martedì 28 febbraio 2017

Un libro, una storia

Ci sono libri che, per un motivo o per l'altro, sono presenti nella nostra vita più di altri. Non perché sono i più belli o più interessanti che abbiamo letto. Magari perché ci sono stati regalati da un vecchio amore non ancora sopito, o magari perché sono solo il risultato di una strana esperienza che ancora ci sogniamo di notte. Ma ogni libro è una storia... 

La mia di oggi parla de Il gabbiano Jonathan Livingston dello scrittore Richard Bach. Un romanzo breve che ben si adatta con ciò che voglio scrivere. 

È probabile che sul mio blog ci siano già presenti articoli sulla falsariga di questo, ma Il gabbiano Jonathan Livingston merita davvero uno spazio ben preciso, perché la storia che lo ha portato alla luce è molto bella e per me piena di ricordi. 

Mi trovavo a militare, allora, a Roma, nella banda musicale, ma le licenze scarseggiavano e la noia, quando non c’erano prove o servizi istituzionali, era difficile da vincere. Così un bel giorno mi inventai il sistema di marcare visita e cercare qualche soluzione per andarmene a casa. 

In realtà avevo davvero un po’ di influenza e quando mi visitarono il medico mi spedì nella piccola clinica che si trovava tra le caserme della Cecchignola dove, dopo qualche esame, mi ricoverarono. 

La sera stessa uno degli infermieri, un militare con qualche mese di anzianità in più, proveniente anche lui dalle mie zone, mi portò da leggere Il gabbiano Jonathan Livingston, una delle poche cose che riuscì a recuperare, Non ne avevo mai sentito parlare, ma sembrava fosse un libro alla moda. Lo lessi, un poco quella sera sera stessa, ma non riuscii a finirlo e  non ci capii per nulla la metafora che la storia nascondeva. 

Poi il giorno dopo successe qualcosa d’incredibile. Lo stesso militare infermiere che mi aveva passato il libro, mi propose se volevo prendere il suo posto per una quarantina di giorni, al termine dei quali me ne sarei andato a casa per un paio di mesi. Accettai e metà della naja volò spedita come un gabbiano. 

Capite che non posso dimenticare quel libro

Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. 
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

10 commenti:

  1. Ottima caserma la Cecchignola. Ci sono stato in diverse occasioni tra gli anni '70 - '80. Chissà se ci siamo incontrati. Peccato sia stato soppresso il servizio militare, imparava i giovani a volare, proprio come il gabbiano Jonathan Livingston.

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    1. ho tante storie sul periodo del militare :-D

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  2. Io ci abito alla Cecchignola (Divino Amore per essere precisi) e non sopporto i militari.
    E se non voli col pensiero mentre fai il militare... è finita! ;)

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    1. quando ho fatto il militare infatti si notava tra la gente del posto un certo malessere!

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  3. Beh, certamente un ricordo che abbraccia un periodo, un periodo anche particolare e una frazione dello stesso che sarà stata certamente piacevole^^

    Moz-

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  4. Anch'io ho tanti aneddoti sul militare, che fu uno " spettro " da affrontare, ma anche una fucina di belle esperienze.
    Ho letto anch'io Il Gabbiano Jonathan Livingstone, ma devo ammettere che a me nonostante la sua morale non mi ha lasciato poi granché.

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  5. Forse l'ho già detto... un giorno, dopo essermi dimenticato di fare un ordine, mi vedo recapitare a casa Quando si ama non scende mai la notte di Guillaume Musso.
    Un libro che mai avrei comprato, in condizioni normali, per via del titolo (e qui si potrebbe aprire un post su quanto i titoli possano influire nelle scelte). Ok, mi dissi, leggo 10-15 pagine e poi vedo se continuare o meno. Lo lessi in due giorni e scoprii un nuovo autore che quando non si mette in testa di fare thriller è ottimo e per certi versi unico, tanto che è difficile classificarlo per genere (cosa che odio, ma che, e qui entra in gioco il retaggio della filosofia greca, ci aiuta a scegliere e a capire, perlomeno in prima battuta)

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