giovedì 9 febbraio 2017

Perché i social servono davvero

Una volta all'anno è necessario redigere un post sullo stato dell'arte dei social che si usano per la promozione delle proprie attività (il post sarà sabato in vetrina). Soltanto un po’ di pazienza, dunque. 

Nel frattempo la stesura mi ha permesso anche di fare una riflessione sul perché i social servono davvero. Il risultato lo potete leggere subito. 

Nei primi anni novanta lavoravo come consulente CAD per una società di Lecco. Mi occupavo delle installazione dei sistemi e in seguito dell’avviamento e dell’addestramento del personale presso i clienti. La clientela era disseminata un po’ in tutta Italia. E non era inusuale passare una mattinata a Crema, finire lo stesso pomeriggio a Sondrio e partire il giorno dopo per Ancona o per Genova

L'azienda per cui lavoravo partecipava anche alle fiere di settore. La più importante era lo SMAU, dove ho presenziato come standista diverse volte. E qui viene il bello e l’associazione che faccio con i social. 

In realtà non si partecipava alle fiere per vendere. Non ho mai venduto un pacchetto CAD allo SMAU in tutte le volte che c’ho partecipato. Ma non mi stupisco. Vendere non era lo scopo principale. 

Si sapeva. Era necessario essere presenti, farsi notare dai potenziali clienti e sopratutto dalla concorrenza. Essere presenti allo SMAU voleva dire che la società funzionava alla grande, che non aveva problemi nei bilanci, che aveva lavoro e prospettive. Voleva dire che non esistevano crisi e che i prodotti che si stavano vendendo erano quelli che voleva la gente. 

Ecco, io considero i social allo stesso modo. 

Quando mi chiedono cosa ne penso e se davvero sono necessari per promuovere un qualcosa in rete faccio sempre questo esempio. Racconto la storia dello SMAU e del perché non si poteva mancare in quei quattro o cinque giorni a Milano, a cavallo tra l’estate e l’autunno! Come non si può mancare sui social

Che poi sia facebook o twitter o linkedin o altro ancora la faccenda non cambia, ma almeno in un paio dobbiamo farci sentire. 

Se abbiamo un libro da proporre, un disco da far ascoltare, un software da diffondere o anche solo idee da trasmettere dobbiamo esserci... 

Non è detto che tutto quello che pubblicate possa essere utile a qualcuno o passa interessare, ma se state dovete esserci. 

Questo vale indipendentemente dai like a dai mi piace che ricevete. A volte un like ne vale più di mille

Vi voglio bene. 

Grazie.

10 commenti:

  1. Pienamente ragione: è questione di visibilità.
    E' un mondo cannibale, questo, e esserci -però non di facciata, ma in modo attivo- è tutto :)

    Moz-

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  2. "A volte un like ne vale più di mille".

    Sono assolutamente d'accordo - quando Jeff Weiner mise "mi piace" a un mio aggiornamento... :P

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  3. E' grave se dico che prima di questo post conoscevo Norbert Wiener ed Eric Wiener ma non Jeff?

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    1. Jeff è uno dei boss di linkedin se non sbaglio

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  4. Credo sia anche un po'cambiata la percezione. Solo chi non ha capito ancora questi medium si presenta sugli stessi come perfetto, non considerando, come ha detto MikiMoz, che questa purezza rende solo più famelici i cannibali di cui sopra

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    1. Bisogna essere propositivi e naturali, se si vuole ottenere riscontro

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  5. Concordo con Moz sulla presenza attiva, sull'interazione, lo stimolo, l'esserci opinionando e insinuando, proponendo e abbattendo, smuovere onde e non solo stare a galla. In quel caso è come affondare.

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    1. Senza ombra di dubbio: sui social non si può essere passivi!

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