mercoledì 7 giugno 2017

Il confine dell’ombra: intervista a Gianluca Arrighi

Ho avuto modo diverse volte di parlare sul mio blog dell’avvocato penalista e scrittore di gialli Gianluca Arrighi. Ne sono sempre usciti articoli e discussioni interessanti. Da qualche mese è uscito il nuovo romanzo e mi sono permesso di disturbarlo al riguardo. 

Il lavoro, dal titolo Il confine dell’ombra (Edizioni Cento Autori), ruota ancora una volta attorno al personaggio di Elia Preziosi, richiamato in causa per combattere un diabolico serial killer… 

Insomma, forse, per qualche dettaglio in più è il caso di sentire la viva voce del suo creatore! 


Ciao Gianluca: vuoi raccontare ai miei lettori come è nata questa tua nuova fatica letteraria? 

Il confine dell’ombra” è il secondo romanzo che vede protagonista Elia Preziosi, anche se non rappresenta la prosecuzione naturale de “L’inganno della memoria”. E’ una storia a sé, quasi del tutto indipendente da ciò che è avvenuto nel libro precedente. Certo, alcuni personaggi sono presenti anche qui, ma non mi piace scrivere storie che per essere ben comprese richiedano letture “a ritroso”. “Il confine dell’ombra” è nato nello stesso modo in cui nascono gli altri miei romanzi, ossia dalla mia fantasia, unita però alla realtà criminale e giudiziaria con cui, nella mia professione e nei miei studi, mi relaziono ogni giorno. 



Come è cambiato Elia Preziosi in questi anni? 

Elia Preziosi era e rimane un personaggio tormentato. E’ un uomo di legge, un profondo conoscitore dell’indagine penale, ma le sue vicissitudini lo hanno portato a isolarsi dal mondo, alla ricerca di un briciolo di serenità. 


Ho la sensazione che il mondo legato alla tua professione forense sia di enorme ispirazione per la tua narrativa.  Mi dice come riesci a mantenere la lucidità e la freddezza nel mettere poi su carta certe problematiche che incontri? 

La professione dell’avvocato penalista non è semplice, sia sotto il profilo tecnico che sotto il profilo umano. La passione per il diritto e per la procedura penale spesso non sono sufficienti, soprattutto quando ci si trova di fronte a crimini molto gravi. Raccontare storie per me ha un effetto terapeutico. Scrivere thriller e gialli mi consente di uscire fuori dai rigidi schemi nei quali, necessariamente, deve muoversi ogni giurista. 


Con il tuo lavoro, so che ci sono persone poco piacevoli che ti ronzano intorno, lo stesso Orco, con le giuste proporzioni, sembra l’esternazione letteraria di uno di questi, ma io vorrei sapere invece se te la senti di raccontare un aneddoto positivo riguardo a questo libro, visto anche il numero sempre crescente di fan che accoglie ogni tua uscita! 

Per fortuna, gli aneddoti positivi e divertenti sono tanti. I lettori, ogni giorno, mi circondano di affetto, fermandomi per la strada, inviando lettere oppure scrivendomi sui social. Un’anziana signora, giallista di razza, qualche giorno fa, mi ha “rimproverato”. A suo dire, dovrei scrivere di più perché lei, essendo vicina agli ottanta, non avrebbe più tanto tempo per leggere i miei romanzi. Mi ha fatto molto sorridere. L’ho ringraziata e le ho assicurato che mi impegnerò con maggiore costanza. 



Non ti ho mai chiesto quali sono i tuoi riferimenti letterari. Ci sono? 

Certo che ci sono. Il mio amore per la scrittura arriva da lontano, dalle mie letture giovanili, che spaziavano da Edgar Alla Poe a Georges Simenon, da James Ellroy a Raymond Chandler, da Dashiell Hammett a Stephen King


Ultima domanda. Hemingway scriveva con una zampa di coniglio in tasca, Garcia Marquez scriveva con indosso una tuta da meccanico: tu hai qualche rituale quando scrivi? 

Nessun rituale, almeno per il momento. Ma…mai dire mai!

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