sabato 2 dicembre 2017

Acqua ai fiori

Nino di Mei
Il racconto artistico che si prende il posto nella vetrina di questa settimana si intitola Acqua ai fiori. Come al solito lo spunto è un lavoro di Nino di Mei. Buona lettura. 

Quando giunse alla clinica la hall era piena di gente. Era una giornata di prelievi e di esami. Osservò se ci fosse qualche viso conosciuto tra la folla, poi imboccò le scale. 

Salì al secondo piano, nel reparto di oncologia e si diresse verso le camere private. Percorse tutto il corridoio e quando giunse in fondo, prima dell’uscita di sicurezza, entrò nella stanza alla sua sinistra. 

La trovò vuota. 

Il letto era rifatto e il pavimento era bagnato ma sul comodino c’erano le cose di sempre in disordine. C’erano un bicchiere di carta, dei fazzoletti, due bottiglie di acqua minerale e un’antana per le flebo di fianco. 

La porta del bagno era aperta. 

Pensò che se fosse accaduto qualcosa di grave sarebbe stato avvisato. Tolse il cellulare e controllò se fosse presente qualche chiamata persa. Nulla. Allora uscì dalla stanza e si recò presso la sala medica, in cerca del responsabile. 

Trovò il medico di guardia seduto davanti al computer. 
«Buongiorno. Mia moglie?» chiese. 
«Si trova da basso, per degli esami.» 
«Pensavo di trovarla in camera!» 
«Stanotte ha avuto dei problemi» disse il medico. 
«Perché non mi avete avvisato?» 
«Nulla di grave, vedrà che tra poco sarà di ritorno.» 

Tornò in camera. Controllò gli asciugamani e la biancheria nell’armadio. Mise alcune monetine in un cassetto del comodino. Poi sedette di fronte al letto. Si domandò cosa fosse accaduto. 

Sua moglie arrivò sulla sedia a rotelle sospinta da un’infermiera dieci minuti dopo. Il primario era alle sue spalle, arrossì incrociando lo sguardo dell’uomo. 
«Sei qui da molto?» chiese sua moglie. 
L’uomo si alzò. «Sono appena arrivato» rispose. 

Aiutò sua moglie a sollevarsi dalla sedia afferrandola sotto le braccia, l’aiutò a girarsi e la fece sedere sul letto mentre l’infermiera levò la sedia a rotelle evitando il catetere. Poi la fece accomodare sul letto. Non pesava più nulla. Le tolse le ciabatte e la fece sdraiare. La guardò. Era pallida ma non sofferente. 
«Cosa è successo?» le chiese. 
«Mi hanno fatto l’ecodoppler.» 

L’uomo annuì, voltò il capo e osservò il primario, lo vide arrossire un’altra volta. Poi si girò e osservò di nuovo sua moglie. Lei sospirò piano un paio di volte. Sorrise e volle un momento gli occhiali da sole dell’uomo. 

L’uomo accompagnò il primario fuori dalla stanza. Fecero alcuni passi nel corridoio ed entrarono in una sala vuota. C’erano degli strumenti elettrici e pacchi di pannoloni e odore di medicinali. Il primario chiuse la porta alle sue spalle. 
«Com’è la situazione?» chiese l’uomo. 
«Credo non ci sia più nulla da fare. Abbiamo fatto il possibile!» 
«Quanto le rimane?» 
«Un mese… forse meno.» 
«Che mi consiglia?» 
«La porti a casa!» 
«Così, sui due piedi?» 
«Cercheremo di prepararla.» 
«Be’ non le dico nulla per ora.» 

Quando tornò in camera sua moglie stava ancora pulendo i suoi occhiali da sole con una salvietta umidificata. Alzò lo sguardo e posò gli occhiali sulle lenzuola del letto. 
«Cosa ha detto?» 
«Niente di particolare, dobbiamo avere pazienza.» 
«Hai la faccia stanca!» 
«Ho dormito poco.» 
«Hai problemi con il lavoro?» 
«Credo sia il caldo, si sta meglio qui con l’aria condizionata.» 
«A proposito del caldo ti sei ricordato di bagnare i fuori?» 
L’uomo annuì. 
«Non devi lasciarli troppo al caldo e devi ricordarti di bagnarli tutte le sere al tramonto.» 
«Stai tranquilla!» 
«Ti prego, non farli morire» disse lei. «Non voglio che muoiano.» 


Vi voglio bene. 

Grazie.

8 commenti:

  1. Un collegamento tra il dipinto e una di quelle storie di vita quotidiana, raccontata nei minimi dettagli.

    Un dipinto con vasi e fiori, dove non hai scusanti per apprezzare la bellezza dei colori, e il segno di crescita rigoglioso...dall'altra parte lo spegnimento di quella stessa bellezza, che comunque fa parte di un percorso che magari in questo racconto ha un processo inverso ma con lo stesso senso.

    Lo scrittore ed il lettore sono partecipi di questo stato,e magari guardano il percorso inverso su una strada a senso unico.....chissà!

    Buon fine settimana Gianola!

    L.

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  2. Certi fiori, così effimeri, riescono a sopravviverci.

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  3. Non voglio che muoiano (i fiori)... come a dire non voglio morire neppure io però lo so che sta capitando. _Fa che mi sopravvivano. Come se quei fiori potessero sempre ricordare lei al marito.
    Struggente!
    Cao FErruccio

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  4. un racconto ricco di poesia! molto bello il dipinto. ciao carissimo, buona domenica!

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