sabato 4 novembre 2017

Gondole e canali a Venezia

Nino di Mei
Il racconto artistico di questa settimana, messo come al solito in vetrina, si intitola: Gondole e canali a Venezia. Anche oggi, come di consueto, è costruito sulle opere di Nino di Mei

Sul treno Freccia Rossa in partenza da Milano c’era un ragazzo che girava il mondo da sei mesi. Lo avevo di fronte. Aveva gli occhi azzurri e intelligenti e indossava un piumino leggero dello stesso colore. Si chiamava John e veniva dal Canada. 

Mi disse che aveva trascorso la notte a Torino presso alcuni conoscenti dei suoi genitori. Adesso era in viaggio per Venezia. Si sarebbe fermato per un paio di settimane nella città lagunare. Voleva visitare la Biennale, Ca' Pesaro, la Peggy Guggenheim Collection, mangiare all'Harry's Bar e sopratutto dipingere i canali con le gondole. Sperava nel bel tempo. 

Disse che nei mesi precedenti era stato in Spagna e poi in Francia. 

Si pagava il viaggio e l’avventura facendo ritratti a chi incontrava e vendendo disegni realizzati con i pastelli e con le matite assortite della Staedtler. 

Mi raccontò, in italiano stentato, di come era bella la Spagna da disegnare e di come fosse rimasto impressionato dalle città francesi di Arles e di Avignone. Ma l’Italia gli pareva un’opera d’arte a cielo aperto. 

Si alzò e prese un album da una borsa che teneva nello scomparto sopra la testa. Mi mostrò alcuni disegni: erano molto belli. 

Mi chiese se desideravo farmi ritrarre. 

«Sì» risposi. 

Lui sorrise. Dalla borsa tolse un cartone rigido spesso mezzo centimetro e delle mollette ferma fogli. Sedette e staccò un foglio dall’album. Lo stese con precisione sul cartone. Lo fissò con le mollette, una per ogni angolo, poi studiò la posizione migliore per la mia faccia. 

Disse che avevo un volto espressivo. Mi invitò a posare la testa sullo schienale del sedile e a guardare dal finestrino. 

Ubbidii. 

Lui divenne silenzioso. Lo vedevo riflesso sul finestrino assorto e preciso e serio mentre disegnava. Ogni tanto alzava lo sguardo e sembrava che prendesse le misure sul mio stato d’animo. 

Ci vollero due ore di viaggio tra pianure, colline, di nuovo pianure e infine acqua di mare e lagune prima che il Freccia Rossa entrasse nella stazione di Santa Lucia. 

Ora il ritratto di John era finito. 

Me lo mostrò. 

Non ero mai stato in un disegno. Non era come stare in una fotografia. In una fotografia c’era un istante, in quel ritratto c’erano due ore della mia vita. Due ore trascorse a osservare il mondo dal finestrino e a pensare a tante cose. 

John domandò se mi piacesse. 

«Sì» gli dissi. 

Lui annuì soddisfatto. 

Gli chiesi quanto volesse per il disegno, ma non volle nulla. A volte guadagnava più di quello che gli serviva e si accontentava di aver fatto un buon lavoro. 

Uscimmo fuori sul piazzale. C’era la nebbia e l’aria era umida e aveva un odore acre. 

John aveva la prenotazione in un albergo nelle vicinanze. Gli dissi che le incombenze del lavoro e gli impegni mi impedivano di trattenermi oltre e ci salutammo. Magari ci saremmo rivisti. 

Gli strinsi la mano, poi mi diressi verso il Ponte della Costituzione mentre lui prendeva la direzione opposta con la sua attrezzatura da artista giramondo. 

Sperava nel bel tempo e si augurava di poter dipingere tante gondole sui canali. 


Vi voglio bene. 

Grazie.

10 commenti:

  1. Delicato, poetico.
    Slow, nell'accezione positiva del termine

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  2. Mi sono immersa nel tuo racconto come se fossi presente. È ciò che accade quando leggi un libro.

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  3. Quando le viene ripetutamente detto che leggendo un suo racconto ci si sente immersi dentro è un po'come avvalorare i concetti che esprimeva Hemingway!

    "Se sai dare questo al lettore,allora vuol dire che sei uno scrittore".

    (Ma credo di averglielo già scritto da qualche parte)

    Buona giornata!

    L.

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  4. Bello! Oso dire "soft" non nel senso di leggero ma proprio di soffice, arioso... eppure con uno spessore tutto suo. Come se il racconto lo avesse disegnato sul cartoncino il ragazzo canadese

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  5. molto poetico! grazie per questi racconti che ci doni!

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