sabato 28 ottobre 2017

Mai stato a Roma?

Nino di Mei
Sabato in vetrina con Mai stato a Roma? L’ennesimo racconto artistico costruito sulle opere di Nino di Mei

Arrivammo in Piazza San Pietro, salendo a piedi da Via della Conciliazione tra la folla. La piazza era illuminata per metà dal sole novembrino e sembrava senza fine. 

Non ne avevo mai vista una di simile. Era altera e superba nella sua magnificenza, ma, per me,  fu una delusione per la presenza dell’obelisco al centro che  la rendeva inadatta per giocare a calcio. 

Era piena di preti e di suore di vari ordini religiosi e c’era gente strana che pregava avanzando in ginocchio sul selciato verso il nartece della chiesa. Mentre avanzava si dava frustate sulla schiena: mi fece molta impressione. 

La mia mamma voleva entrare nella Basilica e accendere una candela per il nostro futuro. Il mio papà cercava una bella posizione tra il colonnato per fare alcuni schizzi per un dipinto che aveva in mente. 

Io e il mio fratellino volevamo vedere le Guardie Svizzere. Le avevamo studiate a lungo sopra una rivista prima di partire ed erano al terzo posto come preferenze dopo il Colosseo e dopo la Stazione Termini. Pensavamo di trovarli in Piazza, invece c’erano solo cardinali, monsignori, preti, suore e pellegrini in raccoglimento come tante foglie autunnali. 

Mi strinsi vicino alla mamma. Non volevo perdermi. Avevo timore della folla e della gente che vendeva rosari e immaginette del papa. In tasca avevo un borsellino con alcune monete e temevo me lo rubassero. Osservavo papà e speravo non andasse molto lontano. Avevo le mani sudate. 

Il mio fratellino era in braccio alla mamma. Durante il viaggio in treno aveva dormito, io avevo vomitato e basta. Ogni tanto mi guardava e mi diceva qualcosa ma ero troppo frastornato per capire cosa mi dicesse. 

Poi arrivò quel cardinale in talare nera. Era alto e austero. Disse qualcosa alla mamma che non capii. 

Papà si avvicinò. 

Il cardinale mi guardò, mi accarezzò una guancia e io mi ritrassi. 

Mi domandò da dove venissi. 
Glielo dissi. 

La mamma sorrise. Il cardinale si tolse il suo zucchetto porpora con la mano destra, poi, con la mano sinistra, mi levò il cappello d’alpino. 

Se lo mise in testa. «Ti va di fare un cambio?» mi chiese. 
«No» gli dissi. 
«Ti do il mio?» 
«No, voglio il mio cappello d’alpino.» 
«Non ti piacerebbe diventare come me quando sarai grande, abbiamo bisogno di preti.» 
Non risposi. Ero imbarazzato e non avevo mai pensato alla possibilità di farmi prete. 

Il cardinale non disse altro e mi ridiede il cappello. La mia mamma, mise a terra mio fratellino, poi si chinò e baciò l’anello sulla mano del cardinale. Lui salutò, tutti noi, uno per uno. Lo fece con molta solennità e dignità e poi si avviò verso l’uscita della piazza con il suo seguito. Non era deluso. 

Lo seguimmo con lo sguardo. Mio papà disse che si trattava di un cardinale importante. Probabilmente in un futuro sarebbe potuto diventare papa. Era una bella cosa che mi avesse consigliato di diventare un prete. Dovevo esserne fiero. 
«Non voglio diventare prete!» dissi. 
Mio papà sorrise. 
Indicai il mio fratellino. Ora si lamentava perché voleva essere ripreso in braccio e consigliai a mio papà di mandare lui a farsi prete. 


Vi voglio bene. 

Grazie.

6 commenti:

  1. Sino a metà descrizione ero accanto a lei nel racconto,rivivendo le stesse sensazioni,seppur con destinazione diversa,non una città come Roma ma un paesino di richiamo al pellegrinaggio....solo che io invece di tenermi stretto quel borsellino lo donai ad una bambina che piangeva in braccio a sua madre....e ricordo la nostalgia che provai dopo per non essere riuscita a dirlo alla mia mamma ,una sorta di timore...


    Che sensazione ha evocato il suo racconto !Ognuno di noi ha viaggiato e continua a farlo a volte si viaggia insieme se non in un modo chissà magari nell'altro....ma è pur sempre un viaggio è lì che si protrae il cammino vero e proprio più che la destinazione stessa ....
    Guarda di quanti dettagli è fatto il suo racconto!

    Buon sabato Gianola

    L.

    RispondiElimina
  2. Mai stata a Roma, anche se con questo racconto è stato un po' come trovarcisi dentro.
    Complimenti all'autore e un buon fine settimana a te!

    RispondiElimina