domenica 3 settembre 2017

Scrittori morti di fame

Nino di Mei
Che gli scrittori siano dei morti di fame è risaputo: ma avrei pensato a una problematica che investe gli scrittori moderni e contemporanei. Certo non avrei immaginato che Vittorio Alfieri, uno di quei letterati che si studiano a scuola, avesse barattato i tomi delle opere di Ludovico Ariosto in suo possesso per alcuni polli da mettere in tavola. Insomma, brutta la fame, verrebbe da dire. 

Ci sono scrittori che fanno soldi a palate. Fanno soldi a palate da far invidia perfino a un calciatore. Basti pensare a James Patterson che guadagna in un anno più di Messi e Cristiano Ronaldo "messi" insieme. 

Ma ci sono anche molti scrittori morti di fame al giorno d'oggi. Molti di più di quelli che si pensa. Tuttavia pensavo si trattasse di una problematica legata ai tempi moderni. Allo strapotere delle case editrici. Del businnes puro e semplice. 

Non pensavo che pure nel passato ci fossero scrittori morti di fame

Gli scrittori del passato mi hanno sempre dato l'idea di non soffrire la fame. Anzi, spesso, per come me li hanno presentati e fatti conoscere, ho pensato a loro come a dei privilegiati. Gente nobile che non aveva problemi a riempire la propria tavola. Invece ho scoperto che non è così. 

Anche nel passato, certi autori, ora celebrati e studiati, sono stati costretti a fare i conti con la fame, anche se magari solo in senso figurato. 

Così mi lascia sgomento scoprire che il Vittorio Alfieri, autore tra i più amati dal mio insegnante delle superiori, sia stato costretto a sbarazzarsi delle opere di Lodovico Ariosto in suo possesso, per avere in cambio dei polli, suppongo, da mettere sulla tavola. Mi ricordo, e ne ho anche parlato, che pure Alessandro Manzoni tirava quattro paghe per un lesso. Ciò mi fa pensare che gli scrittori sono morti di fame da sempre. Forse per colpa della loro stessa arte. 

Ma posso anche sbagliami. Se avete qualcosa su cui dissentire battete un colpo... 

La forza governa il mondo, (pur troppo!) e non il sapere: perciò chi lo regge, può e suole essere ignorante. Il principe dunque che protegge le lettere, per mera vanità e per ambizioso lusso le protegge. Si sa, che le imprese mediocri vengono a parer grandi in bocca degli eccellenti scrittori; quindi, chi grande non è per se stesso, ottimamente fa di cercare chi grande lo renda. 
Vittorio Alfieri - Del Principe e delle Lettere 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: Le vite segrete degli scrittori 


9 commenti:

  1. Io credo che il senso di nobiltà in uno scrittore o in chiunque non è da cercarsi nei tavoli banditi da cibo,ma nel proprio cuore e nelle passioni che nascono dallo stesso!

    Si può essere scrittori e poeti dalla capacità di descrizione oltre che di apprezzamento ,anche in una piccola osservazione , ad esempio di un piccolo fiore di campo,avvertire sensazioni talmente profonde da trasmetterle in chi legge allo stesso livello di intensità..

    L'espressione "morto di fame" è un espressione di tanti luoghi comuni,dove non è bersaglio solo lo scrittore ma tutti coloro che non portano denaro da fare banchetti !

    .....e comunque meglio "morti di fame" che non "morti di fama "!!!

    Buona domenica

    L.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. d'accordo, ma il mio è un post verso all'indifferenza del valore culturale e artistico

      Elimina
  2. Le chiedo scusa allora ,perché credo che il mio commento era troppo verso al valore umano prima di essere culturale ed artistico!

    Mi dispiace Sig.Gianola ,io non so commentare come lei è abituato ad aspettarsi da chi ha le sue stesse passioni,questo spesso porta a fraintendere perché le mie passioni potrebbero esserci ma sono diverse dalle sue,è un peccato?

    Mi ritiene ancora un valore aggiunto al suo blog per coerenza o incoerenza?

    Lei rende la cultura stimolante ,fa venire "appetito" per come la descrive ....davvero non è solo una metafora!

    Credo che la cultura debba incanalarsi verso l'amore per la stessa,ognuno di noi prima o poi trova la sua strada....io mi sono trovata davanti i suoi post!Grazie...

    L.

    RispondiElimina
  3. Si sa che l'arte non paga, anche molti pittori o scultori sono finiti in malo modo...

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, anche se un alfieri lo vedevo meglio

      Elimina
  4. Vittorio vendette dei libri per mangiare? Ma se era di famiglia nobile e ricchissima?
    Se avesse sperperato meno con le varie donne, se non avesse dovuto difendersi da marito gelosi e incavolati, forse.... :)
    Chiusa la parentesi da astigiana che non ha mai studiato Alfieri perchè le sue insegnanti lo hanno sempre snobbato, ti rispondo che concordo con Miki. L'arte non paga.
    Scusa la cattiveria, ma aggiungo soprattutto quando è Arte, con la a maiuscola. Essendo per una ristretta èlite rende poco. Uno che invece prendi a calci un pallone (e si prende calci nel lato b dalla Spagna) sì che guadagna bene. E' un'arte/svago, che non fa pensare, non impegna mentalmente a parte il creare sfottò vari e osceni.
    Sono andata fuori tema? Forse... son fusa più del normale.
    Perdona! :)

    RispondiElimina
  5. E' difficile fare confronti tra passato e presente. Molti scrittori del passato vivevano bene non grazie al successo di vendite ma alla generosità dei loro mecenati. E se succedeva che cadessero in disgrazia presso il mecenate di turno, allora la fama lasciava presto il posto alla fame.

    RispondiElimina
  6. La lettera d'addio di Salgari può essere emblematica; così come i contratti capestro di Balzac, Verne; per tacere delle difficoltà economiche che ebbe per tutta la vita Poe.
    Il commento di Ivano Landini mette il dito nella piaga; più o meno è sempre stato così, solo che adesso c'è una forte alfabetizzazione, due-tre secoli fa se non eri ricco non imparavi nemmeno a leggere, nel senso che ti ero precluso lo studio.
    Ma, allo stato attuale, si possono aspettare vacche grasse con una tiratura media (ossia tirando dentro anche i Patterson, i Grisham, i campioni d'incasso) tra le 80-100 copie a titolo?

    RispondiElimina