venerdì 15 settembre 2017

Ti prego

Nino di Mei
I camerieri spostarono i tavoli nella sala da pranzo e gli invitati si misero a ballare valzer. Adesso la festa sarebbe proseguita fino alle prime luci dell’alba, quando la gente, in corteo, sarebbe andata sotto la casa degli sposi a cantare le nenie rituali. 

Fu il momento in cui i ragazzi decisero di fuggire. Nessuno si sarebbe accorto della loro scomparsa: avevano tutto il tempo per tenere sveglio il resto del paese. 

Uscirono dal ristorante, uno alla volta, in modo che nessuno lo notasse, poi passarono la notte a suonare i campanelli delle case nel vecchio centro. 

Aveva smesso di piovere e dalle montagne scendeva un vento freddo che pareva volesse sollevarli da terra. Ma non cambiarono programmi e suonarono a metà delle porte che trovarono tra i vicoli. 

A volte se la davano a gambe levate, ma in alcuni casi si nascosero in silenzio a spiare la reazione di chi avevano svegliato. 

Non era la prima volta che lo facevano, ma di notte, dopo una giornata di festa trascorsa a mangiare, a bere bibite gasate e a provare di nascosto il vino, non era mai accaduto. 

Uno dei ragazzi aveva un pacchetto di sigarette al sapore di menta. Un altro aveva rubato una bottiglia di vino. Ogni tanto si passavano la bottiglia e cercavano di bere come facevano gli uomini. Intanto fumavano. 

Tra loro c’era la ragazzina che piaceva a tutti. Si era fatta bella per il matrimonio ed era rimasta bella tutto il giorno e ora al buio mentre rideva e parlava e fumava sigarette alla menta lui la guardava e pensava fosse ancora più bella. 

Sapeva di non essere il solo a esserne innamorato. A scuola, molte volte, sentiva gli altri maschi parlare di lei. Ma non le era mai stato così vicino come stanotte. Poteva ascoltare i suoi respiri e forse anche i battiti del cuore. Gli piaceva udirla ridere e adorava sentirla parlare e avrebbe voluto che quella notte fosse eterna. Avrebbe desiderato che ci fossero milioni di campanelli e miliardi di porte. Forse avrebbe voluto che il vento gliela spingesse addosso. 

Ritornarono al ristorante prima che si accorgessero che fossero spariti. Un po’ di gente creò un codazzo che accompagnò gli sposi presso la loro abitazione. 

Lui invece si avviò con i suoi genitori verso casa, non prima di averla cercata con lo sguardo. Gli parve di vederla fare lo stesso e si sentì felice. 

A casa, il ragazzo disse che era stata una bella festa, salutò i suoi genitori e si spostò nella sua stanza da letto. Ma non spense subito la luce. Si spogliò dagli abiti della festa, li mise in ordine sopra una sedia e guardò il quadro a olio con il Cristo che aveva a capo del letto. 

Lo esaminò alcuni istanti, come se temesse di chiedere delle cose sbagliate. 

Poi pensò a lei. 

La vide lì davanti ai suoi occhi nell’immaginazione e, prima che sparisse, guardò di nuovo il Cristo, a lungo questa volta. Poi allargò le braccia, sospirò e disse: «Dai... Ti prego!». 

Vi voglio bene. 

Grazie.

11 commenti:

  1. "Ti prego"

    Si inizia con una forma di "trasgressione giovanile" e si finisce con la "ricerca di se stessi".... magari con la ricerca dell'amore!

    Questo post lo vedo quasi come risposta al precedente ...

    Non è che la scuola abbia la responsabilità di farci pesare una certa metodologia e approccio verso materie ed autori .....annientando la libera ricerca del Senso di Amore?

    Se qualcosa ci inibisce le sensazioni piacevoli e naturali che sono generate dall'amare e dall'amore ,saremmo in grado di fare scelte giuste ,scelte nostre o saremmo influenzati da chi o cosa si contrappone a tali sensazioni?

    Sono qui sul suo blog...

    Sono qui liberamente a seguire la mia sensazione piacevole nel leggere il suo blog..

    Sono qui a chiedermi se lei sta meglio!

    Sono qui liberamente a pensare oltre che a leggere, senza mai tralasciare l'aspetto prettamente " umano " di chi si alza di buon ora e si mette a servizio di altri..

    Buona giornata

    L.

    RispondiElimina
  2. Te l'ho detto tante volte Ferruccio e lo ribadisco anche oggi,quando leggo i tuoi racconti io entro nella scena e sento di essere spettatrice in prima fila,non so se agli altri lettori fa lo stesso effetto,io vivo le scene che descrivi,adoro il modo in cui lo fai ...bravissimo! Bel racconto e bella descrizione di amore giovanile :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai proprio ragione Marina!

      Elimina
  3. Non conosco questo brano. Roba tua? Dove si compra il resto? Lo voglio in formato elettronico.

    RispondiElimina
  4. Bellissimo racconto! Ci si immerge in pieno nell'adolescenza!

    RispondiElimina