venerdì 15 dicembre 2017

Più teatro del teatro

Una illuminante ed edificante discussione sul teatro nata con un post del mio blog, postato su linkedIn, mi ha ricordato un'avventura che il sottoscritto ha vissuto con quell'ambiente. Ero in terza media, e quella volte, per paura non andai sul palco. Ma feci più teatro del teatro.  

Tra le etichette più belle che uso sul mio blog amo particolarmente le "Storie di libri". Ci sono aneddoti davvero originali e simpatici dietro a ogni libro. 

Molti di questi aneddoti li ho raccontati durante gli anni, molti sono lì sepolti nella memoria e a volte basta un niente per riportarli in vita. 

Un niente per modo di dire, perché in questo caso, il ricordo è stato suscitato da una splendida conversazione avvenuta sul mio profilo linkedIn nei giorni scorsi. 

Si è parlato di Goldoni, di Moliere e di Shakespeare e di altri autori ancora e mi sono un pochino vergognato ricordandomi dell'avventura che ha lasciato a me il teatro. Allora, ero in terza media, dovevamo recitare per il saggio di chiusura dell'anno una versione de' I Malavoglia di Giuseppe Verga. 

Ero anche piuttosto bravo e preparato ma successe che prima della recita vera e propria, a causa delle defezioni, mi trovai a essere l'unico maschio della compagnia. Ci pensai qualche giorno e convenni che se non volevo essere bullizzato avrei fatto meglio a lasciare il gruppo e lasciare l'onore della scena alle mie compagna di classe. 

Non ebbi neppure il coraggio di dirlo a mia madre e per un paio di giorni evitai di andare alle prove, bigiando i pomeriggi. Era chiaro che tutto sarebbe venuto alla luce e alla fine mi trovai confessai la mia situazione alla professoressa che la prese molto male. Non feci la recita e il mio onore fu salvo

Ma feci più teatro del teatro. 

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poichè da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron ’Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch’era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla. 
Giovanni Verga - I Malavoglia 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. - Un ringraziamento particolare va a Luca Tacconi, Andrea Barbazza, Serafino Fazioli, Eris Tedesco, Laura Dalpasso, Mirella M. Margariti, Massimo Guidotti e Antonella Grimaldi. Questo post è nato grazie alle loro interazioni ed è a loro dedicato.

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