lunedì 13 novembre 2017

L'inventore del termine "fantascienza"

Diventa difficile pensare che Verne, Wells e altri autori del nostro passato non sapessero che genere di narrativa facessero. Proprio così, il termine fantascienza venne infatti coniato molti anni dopo l'uscita dei loro capolavori...

Per i primati letterari o record culturali, scegliete voi la voce e l'etichetta che preferite, oggi andiamo a parlare della persona che risulta essere L'inventore del termine "fantascienza"

Per farlo dobbiamo citare Hugo Gernsback un inventore - nel vero senso della parola -  editore e scrittore lussemburghese naturalizzato statunitense. Come al solito resto perplesso per i tempi impiegati, per come soltanto dopo anni sono andato a trovare una voce del genere. 

Avrebbe dovuto essere in testa a questa rubrica e invece compare soltanto dopo anni. Insomma la faccenda mi sconcerta alquanto e mi suona in maniera maldestra, quasi cacofonica. 

Pensare che Verne, Wells e compagnia bella non sapessero neppure a che filone narrativo aggrapparsi potrebbe essere la trama di un romanzo. 

Se poi si pensa che al giorno d'oggi prima ancora di scrivere e presentare il proprio lavoro uno scrittore qualsiasi lo associa a un genere, spesso scimmiottando il mondo americano, la dice lunga sul valore degli autori del passato. 

Loro scrivevano e del genere forse non gli importava affatto. 

Ma poi arrivò Hugo Gernsback che coniò il termine, tanto che vi aggiungo parte della definizione apparsa sull'editoriale del primo numero della rivista Amazing Stories, il 5 aprile 1926. Da lì in poi la fantascienza è stata diversa, almeno nel nome.



"Con fantascienza ["scientifiction"] intendo il genere di storie scritto da Jules Verne, H.G. Wells ed Edgar Allan Poe: un'affascinante romance intimamente mescolato a dati scientifici e visioni profetiche. [...] Edgar Allan Poe può giustamente essere chiamato il padre della "fantascienza". Fu lui che a dare veramente inizio al romance, a intessere brillantemente nella e attorno alla storia un filo scientifico. Jules Verne, con i suoi romance strabilianti, anch'essi intessuti di un filo di scienza, venne per secondo. Poco più tardi giunse H.G. Wells, le cui storie di fantascienza, al pari di quelle dei suoi precursori, sono diventate famose e immortali. Bisogna ricordare che viviamo in un mondo completamente nuovo. Duecento anni fa, le storie di questo tipo non erano possibili. La scienza, nelle sue varie branche di meccanica, elettricità, astronomia ecc., entra oggi così intimamente nelle nostre vite, e noi siamo così immersi in questa scienza, da essere ormai abituati a dare per scontate nuove invenzioni e scoperte. L'intero nostro modo di vivere è cambiato con l'attuale progresso e non c'è da stupirsi, perciò, se molte situazioni fantastiche – impossibili cent'anni fa – sono oggi reali. È in queste situazioni che i nuovi autori di romance trovano la loro grande ispirazione. Non solo queste storie sbalorditive sono una lettura tremendamente interessante: esse inoltre sono sempre istruttive. Forniscono conoscenze che non potremmo ottenere in altro modo, e le forniscono in modo assai gradito al palato. Perché i migliori di quei moderni scrittori di fantascienza hanno la dote di impartire conoscenza, e anche ispirazione, senza mai farci capire che ci impartiscono un insegnamento. E non solo! Poe, Verne, Wells, Bellamy e molti altri si sono dimostrati veri poeti. Le profezie fatte in molte delle loro storie più strabilianti sono in corso di realizzazione, o sono già state realizzate. Prendete per esempio il fantastico sottomarino della più famosa storia di Jules Verne, "Ventimila leghe sotto i mari". Ha previsto l'odierno sottomarino fin quasi all'ultimo bullone! Le nuove invenzioni ritratte per noi nell'odierna fantascienza non sono affatto impossibili da realizzarsi domani.[1]"

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: Hugo Gernsback 

15 commenti:

  1. Verne potrebbe anche essere considerato il papà del techno-thriller,
    forse il punto di riferimento di Crichton per esempio

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  2. C'è un refuso ripetuto nel tuo articolo: Verne con una S di troppo.

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  3. C'è una differenza sottile tra le parole inglesi e quelle italiane, di cui spesso il traduttore non si cura (evidentissimo con effetti catastrofici nella cinematografia).

    Science Fiction significa "una opera letteraria che racconta eventi immaginari inerenti la scienza". Ovvero, la parte letteraria AGGIUNGE un racconto ad un "dato di fatto intangibile", cioè la Scienza. E' come una "Spy Story", una storia di spionaggio che inventa un racconto ambientato in un contesto "reale".

    In italiano invece Fantascienza significa "scienza fantastica", qualcosa che non esiste, che è completamente immaginario con solo alcuni elementi di aggancio reali, come l'unicorno. Da cui la difficoltà per gli Italiani nel distinguere tra "Fantascienza" e "Fantasy", ovvero il filone letterario inspirato dai racconti di Tolkien.

    Partiamo dalla premessa che qui il concetto di "scienza" è di derivazione positivista, pragmatica e industriale, tipicamente anglosassone, viene da un mondo dove agli studenti si insegna a "fare" e non a "teorizzare". La parola "scienza" è trattata come sinonimo di "tecnologia" e fondata sulla idea che il "progresso" (delle macchine) sia inarrestabile. La Science Fiction americana sposta gli ingegneri americani oltre i confini ormai esplorati, posseduti, della "frontiera", inventando e raccontando di una "nuova frontiera", sostanzialmente immagina macchine che sono più o meno sviluppi di macchine realmente esistenti. Qui l'errore è nella banalizzazione, infatti la "Scienza" non esiste, esiste solo il "metodo scientifico", con il quale si verificano tramite esperimenti le teorie che descrivono il funzionamento dell'universo. Come ho accennato, questo concetto "filosofico" non è in accordo con il pragmatismo industriale che non distingue tra teoria e prassi.

    Quando il positivismo industriale alla Flash Gordon, con il quale si volevano davvero costruire e vendere automobili a propulsione nucleare negli anni Cinquanta, ha cominciato a scricchiolare di fronte alla sempre maggiore consapevolezza del "pubblico" e soprattutto per via delle promesse e illusioni disattese, la Science Fiction HA CESSATO DI ESISTERE, per essere sostituita da "fiction" che partiva da tutte altre premesse (sociologia, psicologia, ecologia, eccetera).

    Solo che in italiano "Fantascienza" è un concetto molto più vago di Science Fiction. Quando scrivi "oggi" o fraintendi il termine oppure sei in ritardo di almeno cinquant'anni.

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    1. si parla di chi ha coniato del termine "fantascienza".

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    2. Partendo da questo "Diventa difficile pensare che Verne, Wells e altri autori del nostro passato non sapessero che genere di narrativa facessero. Proprio così, il termine fantascienza venne infatti coniato molti anni dopo l'uscita dei loro capolavori..."

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    3. Verne (1828 – 1905) si colloca all'inizio del Positivismo letterario che segue l'imporsi della Società delle Macchine, Wells che arriva cinquant'anni dopo (1866 – 1946) si colloca sul margine del declino che comincia decisamente negli anni Settanta. Asimov (uno a caso dei "maestri" di S.F. classica noti al grande pubblico, 1920 - 1992) arriva ancora dopo e vive a cavallo delle due fasi. Notare prego che oggi la Science Fiction NON ESISTE.

      Ripeto, il termine inglese Science Fiction è abbastanza diverso dal termine italiano Fantascienza.

      In inglese non si pone il concetto che la "fantasia" inventi la "Scienza", lo scrittore si limita a creare un contesto, un palcoscenico, nel quale la "Scienza" si esibisce. La "Scienza" pre-esiste la fantasia, è un "dato di fatto" del quotidiano, non risiede nell'immaginario. E' per quello che poi si ritrovano corrispondenze tra la finzione letteraria e l'incarnazione reale.

      In italiano invece la parola "Fantascienza" implica che l'inventiva dell'autore non sia confinata alla ambientazione ma che si estenda ad immaginare la Scienza stessa, non c'è distinzione tra un cavallo alato e un veicolo mosso da un getto di ioni, potrebbe essere un cavallo mosso da un getto di ioni o un veicolo alato. La invenzione letteraria italiana si allinea alla Odissea del Ciclope o alla Divina Commedia dei gironi infernali, è praticamente ribaltata rispetto al concetto della "fiction" di cui sopra.

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    4. Se hai notato il termine "fantascienza" è tra virgolette ed è riferito a un determinato contesto. Grazie!

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  4. Io avevo fatto questa scoperta ai tempi della tesi, quando ho dovuto studiare l'origine del cinema di fantascienza.
    Comunque per me Verne rimane sempre il padre inconsapevole di questo filone ed è bello pensare a fantascienza come "scienza fantastica" o "fantasia e scienza" piuttosto che doverci piegare a una visione anglosassone delle cose che non ci appartiene.
    Un saluto!

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    1. Ciao Francesca, un saluto a te, grazie

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    2. Il cinema di fantascienza praticamente NON ESISTE.

      Ci sono rare eccezioni tipo Stanely Kubrick con "2001: A Space Odyssey" del 1968 che manifesta chiaramente il declino della Science Fiction classica, virando verso tematiche e ambientazioni "psico-sociali" invece che tecniche. Oppure "franchise" post-datate come "Terminator" che sono state possibili solo in virtù degli effettacci speciali piuttosto che di una storia incomprensibile da uno "spettatore medio" inconsapevole del "genere".

      La Science Fiction ha un limite fondamentale: chi ne fruisce deve avere delle "competenze di genere", altrimenti la storia risulta o incomprensibile o eccessivamente banale. Questa è la ragione per cui ha funzionato nei libri, dove c'è tempo e modo di "educare" il lettore ma non ha funzionato al cinema dove la fruizione deve essere immediata, sensoriale.

      La "visione anglosassone" non ci appartiene perché l'Italia del primo Novecento era come l'Afghanistan, non perché siamo un passo avanti. Il risultato è che siamo colonia.

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    3. Sei uno spasso Lorenzo, una contraddizione unica

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    4. Bisogna argomentarle certe affermazioni, Ferruccio. Mostrami la contraddizione.

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