martedì 20 giugno 2017

Mai letto Alan D. Altieri?

Sgomento ha lasciato la scomparsa improvvisa dello scrittore milanese Alan D. Altieri (Sergio Altieri). Senza dubbio uno dei più stimati e apprezzati autori italiani "contemporanei". Non lo conoscevo personalmente ma volevo contattarlo proprio in questo periodo per proporgli un passaggio sul mio blog la prossima estate: era il Nome in cima alla lista delle mie prossime interviste... 

Non so che peso avrà tra qualche anno la figura di Alan D. Altieri nel panorama culturale italiano. Il suo nome è ricorrente da anni e da quando mi sono inserito in certi ambienti la sua presenza si fa sentire, eccome. 

Così, a partire già da qualche anno, era maturato dentro di me il desiderio di contattarlo per potergli fare un'intervista. 

Volevo intervistarlo per chiedergli qualcosa riguardo al connettivismo (ho un'antologia curata da lui stesso in casa). 

Volevo chiedergli cosa ne pensava di Valerio Evangelisti, visto che qualche critico in passato lo ha un po' associato allo scrittore bolognese per alcuni suoi lavori (Trilogia di Magdeburg). 

Volevo che fosse lui stesso a dirmi con quale suo lavoro bisognava addentrarsi nella sua arte letteraria per ampliare anche il discorso legato alle mie inchieste. Volevo chiedergli quale fosse il suo lavoro preferito. 

Volevo chiedergli se aveva qualche rituale quando scriveva, un po' come la zampa di coniglio di Ernest Hemingway o la tutta da meccanico di Gabriel García Márquez. Volevo chiedergli qualche aneddoto sul mondo dell'editoria italiana... 

Volevo chiedergli tante cose... 

Purtroppo non ne ho avuto il tempo

Quindi queste domande le rivolgo a voi. Le rivolgo a chi ha avuto la fortuna di incontrarlo. Le rivolgo a chi ha avuto la fortuna di frequentarlo. A chi ha avuto la possibilità magari di lavorarci insieme. Le rivolgo a chi è appassionato della sua narrativa. Ai suoi fan. Queste domande le rivolgo a chi lo vuole anche solo ricordare... 

Ecco: sarà come se davvero gli avessi fatto un'intervista

Emerse dalle tenebre. 
Memento e incubo. 
Un uomo in un mantello colore delle ombre, su un cavallo da guerra colore dell'acciaio. Un viandante. Nient'altro che un viandante in nero. Avanzò lungo la strada flagellata dalla pioggia del Giorno dei Morti. Superò i relitti di case sventrate, invase da erbacce sibilanti nel vento. L'aria era opaca, miasmatica. Vapori lividi si levavano dal lastrico di pietre, disperdendosi contro nubi simili ad antracite liquefatta. Nessuna luce arrivava sulla terra. Forse la luce aveva semplicemente cessato di esistere. 

Incipit: Magdeburg – L'eretico 

Vi voglio bene. 

Grazie.

12 commenti:

  1. Sgomento è il vocabolo giusto.

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  2. Era un grande. Lui e Stefano Di Marino sono sottovalutati dalla critica, ma hanno tracciato una strada per tutti noi.
    Io ho letto 8-9 libri dei suoi.
    Ricordo il primo: l'ultimo muro, dello sniper Russell Brendan Kane.
    Poche pagine e mi dissi: "E' questo da dove è uscito?"
    Per dire: possibile che nessuno lo conosca? In realtà era conosciutissimo e stimatissimo nel "sottobosco" degli autori di genere, ma non altrettanto dai critici.
    In più, era di una umiltà e una umanità notevole, cosa che poteva non trasparire dai suoi libri.
    Una grande perdita.

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  3. Gianpaolo Zarini20 giugno 2017 11:49

    Un grande uomo, un grandissimo autore. Di un altruismo e di un'umiltà senza pari. Il suo lavoro era strutturato scientificamente, struttura a blocchi, scrittura su tutta la linea della storia di un personaggio, per poi passare al successivo, alla fine di un lavoro mastodontico di tecnica e concetto, inserire tutti questi personaggi nella storia che aveva creato. Un lavoro molto vicino allo script di un film, di cui lui era maestro. Un lavoro scientifico, di metodo, strutturale. Una persona speciale, un grande amico.

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  4. Lo conoscevo più come direttore di Urania, ma ho letto alcuni suoi lavori. Davvero: sgomento.

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    1. Non lo conoscevo come direttore di Urania

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  5. Ti fosse scappato questo post https://www.wired.it/attualita/media/2017/06/17/mio-amico-alan-d-altieri/
    a me è piaciuto

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  6. Non lo conosco ma come incipit... chapeau!

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