martedì 16 maggio 2017

Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica

«Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.» 

Non ho mai letto nulla di Gesualdo Bufalino. Non so a memoria nessun titolo riguardo alle sue opere. 

Non so, forse è uno (nel mio caso) di quegli scrittori di cui si sente parlare a scuola ma che poi non si prendono in considerazione. Anche se non ne conosco la motivazione: forse per il nome, forse perché non è alla moda. Forse per qualche altro motivo inconscio! Chi lo sa? 

La frase, però, con la quale ho dato il titolo al post odierno e che riporto in toto Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica, mi piace davvero molto anche perché ben si sposa con un vizio che ho riscontrato di frequente: un qualcosa di molto comune al giorno d'oggi tra gli scrittori. 

Quello cioè di decine e decine di scrittori che incontro di continuo e dai quali vengo contattato. Gente che scrive molto, così a ben vedere, ma che a ben vedere non legge un libro che sia uno. 

Lo so che può sembrare un discorso populista e banale ma non lo considero affatto un luogo comune come a prima vista può sembrare. E sono convinto che molti di voi hanno sperimentato la mia stessa esperienza. 

Vi confesso che ogni giorno mi arrivano messaggi per posta, per email, sui social... E non pochi. 

Messaggi e richieste di gente che mi invia il proprio romanzo da leggere. Opere da leggere perché sono dei capolavori dal loro punto di vista e hanno bisogno di tutto il supporto. Spesso queste richieste sono correlate da informazioni di altro genere. Spiegazioni sul libro, genesi sul libro, sul perché è stato scritto il libro, sul perché dovrei leggere il libro. Sul perché dovrei darmi da fare anche per promuovere quel libro... 

Ecco, in alcuni casi, ho provato a chiedere di restituire il favore. 

Insomma avete capito cosa intendo! 

Cioè di fronte al fatto che io debba leggere il romanzo di uno sconosciuto, la proposta che questo possa leggere il mio quasi mai è accettata di buon grado (le sole certezze sono dovuti a colleghi e amici di vecchia data con cui si è instaurato un certo tipo di rapporto). 

Ora questo discorso la dice lunga sul fatto che per molti scrittori diventa molto difficile leggere con pazienza e attenzione qualcosa che non faccia parte della propria produzione. Insomma tutti scrivono ma nessuno legge: mi dite come faccio a non essere d'accordo con Bufalino? 

Vi voglio bene. 

Grazie.

10 commenti:

  1. Posso dirti che chi scrive, ma leggendo poco, lo riconosci - per la pochezza di forme e contenuti - dopo poche pagine, se non addirittura dopo poche righe.
    Per cui esaminarne un lavoro ti costa relativamente pochissimo tempo... ;)

    RispondiElimina
  2. E' vero: siamo tutti scrittori ma non siamo lettori.

    Moz-

    RispondiElimina
  3. Leggo molto meno, e scrivo meno. Mi piace leggere, tanto. Mi piace scrivere, ma bisogna avere qualcosa da raccontare. La scrittura come terapia non crea scrittori. La frase che hai scelto è emblematica e in certi casi è davvero una fatica 😉

    Marina

    RispondiElimina
  4. Scusami ....ma questo articolo non lo avevo letto, sono andata all'ultimo post e spontaneamente mi era venuta quella domanda..

    Credo che qui tu abbia fatto un ottima osservazione, ed in parte ho avuto in anticipo un po di risposte alla stessa mia domanda..

    Sai cosa apprezzo negli scrittori?L'onestà!

    Esattamente quella che percepisco mentre leggi ,nel tuo profondo ...e che anche se a te lettore può non piacere ,non è detto che non apprezzi quel profumo di verità..

    Grazie..

    RispondiElimina
  5. Che ci vuole a scrivere un libro? Niente ma se si vuole un Libro, L maiuscola, costa sudore, fatica e preparazione.
    A volte invece costa fatica e sudore arrivare alla fine di un libro che è poco più che un libercolo.

    RispondiElimina