sabato 21 ottobre 2017

Gita al rifugio

Nino di Mei
Il racconto artistico di questo sabato in vetrina, legato al quadro che vedete in foto, si intitola: Gita al rifugio. Buona lettura. 

Partirono qualche ora dopo l'alba una mattina di luglio. Uscirono dal paese e presero il sentiero che scendeva a fondovalle tra i faggi. Erano in quattro: i due bambini, il cane e il nonno alle loro spalle come una retroguardia militare. Tutti in fila indiana sulla stretta pista sotto i raggi del sole che si infiltrava tra le foglie. 

Era una bella giornata e i bambini cantavano e chiacchieravano e ridevano e il nonno portava lo zaino con dentro il pranzo al sacco. Il cane faceva avanti e indietro, senza scompigliare la fila e senza abbaiare, come se sapesse di non disturbare. 

Una volta giunti in basso, tra le baite del maggengo sul pianoro, si dissetarono alla fonte rilassandosi per qualche minuto. Poi imboccarono la carrareccia degli alpini e proseguirono, seguendo il corso del torrente. 

Ora la strada saliva gradualmente, nella valle stretta e profonda, costeggiando il torrente sulla destra. Sarebbe proseguita per qualche chilometro, prima di inerpicarsi all’improvviso a tornanti sul crinale a monte. Dopo un poco sarebbe cambiata la vegetazione, la valle si sarebbe aperta e  sarebbero comparsi i pascoli. Dapprima  avrebbero sentito i campanacci,  poi avrebbero visto le mucche. Poi avrebbero udito le voci austere e perentorie dei mandriani. E alla fine sarebbero giunti al rifugio. Tutto in poche ore di cammino.

Mentre salivano, i bambini facevano discorsi da grandi. Parlavano di calcio e di mestieri da fare una volta uomini. Cercavano di immaginarsi da lì a qualche anno. 

Uno accarezzò il cane e disse che avrebbe fatto il veterinario. L’altro osò di più e disse che avrebbe fatto le gare e che sarebbe diventato un campione di corsa in montagna. Il nonno fingeva di pensare ad altro ma ascoltava. 

Nei pressi di una cappella votiva, poco prima di un ponte costruito sulla confluenza di due torrenti, sentirono il rumore di un’auto in arrivo. Si fermarono, fecero il segno della croce entrando nella cappella, e si lasciarono superare da un grosso fuoristrada grigio tedesco. 

Uno dei bambini lo guardò impressionato. 

Il nonno se ne accorse. «Ti piace?» gli chiese. 
«Appena avrò diciotto anni, farò la patente e comprerò una macchina come quella» rispose il bimbo. 
«E poi come farai a correre?» 
«Nonno, le gare di corsa mica si fanno con le jeep.» 
«Quella non è una jeep, è un suv» disse l’altro bambino, quello che voleva fare il veterinario. 
Il nonno sorrise. 
«Allora comprerò un Suv!» disse il ragazzino campione.
«Ci vogliono un sacco di soldi e non potrai comprarlo solo facendo le corse.» 
«Ti aiuto a fare il veterinario, quando non vado a correre.» 

Il nonno assentì orgoglioso al buon senso dei suoi bambini. Osservò il suv mentre li oltrepassava e notò il biacco nero sulla strada bianca strisciare oltre il muro a secco. Indicò il rettile ai bambini prima che scomparisse tra i cespugli sotto il ciglio della strada, ma non lo videro. Ordinò al cane di andare a stanarlo ma non si mosse. 

Allora fece qualche passo in avanti e si sporse per osservare lo strapiombo sottostante, sperando di intravederlo in qualche incavo tra le pietre. Per qualche istante ripensò a quando da ragazzino prendeva i serpenti con le mani. Riprovò sulle mani la stessa sensazione al tatto di pelle ruvida e grinzosa e la stessa baldanza da ragazzino coraggioso. 

Poi tornò a guardare la strada. Guardò il suv che ormai si era allontanato, poi osservò il cane e i bambini che si erano rimessi in moto davanti a sé. Continuavano a parlare di progetti futuri, di cose da grandi e di cose importanti mentre salivano verso il rifugio.  

Il nonno sorrise tra sé. Adesso  non voleva deluderli confessandogli che avrebbe desiderato tornare soltanto a essere un bimbo come loro. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

13 commenti:

  1. ......solo pochi minuti di lettura e ti rendi conto di quante parole fanno spazio all'immaginazione di quel che leggi....I racconti per questo restano affascinanti richiedono l'immagine che guida la lettura..

    Il finale mi è molto piaciuto, perché si avverte quella consapevole nostalgia di non essere piu' bimbi e di immedesimarsi nei loro sogni...

    Immagino anche "lo scrittore" che si accinge a scrivere un racconto cosa possa provare ,vedere,sentire,immaginare nell' esposizione di tanti pensieri!
    La sua è comunque una passione,che io associo a qualcosa di assolutamente positivo..

    Buon sabato

    L.

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    1. Non è solo una passione. C'è la mia vita e non so fare altro

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  2. Ammiro quel suo "non so fare altro" quando invece ben sa che c'è "la sua vita"...Sembrerebbe che il " senso " del suo vivere sia giunto al termine di una certezza,ma non certamente al termine di un percorso,perché sa bene che il suo cammino non ha termine anzi lei rappresenta una sorta di "guidatore".... può sostare certo ,ma non per molto,perché sa che saliranno a bordo altri passeggeri che viaggeranno attraverso il suo sapere,la sua conoscenza...!Beh questo è quello che riesce a trasmettermi,e non è poco....ho visto in lei tratti di una persona saggia e paziente che tutt'ora è in contatto virtualmente con me...lei le somiglia molto,ha in comune anche il fascino per i " nativi americani ".

    Grazie Gianola ...

    L.





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    1. Be' la mia vita è questa, :-*
      Grazie L e buon fine settimana!

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    2. Sa cosa ho fatto ?Ho cercato il senso di questa emoticon (si dice così credo) e mi dava due risposte diverse...una mi rendeva triste l'altra no...Comunque sempre grazie a lei...

      L.

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    3. Un semplice segno di affetto e gratitudine!

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    4. Che ricambio volentieri
      :-*

      L.

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  3. Bellissimo.
    Da bambini si vuol subito essere grandi; da grandi si vuol tornare bambini.
    Tutto questo per un suv :D

    Moz-

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  4. Bellissimo, Ferruccio! I sogni ad occhi aperti dei bambini, rivolti ad un futuro prossimo e la dolce nostalgia del nonno.
    Da una parte la voglia del domani e dall'altra la voglia di un ritorno al giorno passato.
    La vita! Quante volte ci mette di fronte a desideri! A volte possibili, altre utopie.

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