mercoledì 8 febbraio 2017

Non scrivere un libro di qualità, scrivi un libro che venda

Si parla tanto di eccellenza, ma davvero è ritenuta così importante? Se non lo abbiamo ancora capito, forse è il momento di farlo. Vale anche per i libri: ora ho capito che non bisogna scrivere un libro di qualità ma bisogna scrivere un libro che venda. E forse vale anche per tutte le altre cose. 

Non passa giorno in cui non mi passa davanti qualche libro (romanzo, manuale o saggio che sia) osannato dal pubblico, che, dopo un'analisi critica (in realtà a volte non occorre neppure), risulta essere mediocre quando non di infima qualità, ma intanto si piazza in testa alle classifiche di vendita e il suo autore si guadagna un momento di gloria più o meno lungo. 

Potrei citare diversi casi rilevati negli ultimi periodi, prendendo in considerazione le opere di romanzieri affermati o meno e qualche guru di turno impegnati nell’editoria, ma sono sotto gli occhi di tutti coloro che si occupano di queste cose. 

In realtà nella maggior parte dei casi il successo di questi libri è frutto di un passaparola studiato a tavolino. Bastano un po' di persone giuste che parlano bene di quella determinata opera. Basta che ci siano un po' di persone disposte a difendere quell’autore da chi cerca di gettare fango dicendo la verità sulla qualità del lavoro e il gioco è fatto. 

La rete è piena di ban nati per queste dinamiche. Un po' come il meccanismo delle recensioni a cinque stelle

Ma ormai non ci possiamo fare nulla. 


Molta gente compra le cose soltanto perché la fetta più grossa della massa ha detto di comprarle, 

non perché si tratti di un prodotto di qualità e si adegua all'esaltazione incensando come una mandria di pecore

Insomma a mio avviso sembra si sia smarrito il vero significato della parola eccellenza, necessaria nello scrivere un libro. 

Vedo scrittori che pur di cavalcare il successo del momento sfornano prodotti a quantità industriale, perdendo quello che è il vero spirito di un grande narratore. 

Ma il discorso, a dire il vero, investe un po’ tutti i campi di ambito culturale

Vedo personaggi che sfruttando il momento si infilano in altri contesti artistici spesso mostrando capacità mediocri. Altri che sfruttano addirittura situazioni tragiche e di cronaca per infilare la loro popolarità e poterci lucrare in maniera indisponente e patetica. Poi il pubblico li premia. 

Ma questa non eccellenza. Questa non è qualità. È soltanto vendita. #Sapevatelo

Vi voglio bene. 

Grazie.

13 commenti:

  1. Guarda La la Land.. un prodottino medio venduto alla grande. Golden Globe? Oscar a scatafascio? Allora è bello!
    E mi riallaccio al mio ebook con i post tratti dal mio blog. Li sceglierò in base a quanto mi piacciono, non in base a quanto possano vendere. Sbagliato lo so. Ma sono un nostalgico delle cose belle. Per me almeno.

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    1. Li sceglierò in base a quanto mi piacciono, non in base a quanto possano vendere.

      Non è sbagliato

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  2. Ovvio: artisti,oggi (ma forse anche ieri), si diventa.
    E le opere ormai sono -tranne i casi cult che poi esplodono- frutto di studi a tavolino...

    Moz-

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  3. Quoto Mikimoz, più leggo e più mi rendo conto che anche i geni rinascimentali o i grandi compositori ad un certo punto (è successo anche a Mozarti) hanno cominciato a produrre per un pubblico e non solo per se stessi.
    Il discorso è lungo ed interessante, ed ognuno ha le sue idee. Ogni volta che compro il libro di un autore nuovo mi chiedo come sono arrivato a lui, e spesso mi rendo conto che son stato guidato da qualcuno.
    Il che non è certamente un male, ma neanche un bene, e la cosa a volte m'inquieta un po'.

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    1. Il discorso merita davvero più approfondimento, mi chiedo dopotutto dove vada a finire l'eccellenza!

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  4. Credo si debba distinguere tra breve e lungo termine. Le opere che menzioni acquistano successo commerciale nel giro di poco tempo, ma in altrettanto breve tempo scompaiono totalmente dal mercato.

    Al contrario, chi magari non è accompagnato immediatamente dal successo, ma ha scritto un'opera sinceramente buona, ottiene un successo a lungo termine (o magari dopo che è morto, come con Lovecraft: si preferirebbe però evitare quest'opzione... :D)

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  5. Molto giusto quello che scrivi, siamo in una società di massa, e quando si parla di cultura, si dice industria culturale. L'industria ha come ragione il successo, la vendita, inoltre, spesso e volentieri è al servizio del sistema. Difficile che escano opere interessanti, anti-sistema, come in passato per certi libri, film, opere ... che anche allora, gratta, gratta, erano in un qualche modo dirette. Penso a certi capolavori, che a me piacciono molto, sono veramente all'altezza della loro fama, tipo "Lolita", tipo "Sulla strada" ... Il discorso sarebbe molto ampio, e si potrebbe allargare al cinema, arte per le masse a livello veramente gigantesco (pensiamo "all'industria dei sogni"), e ora, sono appena uscito da un gran film, quale è "La La Land", film sicuramente promosso dall'industria, eppure tanto affascinante, con una sua "anima" ... sono un po' confuso, ma questo forse è voluto.

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    1. Grazie Alligatore, un gran bel commento di valore aggiunto. non posso che quotarti in pieno!

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    2. Grazie Alligatore, un gran bel commento di valore aggiunto. non posso che quotarti in pieno!

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