venerdì 26 maggio 2017

Una vita da zombie

Ci sono persone che a venticinque anni sono morte, soltanto che non vengono sepolte fino agli ottanta: una vita da zombie.  

Non sempre si riesce a fare quello che si vuole nella vita, ma basterebbe veramente mettersi in testa che ciò che non ci viene e frutto più dei nostri limiti che da altri fattori, e basterebbe un po' di coraggio per sconvolgere in maniera positiva la nostra esistenza e smetterla di fare una vita da zombie. Perché piaccia o non piaccia è così che la nostra vita trascorre. 

Una vita spesso piatta e sempre uguale compensata da qualche sussulto emotivo, da qualche piccola soddisfazione che svanisce più velocemente della neve al sole. 

Tutto perché viviamo come zombie e accettiamo come leggi le cose che gli altri, forse anche per il nostro presunto bene, ci mettono davanti. 

Se devo essere sincero, tolto qualche stretto familiare quasi nessuno delle persone che mi hanno visto crescere ha mai preso sul serio la mia attività da scrittore

Ben poche persone mi hanno incoraggiato o hanno manifestato apprezzamento nei miei primi tentativi. Con alcune di queste, ora che mi trovano in qualche antologia, è sparita qualsiasi forma di dialogo. Nulla di male in realtà. 

Con il tempo ho potuto sperimentare però che altri personaggi di spessore, che per mia grande fortuna mi ruotano interno, hanno avuto in vita le stesse esperienze. Insomma se si vuol fare qualcosa di fuori dalla norma bisogna mettere in preventivo il rischio di trovarsi abbandonati a se stessi. 

Magari non si è osteggiati, ma il più delle volte si è visti quasi con compassione e difficilmente si viene apprezzati, almeno prima di diventare un cavallo vincente. 

Ora è naturale che questo discorso non vale soltanto per chi vuole cimentarsi nella scrittura. 

Ogni volta che vorremmo eccellere nel vero senso della parola ci troveremo contro gruppi di zombie che faranno di tutto per trasformarci come loro. 

Dopotutto gli zombie non sanno di esser zombie.  Ma le leggende sono altre cose:

Robert Neville posò lo sguardo sui nuovi abitanti della Terra. Sapeva di non essere uno di loro; sapeva di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri. E quell'idea lo colpì come un fulmine, divertendolo perfino nel dolore. Un risolino strozzato gli riempì la gola. Si girò e si appoggiò alla parete mentre ingoiava le pillole. «Il cerchio è completo», pensò mentre il letargo definitivo gli strisciava nelle membra. «Il cerchio è completo. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell'infinito. Io sono leggenda». 

Vi voglio bene. 

Grazie.

13 commenti:

  1. Morire a 25 anni ed essere sepolti ad 80 ... quanto è vero e quanto fa riflettere questa frase!

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  2. Se devo trovare una similitudine per la mia situazione (che in questo caso coincide con la tua, ma poteva essere qualsiasi altro progetto di vita) mi piace usare l'immagine del risveglio. Sono uno zombie guarito? Sì, lo credo. Ed è vero che siamo circondati di altri zombie, che reagiscono al pensiero intelligente e spontaneo con un morso infettivo.
    Spesso la soluzione è solo una: allontanarsi e cercare di guarire, aprire gli occhi, il cuore. Crederci.
    E farsi un mazzo così :D
    (Povero Neville, guarda cosa non ha passato per diventare una leggenda!)

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  3. Mi ci rispecchio completamente. Ero uno zombie che, ora, sta caminando con passi meno ondulati, tipici dei non vivi.
    Come i bambini quando imparano a camminare, ogni tanto certe cadute. Trovi poi chi ride di te come nei film comici o chi ti tende la mano per alzarti.

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  4. La frase citata è di George Bernard Shaw, se non ricordo male?

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    1. Sai che non lo so. Probabilmente mi è stata suggerita da qualche parte. Ma non ho trovato nessun riscontro

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    2. No, ricordavo male, è di Benjamin Franklin. L'ho cercata e trovata in una pagina di aforismi sulla morte.

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    3. Non lo ricordo proprio, ho cercato ma non avevo trovato nulla e per non sbagliami...

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  5. Hai scritto:
    Se devo essere sincero, tolto qualche stretto familiare quasi nessuno delle persone che mi hanno visto crescere ha mai preso sul serio la mia attività da scrittore.

    A parte che io non sia scrittrice, nessuno ha mai preso sul serio la mia voglia di scrivere. Nemmeno il marito. :) E' troppo pragmatico. Zero voli di fantasia.
    Ho però deciso che non mi importa più. Col blog ho ricominciato e non ho intenzione di fermarmi. Sbaglio? Mi arrabbio. Ho una soddisfazione! Salto di gioia.

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  6. Ciao ...

    Sento profondamente di esprimerle quello che è riuscito a trasmettermi attraverso la lettura di questo post!

    Credo che l'insegnamento nelle scuole ,verso i giovani necessiti di capacità e abilità naturali esattamente come le sue ,per far avvicinare ad amare oltre che apprezzare senza cadere nella fatica mentale di apprendere non con costrizione, ma con interesse ,a seguito di quel che lei è riuscito con me ad avvicinarmi piacevolmente..

    Buona serata

    L.

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  7. Vero, ma è anche vero che è questa struttura sociale che ci costringe a essere schiavi zombie. Se ci fosse una giusta ripartizione del denaro o delle sostanze in generale, potremmo tutti lavorare un paio di ore al giorno e per il resto dedicarci ai nostri talenti e interessi. Il lavoro ci porta via la maggior parte del tempo e infine siamo troppo stanchi per dedicarci ad altri obiettivi. In questo caso l'arte, come la scrittura sono un angolo di paradiso per chi può praticarle. Io non credo granché alle forze individuali come mi sembra di capire credi tu. Rispetto comunque questo tuo punto di vista e lo ritengo vero in alcuni casi. Se dessimo retta a coloro che ci smontano i progetti sul nascere saremmo veri zombie!

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