venerdì 7 luglio 2017

Scrivere in aereo

Bisogna fare attenzione ai luoghi dove si scrive. Il posto può ispirare brutte storie. Mi ricordo per esempio un racconto che abbozzai in un viaggio aereo su Berlino. Mi immedesimai troppo nella storia e non era il caso di farlo. 

Di solito sono molto selettivo nei posti in cui scrivo. Il posto migliore è il mio studio con l'aiuto del mio mac. Forse il solo dove scrivo davvero. Ma non mi lascio mai sfuggire l'occasione di mettere su carta una buona idea, come non mi lascio sfuggire la possibilità di imbastire un buon racconto se ho tutti gli strumenti sottomano. 

Quella volta sul volo diretto all'aeroporto di Berlino Schönefeld, partito dal Terminal Due di Malpensa, in realtà, sottomano avevo solo un notes ma non so che successe e abbozzai davvero un'idiozia, visto il luogo. 

Non so perché ma immaginai che sulla terra, appena l'aereo era decollato, fosse accaduta chissà quale catastrofe e ciò comportava che l'aereo non sarebbe più potuto atterrare in nessun termina e in nessuna zona della terra. 

Cominciai quindi a pensare per quanto tempo l'aereo fosse riuscivo a stare in aria con il carburante e poi iniziai a pensare alle reazione dei passeggeri e cominciai a guardarli a uno a uno. 

E dopo un po' che li guardavo iniziai a cogliere le cose più assurde. 

Nella mia immaginazione c'era chi piangeva, chi dava di matto. Chi voleva fare una strage. Chi se ne faceva un baffo della situazione. Chi guardava da basso e pregava. Chi pregava dio e chi pregava qualcun altro. E c'era chi cercava un medico. chi urlava. Chi cantava. Chi diceva che presto sarebbe stata la fine. 

Lo stesso personale di bordo non era per nulla tranquillo. Anche loro come tutti i passeggeri e come il sottoscritto avevamo la consapevolezza che nel giro di poco tempo la nostra esistenza sarebbe finita. 

Naturalmente non andai in paranoia. Però mi resi conto di come a volte immedesimarsi troppo non dia i risultati desiderati. Poco prima di iniziare la fase di discesa per l'atterraggio, l'aereo entro anche in un vortice che provocò parecchia turbolenza. 

Insomma per un po' pensai che quello che stavo scrivendo si stesse davvero avverando, poi siamo giunti a Berlino. 

Ho perso quella bozza di racconto o forse non ho desiderato tenerlo da parte. Da allora, comunque ho deciso di non scrivere più, almeno in aereo. 

Spero solo di non mettermi a scrivere in treno mentre penso a Cassandra Crossing e neppure su un transatlantico vicino a un iceberg

Vi voglio bene. 

Grazie.

4 commenti:

  1. Sarei capace di mandarmi nel panico da solo in una situazione simile. Già in volo me la faccio sotto senza bisogno di particolari stimoli, figuriamoci se mi metto a fantasticare su cose spiacevoli :D

    CervelloBacato

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  2. Mai provato.
    So però che il recentemente scomparso Alan D Altieri scrisse un suo racconto, Ponte è il titolo, ispirato dagli scricchiolii uditi in un volo transoceanico.
    Tag del racconto? Frequenza di risonanza
    Ciao ciao

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