sabato 11 marzo 2017

Guida al cinema western: duello con i due autori

Il western e il cinema western sono tra i miei amori di sempre, perciò quando l’amico e scrittore Stefano Gerosa mi ha consigliato di approfondire il discorso sul portentoso lavoro Guida al cinema western, scritto e curato dallo scrittore e critico cinematografico Michele Tetro, realizzato in collaborazione con lo scrittore e traduttore Stefano Di Marino, non ho tergiversato molto. 

Il monumentale lavoro, pubblicato da Odoya la scorsa estate, ha tutta l’intenzione di diventare un’opera di culto per gli appassionati di questo genere cinematografico, un genere che non vuole per nulla lasciare la pista della memoria. Pista imboccata, a mia volta, carico di propositi verso i due autori che ho l’onore di affrontare in duello: 


Michele, Stefano, grazie e benvenuti prima di tutto: come è nata l’idea di realizzare questo volume? 

Michele - Grazie a te per l’invito nel tuo saloon. Dunque, in origine esisteva un saggio in sei puntate dedicato al cinema western crepuscolare, scritto da me molti anni fa e poi riproposto su Facebook in forma embrionale, con molte foto a corredo. Era il periodo in cui avevo conosciuto appunto molti amici e colleghi scrittori, tra cui proprio Stefano, che commentavano i vari capitoli che man mano pubblicavo in rete. 
Qualcuno (forse Andrea Carlo Cappi) propose che sarebbe stato un lavoro ideale da pubblicare in volume. L’idea m’intrigava, ma era ovvio che si sarebbe trattato di un’opera molto impegnativa… e sarebbe stato necessario cominciare dall’inizio. Ero convinto che avrebbe dovuto trattarsi di un libro destinato al cartaceo, con adeguato corredo iconografico, e per un editore avrebbe significato produrre un tomo molto “esigente”, sotto tutti gli aspetti. 
Dopo aver pubblicato con Odoya di Bologna la “Guida al cinema di fantascienza”, la “Guida alla letteratura horror” e la “Guida al cinema horror” (con i miei colleghi Gian Filippo Pizzo, Roberto Chiavini e Walter Catalano) mi resi conto che se c’era qualcuno adatto a proporre un simile progetto era proprio questa casa editrice. Ma trattare tutto il genere dall’inizio della pista non era uno scherzo. Ecco allora che entra in gioco Stefano, con il quale avevo già vagheggiato tempo prima un lavoro simile, a quattro mani. Era ora di riproporgli l’idea… 

Stefano – Ho sempre amato il Western. Da ragazzino, al cinema, nei fumetti e persino nei libri, era un genere permesso senza troppe difficoltà dai genitori. C’era una lunga tradizione di pubblicazioni per ragazzi sull’argomento e, in un’epoca in cui il timore (più o meno giustificato) dei fumetti per adulti o comunque “scabrosi” costringeva il giovane lettore alla “censura familiare”. 
Il Western nelle sue forme era una garanzia. Poi non è del tutto vero perché dietro piume e cappelloni si celavano vicende a volte molto più adulte di quanto ci si potesse immaginare. 
Parte del mio immaginario (parte…) si è costruito così. È un genere che ho sempre seguito anche se, per molto tempo, ho prediletto le sue derive più ‘crepuscolari’ degli anni ’70. Quasi contemporaneamente all’idea sviluppata con Michele ho avuto l’occasione di scrivere in ebook per Delos una miniserie di racconti, divisa in quattro stagioni, intitolata Wild West che ancora va avanti. Poi mi chiesero di scrivere parte dei testi di una rivista storica specializzata sull’argomento. Mi sembrò proprio un segno. Così ci siamo buttati in questa avventura che ha richiesto molto lavoro, ma ci ha fruttato molte ore di grande divertimento. 


Un lavoro portentoso, come vi siete divisi i compiti (se così è stato) e soprattutto quanto tempo vi ha portato via? 

Michele - L’organizzazione è stata semplice. Stefano si sentiva ben portato a trattare dall’inizio fino all’epoca revisionistica, cioè dove iniziava la mia parte, che in gran parte era già scritta e andava solo adeguatamente aggiornata ed espansa. Così la divisione dei ruoli è stata ideale: tredici capitoli di Stefano per la parte “Cavalli e polvere” e altrettanti miei nella parte “Quando il Duca si stancò”. In aggiunta, quattro sezioni, due per ciascuna parte, chiamate “Bivacchi”, in cui abbiamo trattato i veri protagonisti storici dell’epopea western e i film a loro dedicati. Credo che in totale ci abbiamo messo circa cinque-sei mesi. Ciascuno di noi due ha approfondito tematiche più vicine alle proprie corde e sensibilità. 
Io, per esempio, ho affrontato il pre-western dei mountain men, dei trappers e dei cacciatori di pellicce, il western di tipo sociale e politico, le contaminazione con la fantascienza e l’horror, il fumetto adattato al grande schermo, il realismo portato dagli anni del revisionismo, l’avvento di Sergio Leone. Va ricordato che nel volume abbiamo avuto due autori “ospiti”, Roberto Chiavini e Walter Catalano, che hanno rispettivamente scritto le sezioni sulla Guerra di Secessione per la prima parte di libro e sullo spaghetti-western italiano per la seconda. 


Stefano – In totale credo che ci abbiamo lavorato per cinque mesi. Moltissimo materiale, per quel che mi riguardava lo avevo già in casa. Scaffali di film più o meno vecchi da rivedere e controllare oltre a una vastissima biblioteca sull’argomento. Il problema vero è stato non esagerare. Se fosse stato per me (e anche per Michele, penso) avremmo parlato diffusamente di quasi tutti i film. Contando che ne abbiamo citati più di mille ci siamo limitati ad alcuni titoli cardine da analizzare diffusamente mentre per gli altri abbiamo cercato di capire cosa avesse ispirato la produzione dell’epoca, quali fossero i suoi punti cardinali. Nella mia sezione che riguarda soprattutto il western classico ho avuto modo di rendermi conto che la riscrittura della storia è stata per Hollywood un potentissimo strumento di propaganda durante la Guerra Fredda. 
Insomma, era un modo non solo per crearsi un’epica che forse l’America non aveva rispetto al Vecchio Continente, ma anche di parlare di cose attuali, trasfigurando personaggi e situazione in costume per un pubblico che amava soprattutto essere intrattenuto. Questo è un po’ il senso della ricerca del mio lavoro. 


Western classico, western crepuscolare e revisionistico, contaminazione western, western italiano e internazionale, la parodia western, un mondo talmente vasto e sconfinato da far girare la testa: dove avete trovato e cercato le fonti? 

Michele - Be’, la fonte principale è stata la nostra memoria. Entrambi ci siamo messi dietro a rivedere i film più importanti, scoprendone tra l’altro una marea da recuperare. Ciascuno poi ha dato una sua tipica impronta sul materiale trattato, un taglio più interpretativo io, più storico Stefano. 

Stefano – Come dicevo ho continuato a seguire il genere negli anni. Visto che casa mia è una sorta di Magazzino delle Favole di tutta la narrativa popolare, ho dovuto rimettere un po’ d’ordine, cercando quei collegamenti tra film, libri e fumetti che magari all’epoca mi erano sfuggiti. In particolare vedere, in alcune occasioni, dei classici degli anni ’40 e ’50 mi ha insegnato che molti dei temi che mi avevano affascinato in quella famosa rassegna’ Il Western del tramonto’, trasmessa dalla RAI a cura di Ernesto G. Fava, avevano le loro radici nel cinema classico. E poi rivedere il Duca negli anni migliori…che soddisfazione… 


Avete incontrato registi e attori di questo mondo in modo da poter raccontare qualche aneddoto? 

Michele - No, il nostro libro non intendeva soffermarsi sulla parte aneddotica, facilmente recuperabile altrove. Ci interessava fare prevalentemente un altro tipo di lavoro, fornire linee guida per le generazioni più giovani, in modo potessero riavvicinarsi al genere e riscoprirlo. Però posso dirti che il mio amico Gianni Garko, l’interprete della serie di Sartana, sapeva che stavamo lavorando a questo tomo ciclopico e così l’ho considerato un po’ come nume tutelare… 


Stefano – Nella mia sezione il tempo ha sottratto molti registi e attori, ma vedendoli all’opera è stato inevitabile che emergessero alcuni aneddoti che da soli richiamano lo spirito del genere. I battibecchi tra il repubblicano Wayne e il democratico Douglas durante ‘Carovana di fuoco’, John Ford che si presenta di fronte alla commissione contro le attività antiamericane e dice: ‘Io mi chiamo John Ford e faccio Western’, come se bastasse questo a qualificarlo. Con affetto rammento Gary Cooper negli anni ‘60, già minato dalla malattia ma puntualissimo sul set de L’albero degli impiccati, chiedendo solo che gli fossero ridotte le scene a cavallo per lenire il dolore alla schiena. Lo ricordo così, un emblema del genere. 



È un libro che si rivolge a un target particolare? 

Michele - Come ho detto, soprattutto ai più giovani, quelli che magari non hanno vissuto come noi dal vivo l’epopea western cinematografica. Ma credo che anche i veterani possano trovare nella nostra analisi punti d’interesse e magari anche qualche inedito taglio interpretativo. 

Stefano – Direi, come per il volume cui stiamo lavorando adesso dedicato al cinema bellico, a chi ha amato veramente il genere. Anche se abbiamo incluso per dovere di cronaca molti film revisionisti sugli indiani o demistificatori sul West, il pubblico di questo libro è quello che si emoziona ancora a sentire il tema musicale dei ‘Magnifici Sette’ 


L’aspetto più curioso che vi ha lasciato la scrittura di questo libro? 

Michele - Per me la scoperta di film insospettabili e il piacere di vederli o studiarmeli per la prima volta. In aggiunta, un grande revival dell’interesse per il western in tutte le sue forme, anche narrative o fumettistiche. 

Stefano – Praticamente replico le parole di Michele. La riscoperta di un genere, in particolare di tutta quella produzione che un tempo mi sembrava datata e, invece, è ancora godibilissima. Il ‘vero’ cinema. 


Si potranno leggere nel libro, ma mi dite con un colpo secco quali sono i vostri film western preferiti? 


Michele - Domanda inevitabile. Ti dirò qualche titolo fisso, altri magari possono cambiare a seconda del momento o dell’umore. Quindi senz’altro Corvo Rosso, non avrai il mio scalpo di Pollack, Sfida nell’Alta Sierra di Peckinpah, I compari di Altman, Ultima notte a Warlock di Dmytryk, Il Buono, il Brutto e il Cattivo di Leone, Terra lontana di Mann, Vera Cruz e Nessuna pietà per Ulzana di Aldrich e naturalmente Sentieri selvaggi e L’uomo che uccise Liberty Valance di Ford. Quest’ultimo era anche il film in cui Stefano e io ci siamo dati, più o meno elasticamente, il cambio di timore, il perno del trapasso dei tempi e del passaggio da una sezione all’altra del volume. 

Stefano – Sicuramente Rio Bravo di Ford, Un dollaro d’onore di Hawks, Giubbe rosse di de Mille, poi I magnifici sette di Sturges, Il Buono, il Brutto e il Cattivo di Leone, Nessuna pietà per Ulzana di Aldrich e Il mucchio selvaggio di Peckinpah… dimenticavo I professionisti di Brooks, ma ce ne sarebbero a migliaia… 


Libri e autori western preferiti ci sono? 

Michele – Ho preso a leggere western in concomitanza con l’avvio dei lavori di questo libro. Trovo però che i romanzi che mi sono capitati tra le mani siano piuttosto monocordi, storie che si ripetono, stili da pulp, nonostante nomi famosi di autori del genere. Ho trovato rimarchevole solo Ultima notte a Warlock di Oakley Hall, con situazioni e personaggi straordinari, tridimensionali, ben caratterizzati psicologicamente. Altra cosa invece i fumetti, soprattutto quelli della scuola franco-belga, che adoro: Blueberry, Comanche, McCoy, Buddy Longhorn, Trent etc. Senza mai scordare Tex, naturalmente. 

Stefano – Trai romanzi direi quasi tutti i western militari di Gordon D. Shirreffs da Il forte della vendetta, L’unico che si salvò, Il forte del suicidio, Il forte della vendetta. Tra i fumetti sono sempre stato un Texiano, anche se da anni trovo che le sceneggiature abbiano segnato il passo e non siano più così entusiasmanti. Rileggo con grandissimo piacere Blueberry, Durango e Bouncer che, scritto da Jodorowsky, è stata la grande scoperta di questi ultimi anni. A fumetti credo che la serie migliore rimanga la Storia del West di D’Antonio


Come è stata accolta l’opera dai lettori italiani? 

Michele - Per ora, e che io sappia, molto bene! Tanto da metterci di buon umore e scrivere assieme la futura “Guida al cinema bellico”, altro tomo spettacolare che vedrà la luce dopo l’estate, su cui siamo ora al lavoro entrambi. 

Stefano – Decisamente bene, con molte recensioni e citazioni. Sintomo che il genere è ancora nel cuore di un folto pubblico. 


Penso a Sergio Leone: il libro verrà tradotto anche all’estero e vi farà diventare dei miti? 

Michele - Quien sabe, amigo? Basta che il libro diventi leggendario, perché, come sai, nel West tra Storia e Leggenda vince la Leggenda… 

Stefano – Vedremo… come diceva il Tuco: ’O si parla o si spara’, noi i nostri colpi li abbiamo sparati… chissà…

8 commenti:

  1. Stefano Gerosa11 marzo 2017 08:20

    Che dire? Sono felice di aver riunito in un colpo solo tre amici, nonché tre scrittori che è sempre un piacere leggere. Quindi "Go West"!

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  2. È grazie ai nostri scrittori e registi se noi oggi possiamo rivivere i tempi del vecchio e selvaggio West. Forse è per questo che quando leggo un fumetto, oppure vedo un film western, comincio a pensare che i libri di storia non la dicano giusta su quanto è realmente accaduto nel "old wild West".
    Sempre grati a questi nostri bravissimi autori di avventure!

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  3. fantastico post e al più presto leggerò la guida!!! ciao buona settimana!!!

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