martedì 7 marzo 2017

Una piccola goccia nel mare della letteratura

Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto. 

Tutti coloro che vengono al mondo con l'idea di scrivere, coloro che vengono al mondo con il proposito di diventare grandi scrittori, a cominciare da me, dovrebbero appuntarsi questa massima di Jorge Luis Borges: un autore dalla classe immensa e dalla scrittura semplice e al tempo stesso sofisticata. 

Una massima che mi ha spinto a redigere  questo articolo, con una domanda da rivolgere agli scrittori (e a chi ne fa le veci): ritenete che quello che leggete sia più importante di quello che avete scritto o che scrivete

Con una buona dose di umiltà sono convinto che quasi tutti quelli che teoricamente vorrebbero rispondere a questa domanda, risponderebbero come Borges. Forse anche perché Borges incute una certa deferenza e forse a ben pochi di noi verrebbe in mente di contraddirlo. 

Se lo ha detto lui? 

D’altra parte ho ben pochi dubbi sulla risposta pubblica che darei io, ne convengo, ma allo stesso tempo sono anche un pochino superbo da nutrire qualche piccola speranza sul fatto che quello che scrivo possa avere una valore. 

Certo quello che ognuno di noi scrive è una piccola goccia nel mare della letteratura e forse il modo migliore per avvalorare quello che scriviamo consiste, senza farla troppo lunga, accettare questo aspetto e vederlo a questo modo. Almeno, penso io, la mia presunzione sarebbe tenuta a freno. 

È ovvio che se pure voi ragionate allo stesso modo non potete fare altrimenti, considerare la vostra narrativa in piccolo, ma che abbia del valore, poi… 

Rispondete quello che volte. 

Nel frattempo, tornando a Borges, mi sembra difficile ammettere che la sua scrittura non abbia valore, forse era un po’ troppo modesto, provate a leggere anche questo piccolo incipit tratto dalla sua raccolta di racconti Aleph… 

Per me è un’onda anomala nel mare della letteratura. 

Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li diedero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che alla fine dei secoli tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore, e che egli in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà tale dottrina. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

13 commenti:

  1. Quale umile blogger, credo di poter affermare che per me, ciò che scrivo, se non più importante, sia per lo meno alla pari di quello che leggo, altrimenti, perché scriverlo? Ma, faccio mia un'altra citazione dello stesso Borges, ugualmente tratta dal suo "Il credo di un poeta", anche io, infatti: "Leggo ciò che mi piace leggere, ma spesso non riesco a scrivere quello che vorrei scrivere, bensì, quello che sono capace di scrivere".

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  2. Io estendo il concetto: sono anche lettore di me stesso, sperando che le cose che scrivo mi piacciano, per evitare di darvi delle schifezze^^

    Moz-

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    1. Vai tranquillo, a parte quando presenti certi "paninazzi" (nel vero senso della parola :-D), la tua scrittura è di qualità

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  3. Mettiamola così: ciò che leggo è più importante di ciò che scrivo, ma ciò che scrivo io diventa ciò che legge un altro, quindi... ;)

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  4. quello che leggo vale infinitamente più di quello che scrivo!
    infatti leggo il tuo blog

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  5. Dipende dalle letture, certo se citi Borges...

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  6. Dipende dalle letture, certo se citi Borges...

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  7. Mettiamola così. Cosa scrivo è importante per me. Mi piace sperare che possa anche esserlo per qualcun altro. Chiedo troppo?😉
    Certo che poi le letture che faccio in genee le repuyo più importanti dei miei scritti. Dipende da cosa leggo.

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