. 

Insomma la prima volta della cucina indiana (da non confondere con la cucina dei popoli nativi americani) non so cosa mi porterà. 

Intanto è stata capace di ispirarmi questo primo post dedicato alla mia cucina letteraria. Post che metto alla vostra attenzione e che lascio ai vostri approfondimenti e alle vostre verità e convinzioni in merito. 

Ora mi sarebbe piaciuto aggiungere qualche brano di letteratura vera e propria, magari con la descrizione di un succulento banchetto, ma in casa ho soltanto due libri legati alla letteratura e alla cultura indiana: il Mahābhārata e questo di cui aggiungo l'incipit

Nell'ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell'ombra del bosco di Sal, all'ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco, insieme all'amico suo, Govinda, anch'egli figlio di Brahmino. Sulla riva del fiume, nei bagni, nelle sacre abluzioni, nei sacrifici votivi il sole bruniva le sue spalle lucenti. Ombre attraversavano i suoi occhi neri nel boschetto di mango, durante i giochi infantili, al canto di sua madre, durante i santi sacrifici, alle lezioni di suo padre, così dotto, durante le conversazioni dei saggi. Già da tempo Siddharta prendeva parte alle conversazioni dei saggi, si esercitava con Govinda nell'arte oratoria, nonché nell'esercizio delle facoltà di osservazione e nella pratica della concentrazione interiore. 
Hermann Hesse - Siddharta 

Vi voglio bene. 

Grazie.

6 commenti:

  1. Sono aperto a tutto e mangio di tutto, ma è pur vero che chiunque ha sempre complessi di inferiorità verso la nostra cucina italica XD

    Moz-

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    1. Credo tu abbia ragione, a parte i francesi :-D

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  2. Siddartha a parte, libro che amo tantissimo, io non mangio la cucina indiana perché è troppo speziata!
    Dimmi tu come l'hai trovata invece.
    Un abbraccio.

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  3. Adoro la cucina indiana. Ho assaggiato molte specialità nei miei due viaggi in India e di certo qui in Italia ci sono molti ristoranti indiani doc. Immagino che già ti sei fatto un’idea con questa prima cena! Ciao, buona settimana!

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