venerdì 9 dicembre 2016

Non parlate troppo, rischiate di essere pettegoli

Le conversazioni non rafforzano le buone relazioni ma, al contrario, le danneggiano. Bisogna parlare il meno possibile, specialmente con coloro ai quali teniamo. 

Quando mi dicono cosa ci sia di così prezioso nelle letture, nelle letture di certi libri sia chiaro, mi viene sempre spontaneo prendere a prestito citazioni di qualche grande autore o riferite a qualche grande autore e metterle sul piatto. 

Penso che potrebbero risparmiarci anni di studio sui libri e anni di brutte esperienze. 

Naturalmente parlo di citazioni di valore, non me ne vogliate ora ma non prendo neppure in considerazione quelle sciocchezze che a volte circolano piene di like sui social utili solo a qualche adolescente invecchiato troppo presto e brufoloso. 

Oggi per esempio c'è la citazione della figlia di Lev Tolstoj, Tatiana a insegnarmi qualcosa e a ispirarmi, riportando all’inizio una frase di suo padre presa dal libro di memorie Anni con mio padre

Una citazione che io metterei in tutti gli ambienti di ritrovo pubblici o privati, in modo che tutti la possono leggere appena si entra, anche se la strizzerei con la frase Non parlate troppo, rischiate di essere pettegoli

Una frase che vale molto anche per me. 

Con il tempo ho imparato a parlare il meno possibile con la gente in generale e ancora meno con chi ho vicino: il rischio che il parlare troppo ci trasformi in persone stupide e pettegole e spesso fraintese è troppo grande. 

Ora è evidente che questo consiglio è fondamentale in tutti i campi possibili della nostra vita e con tutte le persone con cui ci interfacciamo. 

Perdonatemi quindi se ho gonfiato l’aspetto confidenziale dettato dalla figlia di Tolstoj, ma l’immagine che mi ha suggerito era troppo ghiotta e troppo in linea con i nostri tempi per non prenderla in carico. 

E ora permettetemi, visto che ho preso spunto da un libro di memorie prezioso, di metterlo nella lista dei possibili regali per Natale. Dai Tolstoj c’è sempre da imparare: 

Ricordo la mia infanzia con emozione; un sentimento di calda riconoscenza mi unisce a coloro che mi sono stati vicini in quell'epoca felice. 
Ho avuto la fortuna di crescere accanto a esseri che si amavano e mi amavano. Allora mi sembrava che simili rapporti fossero naturali, propri della natura umana. E continuo a crederlo, anche se nel corso della mia lunga esistenza ho incontrato la malvagità e l'odio fra gli uomini. Sono veramente convinta che un simile comportamento non è normale, come non è normale la malattia. Deriva in ambedue i casi dalla trasgressione delle leggi fondamentali della vita. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

6 commenti:

  1. A me Tolstoj mai piaciuto XD
    Però è vero quel che dice (o fa dire al suo personaggio)

    Moz-

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    1. Già! Una frase così vera che c'ho fatto un post.

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  2. Come sono d'accordo. Questo post mi tocca da vicino, avrei dovuto fare una targa, perchè a dirlo non ti danno ascolto ;)
    Regalerò il libro :D
    Un caro saluto

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    1. Si a me, indirettamente Ferruccio. Io cerco più di ascoltare, sembra molto facile essere fraintesi. E anche essere ascoltati in questo caso :D
      Questo non significa non instaurare un dialogo profondo, ma va fatto con intelligenza.
      Come vedi anche la brevità potrebbe portare a conclusioni errate ;), soprattutto quando si tratta di discorsi complessi che hanno a che fare con la comunicazione e l'interazione.

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    2. Infatti anch'io la vedo in questo modo!

      (perdonami, eri stata chiara con il primo commento: ho solo sbagliato io a chiudere con il punto di domanda invece che con il punto esclamativo)

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