domenica 18 dicembre 2016

Il dolce di Natale di George Orwell

"... L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno." 

Un'immagine che mi è subito rimasta impressa leggendo il romanzo 1984 di George Orwell è suscitata dall'odore di cavolo bollito presente nei paragrafi delle pagine iniziali di uno tra i suoi romanzi più celebri. 

Un’immagine che prima di entrarmi in testa mi è entrata nel naso. In realtà nei suoi romanzi, nei suoi racconti, nei suoi saggi di natura politica il cibo non è così invadente come l’immagine citata sopra, ma George Orwell era pieno di opinioni riguardo alla cucina, e non aveva timore a esprimere ciò che ne pensava. 

In un saggio inedito del 1946 non esitò a sparlare dell’arte culinaria della sua terra d’origine, la Gran Bretagna, definendola troppo semplice, piuttosto pesante e forse anche un pochino barbara. 

 Una cucina con pochi piatti degni di nota ad esclusione di uno preparato davvero molto bene, plum pudding. 

Un tradizionale dolce di Natale, a base di uova, mandorle, frutta candita, rum e spezie che Orwell non ebbe timore a definirlo come uno delle più grandi glorie della cucina inglese... un piatto estremamente ricco ed estremamente  complesso. 

Un augurio anche per la festa di domenica prossima, il Natale che mi ricorda anche la prima volta che sentii parlare de La fattoria degli animali. 

Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com'era, scordò di chiudere le finestrelle. Nel cerchio di luce della sua lanterna che danzava da una parte all'altra attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto nel retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto, dove la signora Jones già stava russando. 
Non appena la luce nella stanza da letto si spense, tutta la fattoria fu un brusio, un'agitazione, uno sbatter d'ali. Durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore, il verro Biancocostato premiato a tutte le esposizioni, aveva fatto la notte precedente un sogno strano che desiderava riferire a tutti gli animali. Era stato convenuto che si sarebbero riuniti nel grande granaio, non appena il signor Jones se ne fosse andato sicuramente a dormire. Il Vecchio Maggiore (così era chiamato, benché fosse stato esposto con il nome di Orgoglio di Willingdon) godeva di così alta considerazione nella fattoria che ognuno era pronto a perdere un'ora di sonno per sentire quello che egli aveva da dire. 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: The Dealy Beast

8 commenti:

  1. Non ha tutti i torti sulla cucina inglese, che regala ben poche cose degne di nota...

    Moz-

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  2. Il dolce è sicuramente degno di nota,ricorda si il nostro panettone ma, l'aggiunta del rum e delle spezie gli conferisce una particolare squisitezza. Mi piacerebbe gustarlo 😊

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    1. Non l'ho mai provato, a dire il vero manco lo conoscevo, ma è grasso che cola per la mia rubrica un post di questo tipo. Sono sempre contento quando trovo queste curiosità legate al mondo della letteratura. Grazie Marina.

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  3. Non l'ho sperimentata un granché. Fish and chips e tanto junk food quando ci sono stato :D
    Ma immagino che da turista si possa fare gran poco.

    1984 devo proprio rileggerlo!

    CervelloBacato

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    1. Anche per me è una cucina che non conosco molto

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  4. ma dai su, Orwell è stato un grande ma la cucina inglese????? Per carità.

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    1. Nessuna esaltazione della cucina Inglese, Bill. Solo una segnalazione cibo letteraria :-D
      Grazie

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