sabato 9 settembre 2017

Problemi di scrittura in vetrina

Nino di Mei
Ho un bel numero di post etichettati come problemi di scrittura. Alcuni di questi sono comparsi come inchieste, ma oggi ho pensato di metterne in vetrina altri cinque. Una top five più mirata. 

Un problema che sicuramente avete incontrato, quando scrivete un racconto o un romanzo, è quello relativo alla sua lunghezza. Cinquanta cartelle, cento cartelle, duecento e più cartelle? In linea di massima io sono convinto che una storia dovrebbe essere lunga in base a quale tipo di messaggio lo scrittore vuole comunicare. Ma siccome penso che molti di noi, come ho già scritto, ce lo siamo chiesti molte volte sono andato a ricercare in rete un po’ di informazioni specifiche. 
---> Il numero delle parole per un romanzo 

Per la seconda volta in un mese e sempre di domenica è un’autrice spagnola - dopo Carmen Jodra - a venirmi in soccorso con un decalogo di consigli letterari degni di nota. È la volta di Ana Maria Matute Ausejo ( Barcellona , 26 luglio del 1925 ), scrittrice membro della Reale Accademia di Spagna. 
---> Il decalogo letterario di Ana Maria Matute 

Avevo già toccato questo tasto, credo all’inizio del mio blogging, dove descrivevo un pochino la mia realtà con lo scrivere. Un post romantico dove ammettevo di aver disimparato a scrivere a mano: dove ammettevo di non sapere più cosa fosse la calligrafia, particolare che negli anni delle scuole elementari e medie mi aveva reso orgoglioso. 
---> Scrivere a mano, l’arte dimenticata 

Leggendo per caso delle curiosità legate a Thomas Mann ho scoperto che era un autore molto ossessivo con i personaggi dei suoi romanzi: spesso immaginava anche come potevano firmare i documenti per renderli il più possibile realisti. Inoltre, bisogna aggiungere, che non sottoponeva mai nulla ai suoi editori prima che i passi della sua nuova opera non avessero superato il vaglio dei suoi familiari. 
---> AAA… cercasi editor 

L’estate scorsa in questo post dal titolo “Dalla penna alla videoscrittura” vi avevo raccontato di un problema che incontro di solito appena mi metto a lavorare a un romanzo o a un racconto: l’impaginazione del testo. Insomma se davanti ai miei occhi non ho la bella pagina simile a quella di un libro non sono contento. Ora, dopo anni e anni di prove, ho trovato un certo equilibrio, sebbene in questi ultimi due mesi, da quando utilizzo un Apple, mi sembra di essere tornato indietro (ma dipende dall’abitudine alla nuova tastiera). 
---> Che carattere 

Vi voglio bene. 

Grazie.

2 commenti:

  1. Io sono istintiva e disordinata.
    Scrivo e basta senza chiedermi nè la lunghezza del racconto nè guardare l'impaginazione.
    Quest'ultima viene dopo mentre la lunghezza è giusta quando secondo me il raconto è finito.
    Sbaglio forse però non so scrivere diversamente :)

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