giovedì 24 novembre 2016

Del perché non scrivo di scrittrici

Per descrivere il mondo visto da una donna ci vuole una donna e per descrivere il mondo visto da un uomo ci vuole un uomo! Il contrario potrebbe essere falsato e ridicolo. 

Un post delicato oggi, e spero non venga frainteso. 

Anche in questo caso devo l'input dell'articolo al commento di Marina Salomone

Per la precisione alla seconda parte del commento pubblicato nell'articolo Perché? di qualche settimana fa. 

Marina mi chiedeva Del perché non scrivo di scrittrici. Insomma mi chiedeva come mai sul mio blog non dedico spazio alle autrici, visto che a parte in qualche rara occasione (La top ten delle scrittrici preferite dalle mie lettrici, Viva il sesso debole), alcune interviste e diversi spazi in vetrina, è difficile leggere qualcosa che le riguardi. 

Vero. Parlo molto pochi di autrici e leggo anche pochi libri scritti da donne in percentuale sul totale, ma a scanso di equivoci, mi preme sottolineare che non c'è nessuna forma di pregiudizio, anzi... 

Credo che tutto sia dovuto a un ideale di scrittura che mi ronza nella mente, che sotto certi aspetti mi limita pure, ma che mi pare il solo, per il momento, in grado di rendermi soddisfatto. 

Un ideale di scrittura che orienta le mie letture verso una tipologia di scrittori ben definita e che mi porta di conseguenza a leggere anche determinati libri. 

In effetti, benché ci abbia provato, non sono quasi mai riuscito a scrivere un racconto o un capitolo di un romanzo nei panni di una donna. Non ci riesco. Trovo il mondo di una donna così ricco di sfumature emozionali che diventerei ridicolo se cercassi di immedesimarmi e di mettermi nei suoi panni. 

Non si tratta soltanto di empatia o di introspezione psicologica. Provate a pensare se l'eroina di un mio romanzo fosse una donna che aspetta un figlio

Ora la potrei descrivere mirabilmente, non lo metto in dubbio, ma sarei in grado di trasmettere tutte le emozioni che accompagnano un momento unico e speciale per una donna con estrema verità?

Ora siccome io considero la scrittura, la lettura e tutte le altri forme d'arte, su un piano filosofico ed estetico molto elevato credo vi sia facile capire cosa intendo dire. E forse è per questo che le mie scelte, seppur inconsciamente, sembrano orientate verso autori che sento affini e tra questi ci sono pochissimi scrittrici. 

Naturalmente esistono le eccezioni e per chiudere dedico l'incipit di questo romanzo a Marina, (#indovinatelo senza googlerare):

In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l'equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo. 

Prometto però che cercherò di dare molto spazio in seguito alle personalità da lei citate nel commento.

Vi voglio bene. 

Grazie.

24 commenti:

  1. Alla fine della fiera, le donne sono esseri umani esattamente come gli uomini. Se vuoi scrivere di una donna, anche incinta, parla con tutte le donne che conosci, leggi tutte le scrittrici che ti passano sotto mano: ti comunicheranno anche inconsciamente un mucchio di dettagli su come funziona la famosa "altra metà del cielo". Tempo fa partecipai a un concorsino di quartiere con un racconto che aveva una protagonista femminile, e lo presentai volutamente con uno pseudonimo che non comunicava nulla di me; vinsi solo un premio minore, ma sul palco continuarono a definirmi "l'autrice" finché non mi presentai a ritirare il mio premiuccio.
    (Se lo ritrovo te lo spedisco e ti autorizzo a pubblicarlo sul blog...).

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    1. Naturalmente non è così ovvio e ci sono le eccezioni e non parlo di diversità. Tuttavia lo stesso McCarthy e altri grandi autori. ti riporto un commento apparso su facebook sotto il post: Esattamente, come dice McCarthy. Anna Karenina è un caso (c'aveva la moglie che gli consigliava), così come Madame Bovary (ma infatti mantiene le distanze), e il monologo di Molly (che infatti alcune critiche femministe dicono essere non credibile, più la fantasia di in uomo su una donna che una donna).

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    2. Sono sicuro che il sesso di un autore non sia identificabile analizzando la scrittura. Credo pure però che a livello di gusto sia più probabile distinguere un uomo da una donna. Cioè, se uomini e donne hanno un corpo diverso, allora devono di necessità avere anche una mente diversa, e se hanno una mente diversa allora probabilmente avranno anche un gusto diverso. Se dunque esiste inconsciamente un "gusto maschile" e un "gusto femminile", pur non inquadrabile in uno schema fisso, allora è statisticamente più probabile che un uomo apprezzi cose scritte da un uomo, anche quando non è in grado di dire se il testo sia stato scritto da un uomo o da una donna. Al che qualcuno potrebbe dire: infatti hai vinto un premio minore.

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    3. Una persona viene caratterizzata molto più dall'istruzione ricevuta, dai genitori, dall'ambiente in cui cresce, che unicamente dai fattori genetici. La scrittura è caso mai influenzata da fattori molto più superficiali, come il genere di letture e di stile che uno vuole perseguire, il suo status economico, la fretta o meno con cui vuole concludere il saggio/racconto/romanzo...

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    4. Ci sono aspetti caratteriali istintivi e naturali tipici degli uomini e tipici delle donne inconsci che nel momento in cui cerchiamo di produrre qualcosa che consideriamo "vitale" si manifestano e si fanno sentire.

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    5. @Anonimo
      Il premio minore è dovuto al fatto che a prendere i primi tre furono scrittori professionisti, cosa che io non sono. Comunque, per scrivere quel racconto mi avvalsi - proprio come fece Tolstoj per Anna Karenina - dei consigli di una donna.

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  2. E' un discorso che non mi convince molto. In genere un eterosessuale si trova a trascorrere molto più tempo della propria vita in compagnia di donne che di uomini. E almeno per quel che mi riguarda, da eterosessuale, devo dire che mi trovo ad avere più dubbi quando devo caratterizzare personaggi maschili che femminili.

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    1. Sì è un discorso molto complesso e quello che "mi trovo ad avere più dubbi quando devo caratterizzare personaggi maschili che femminili" mi assomiglia molto e forse è il motivo per cui leggo principalmente autori uomini che per assonanza sono vicini a me.

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  3. L'incipit è del bellissimo romanzo "La mia Africa" troppo semplice 😉 ... per quanto riguarda il tema dell'odierno post credo proprio che tu abbia ragione,non è semplice immedesimarsi nei panni di una donna e viceversa,ho letto il commento di Timuz e mi complimento con lui per la riuscita del suo lavoro, però sono certa che esiste sempre qualche pur minima falla,è veramente un odissea addentrarsi nel mondo,nei pensieri dell'altro sesso e in particolare di una donna,siamo talmente complicate che è volte non riusciamo neanche noi a descrivere il nostro modo di essere😉 Certo Ferruccio che oggi hai toccato un tasto non indifferente ...

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    1. Be' con post del genere e facile essere fraintesi.
      Ti ringrazio molto Marina e "brava" l'incipit è quello

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  4. Ovviamente la scelta ti fa onore, per sincerità e franchezza. Tuttavia, non è che esista un incolmabile crepaccio tra i due tipi di scrittura, altrimenti non si spiegherebbero la gran quantità di personaggi maschili bene caratterizzati alle donne. E il discorso rischierebbe di diventare paradossale, con l'accusa che Dickens non avrebbe potuto scrivere di personaggi proletari, perchè "borghese", o che uno studente debba scrivere solo di altri studenti, o un professore solo di altri professori ecc ecc

    Ad esempio Kathryn Bigelow (regista) dirige da anni attori maschili con molta più grazie ed esperienza dei suoi personaggi femminili, che sono invece spesso abbozzati e buttati lì.

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    1. Assolutamente, ripeto non voglio essere frainteso. Sto parlando di un mio approccio! E che nulla ha a che fare con valutazioni artistiche. Io posso descrivere bene una donna ma non posso scrivere come se fossi una donna perché diventerei ridicolo.

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  5. Mi hai fatto ragionare sulle mie letture.
    Sai che in narrativa leggo principalmente uomini?
    Giusto forse la Allende e la Yoshimoto tra le donne, ora solo queste mi vengono in mente.
    Mentre per i fumetti ho letto diverse opere scritte (e disegnate) da donne.

    Moz-

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    1. ahha, un post che serve a qualcosa allora!

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    2. Perso il commento... grrrrrr

      Il tuo discorso non fa una grinza, secondo me, Ferruccio. Entrambi siamo esseri umani ma, lasciando perdere Venere e Marte, siamo diversi. Viviamo lo stesso sentimento in modo diverso perchè nell'intimo di una donna c'è quello che manca nell'intimo di un uomo e viceversa. Ovvio che il discorso è ambivalente.
      Quando tu parli di una eroina incinta dici:

      Ora la potrei descrivere mirabilmente, non lo metto in dubbio, ma sarei in grado di trasmettere tutte le emozioni che accompagnano un momento unico e speciale per una donna con estrema verità?

      Vero! Ma ti posso garantire che all'inizio sono oscure anche per noi. :)
      Certo che la complessità del discorso va oltre a questo e forse si potrebbe parlarne per secoli.

      Quanto ai libri, leggo indifferentemente autori maschili e femminili. Certo che ho un occhio di riguardo ad esempio per le scrittrici di lingua araba perchè parlano di un mondo femminile così diverso dal mio e spero sempre mi aiutino a capire qualcosa di più su di esso.
      Ti dico però che Khaled Hosseini in Mille splendidi soli ha parlato proprio della vita di due donne in modo mirabile rendendo in pieno la loro essenza.
      Caso unico? Non credo. Forse raro.

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    3. No, le eccezioni ci sono, eccome. Poi dipende molto anche dalla bravura di un autore, spesso basta siano in grado di toccare le emozioni giusti per nasconder ele lacune.

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    4. Perfetto! Ci siamo capiti! :)

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    5. Col senno di poi, aggiungo una cosa.
      Un conto è riuscire a scrivere una storia, tipo Hosseini, in cui i personaggi femminili sono principali anche se lo scrittore è un uomo. Un conto invece è scrivere nei panni di una donna se si è uomo o nei panni di un uomo se si è donna.
      Io, Patricia scrivo un libro interpretando Ferruccio, come se fossi lui... uhm... secondo te cosa viene fuori? O viceversa anche.
      Se invece scrivo un libro in cui Ferruccio è uno dei personaggi potrei anche non azzeccare il suo vero carattere ma creare un persona in qualche modo credibile.
      E' solo un esempio eh... non temere ahhahahahaha

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  6. Io, pur essendo onnivoro in fatto di letture, tendo a preferire gli uomini per racconti e romanzi. Mentre la preferenza si annulla quasi in tema di saggi. Ciò vorrà pur dire qualcosa; il problema è... cosa?

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    1. Non c'è problema: mi è stato chiesto il perché non parlo quasi mai di scrittrici donne e ho trovato una scusa LOL

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  7. Concordo sul "scrivere come una donna", nel senso che è difficile per un uomo scrivere come una donna (e pure valido il discorso contrario), ma ascoltare, leggere, vedere un film di una donna, e poi scriverne, mi sembra una cosa che si possa fare senza problemi. La difficoltà è pari a quella del proprio sesso, credo, perché leggere/parlare/scrivere di opere altrui ha sempre delle barriere, dei filtri, dei non detti (da parte nostra/sua). Almeno è quello che penso ...

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  8. Sottoscrivo tutto in pieno. Neanche a me risulterebbe naturale mettermi nei panni di una donna, tanto più che non sono mai riuscito a capirle, quindi non potrei mai creare una protagonista credibile. E i gusti sessuali, per riferirmi a Ivano, non c'entrano nulla. Né è vero un uomo eterosessuale passi la maggior parte del tempo con donne.

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    1. Un post che potrebbe portare a fraintendimenti, ma io la vedo così

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