domenica 9 luglio 2017

La colazione dello scrittore

Lo scrittore si svegliò prima del solito quella domenica. Si alzò nel momento più fresco della giornata, mentre albeggiava. 

Scese dal letto e spalancò le persiane della sua camera da letto. 

Vide il cielo sereno e la luna verso occidente, oltre la catena di montagne. La luna era una palla giallastra circondata da un alone bianco e tenue. Sembrava una frittata dalla forma circolare perfetta, di quelle che vengono bene una volta sola nella vita. 

Lo scrittore sorrise con un ghigno e pensò per un istante a come era finita male la serata precedente. Poi attraversò la stanza e si recò in bagno. 

Era a piedi nudi. 

Il pavimento era fresco e gli ricordò la rugiada sull'erba umida sentita sotto i piedi certe volte da bambino. Urinò e si lavò il viso con l'acqua fredda. 

Poi entrò in cucina. Aveva sete. Aprì il frigorifero e bevve l'acqua minerale direttamente dal collo della bottiglia di plastica blu. 

Intanto pensò alla colazione. 

Allo scrittore piaceva iniziare la giornata nel modo migliore. Spremette un paio di arance, ma prima di buttarne le bucce ne succhiò i resti della polpa. Un seme gli si intrufolò tra i molari. 

Lo scrittore lo catturò con la lingua e lo sputò nel lavandino, poi aprì il getto dell'acqua fredda. Si divertì a guardare. Mentre osservava il seme scomparire dapprima nello scarico e poi nelle fogne pensò di essere una specie di dio con il potere di vita e di morte sugli esseri e sulle cose. 

Poi, prima di tagliare, con la precisione di un chirurgo, un paio di kiwi verdi, sodi e acerbi, prese una piccola moka e riempì d'acqua tiepida il bollitore fino a sfiorare il livello della valvola di sicurezza. Mise dei cucchiaini di miscela di caffè in modo che si livellassero con  il filtro dosatore in metallo. Avvitò il bricco e mise tutto sul fornello più piccolo del piano cucina. 

Bevve la spremuta e, mentre il caffè scaldava, mise in bocca un pezzetto di cioccolato fondente amaro. Lo assaporò sciogliersi in bocca. 

Quindi si preparò un panino integrale con delle fette di salame cacciatore affettate spesse. 

Adorava cominciare le giornate alla grande. 

In una tazza di terracotta mise tre cucchiaini di zucchero e ci versò del latte freddo, poi attese in silenzio che il caffè gorgogliasse. 

Adorava il gorgoglio e l'aroma del caffè il mattino presto, quando tutto intorno ancora dormiva. 

Adorava tante cose al mattino. 

Si sentiva come un bambino appena nato, tutto le volte. 

Era bello imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. 

Ma dopo colazione, questo doveva essere ben chiaro a tutti, anche al pittore che aveva dipinto la natura morta appesa sulla parete della cucina. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

14 commenti:

  1. Bella storia. Presumo che sia un tratto autobiografico. In ogni caso, ho trovato fantastico immaginare di primo mattino, a pancia vuota, la Luna a forma di una succulenta frittata. Confesso che spesso capita anche a me di avere delle allucinazioni che durano fino a che non faccio colazione :-)

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    1. L'importante è non immaginare subito bistecche :-D

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  2. Favoloso! È un racconto in fondo semplice come trama ma di una limpidezza unica. Non è da tutti saper trovare il modo giusto per coniugare semplicità ed eleganza così

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  3. Sei tu? Si secondo me ;-)
    Bella e realistica descrizione di una ricca colazione!!!

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  4. Ciao Ferruccio, visto l'orario in cui hai postato (ore 04:47), preso atto che questa notte di domenica 9 luglio 2017 abbiamo avuto la luna piena, mi pare lapalissiano che l'articolo sia nato questa notte stessa nella tua testa, svegliandoti - come dici tu - prima del solito. Cotto e mangiato ... e qui si vede la bravura dello scrittore (non è un panegirico). Un saluto cordiale! :-)

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  5. Molto bello, specialmente la parte:

    "Era bello imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.

    Ma dopo colazione, questo doveva essere ben chiaro a tutti, anche al pittore che aveva dipinto la natura morta appesa sulla parete della cucina. "

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  6. Scrittore...

    Vuole sapere cosa mi è capitato oggi..?

    Che strano faccio la domanda e parto già con la risposta ,senza nessun suo consenso!Un luogo comune forse spesso scontato ma credo che vada rivisto..

    Mentre riordinavo gli scaffali dove ho diverse enciclopedie,mi
    sono ritrovata tra le mani un libro che mi ha fatto ricordare di lei...sa come si intitola?

    Ernest Hemingway

    .....ho aperto alcune pagine e mi ha colpito questa frase:

    "Tutti i buoni libri hanno in comune una cosa, quando ne leggi uno senti che tutto quello che c'è scritto è accaduto,che è accaduto a te, e che appartiene a te per sempre:la felicità e l'infelicità, il bene e il male,l'estasi e il dolore. Se sai dare questo al lettore,allora vuol dire che sei uno scrittore"

    Buonanotte

    L.

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