domenica 2 ottobre 2016

L'arte e la letteratura come un fast food

«La dieta di una nazione può rivelare più della sua arte o della sua letteratura.» 

Per conto mio la frase di Eric Schlosser, giornalista e saggista statunitense, contenuta nel suo libro più famoso Fast Food Nation non poteva non essere presa come spunto per una riflessione sul mio blog, in una giornata domenicale, in uno spazio che sembra apposito. 

D'altra parte cosa c'è di più vero di questa frase? Quante volte abbiamo dato dei giudizi affrettati a delle persone straniere, magari catalogandoli o etichettandoli in qualche modo solo per quello che mangiano più per quello che sanno a fanno? 

Ma è ancora possibile vederla in questo modo

Ora che mangiamo cinese. Ora che riempiamo i fast food. Adesso che diventiamo matti per del pesce crudo e per delle cucine esotica. Ora che abbiamo dimenticato il gusto per i veri pranzi. Adesso che riempiamo si scatolame e cibi pronti le nostre dispense. 

Vale ancora un simile discorso? 

C'è ancora qualcosa di vero e unico in grado di rivelare una nazione

Non è che pure la dieta, come l'arte e la letteratura, è stata dapprima ibridata e poi mediocricizzata e che in questo enorme calderone non si riesce più estrapolare nulla di veramente tipico di un paese? 

Vi voglio bene. 

Grazie.

18 commenti:

  1. Cosa c'è rimasto di "tipico di un paese" in un'epoca in cui stanno cercando a ogni costo di imporci con la forza una società multietnica, multireligiosa, multiculturale, globalizzata e coglionizzata con programmi televisivi identici in tutto il mondo, abbigliamento venduto dagli stessi marchi in tutto il mondo e - appunto come scrivi - catene di ristorazione standardizzate presenti in ogni parte del globo? Hai perfettamente ragione, tutto è stato ibridato e mediocricizzato in quest'enorme calderone, cultura compresa, ahinoi.

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    1. Avrei voluto che la frase di Schlosser fosse attuale, ma ormai siamo andati oltre.
      grazie.

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    2. Concordo con voi, Ferruccio e Ariano.
      Ormai, anche nelle sagre da paese in mezzo al nome rigorosamente in dialetto è facile trovare anche parole in inglese. E fossero solo parole! Anche l'arrosto con le chips... e non possono dire patate?
      A volte mi chiedo se per caso non abbiamo frainteso il significato del termine globalizzazione. Non è che per caso significa omologazione al cento per cento?

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  2. Tutto sta a vedere e cogliere le potenzialità di quella che definiamo globalizzazione: distruzione e perdita di identità nazionale vs arricchimento e nuove energie propulsive e creative.
    Vivere il cambiamento è destabilizzante, difficile e fa paura, occorre tempo per fare qualche riflessione. La sola cosa da fare adesso, oggi, è rimanere recettivi.
    Abbiamo un'idea confusa della storia dell'umanità, che evolve decisamente più in fretta degli anni che ci sono concessi vivere, probabilmente la nostra misura ci porta a valutare con una sorta di immobilità (è anche facile capirne i motivi).

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    1. Ma il tuo discorso in una visione sociopolitica non fa una grinza e lo quoto. però penso a quella narrativa che vive copiando gli scrittori d'oltreoceano, o nel campo della musica mi viene in mente di primo acchito il rap (ma ce ne sono altri di generi) che in pochissimi casi assume una fisionomia originale. Sotto questo aspetto temo ci siano delle difficoltà a far evincere del valore.

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    2. E però vedi anche quello che c'è di positivo, voglio dire. Pensa al jazz che è da sempre pura contaminazione e che ha una tradizione italiana forte. Pensa alla Ferrante che ha avuto successo negli States.
      Chi ha copiato lo avrebbe fatto lo stesso, chi fa musica di cacca l'avrebbe fatta lo stesso. Il panorama italiano musicale e editoriale è abbastanza patetico a mio gusto da anni. Magari evolvesse.
      Poi ognuno la pensa come crede, a me la contaminazione piace sempre.

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    3. guarda ho un fratello che scrive e suona una musica molto contaminata, però oramai anche i critici spagnoli lo stanno identificando come un musicista italiano e molto originale. Lo stesso vale per certi jazzisti che conosco la cui matrice è molto accentuata. E quando li senti parlare ti dicono che loro hanno preso le regole e poi c'hanno costruito musica con un anima propria. Le improvvisazioni di certi jazzisti italiani di grande qualità prendono vita dalle nostre origini. Anche se li senti senza sapere chi sono capisci subito che non sono "americani". anche a livello narrativo è così: prendi un Evangelisti o un Baldini o altri come lui. Voglio dire che c'è contaminazione e contaminazione. La maggior parte (quella che contesto nel post) scimmiotta king o i fantasy anglosassoni in maniera atroce e in questo caso si abbassa il livello e la media della gente spinge sempre più verso il basso livello

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    4. Tenendo conto che i veri artisti son sempre pochi, non vedo la contraddizione appunto. Il fantasy italiano esiste e non scimmiotta, solo che non se lo legge nessuno e ha una vita editoriale difficile, per fare un esempio.
      La gente ascolta da sempre musica pop, è normale. Non è davvero colpa del melting pot.
      Tu parli di imitazione, io parlo di elementi di una società liquida che tendono alla normalizzazione.

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    5. Glò per conto mio in Italia stiamo scimmiottando tutto e gli aspetti artistici ed editoriali sono la punta dell'Iceberg. Io il novanta per cento di quello che mi arriva da leggere lo trovo di scarsa originalità e senza anima, specialmente negli aspetti fantasy che sembrano quasi tutti delle sceneggiature dei film e delle serie televisive così di moda d'oggi e ci vedo bene poco d'italiano. Ora tutto è partito dal fatto che una volta la frase in testa l post aveva senso, ora invece no.

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    6. Ormai viviamo in un società dove ci impongono tutto, per questo ho messo il titolo Arte e letteratura come un fast food. Non è colpa di nessuna ma bisogna accontentare tutti e questo sta togliendo "l'anima artistica"

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  3. Ferruccio ... allora ...parliamone!Penso di essere oramai una mosca bianca per quanto riguarda la cucina degli altri paesi,non riesco ne a mangiare ne a preparare piatti che non siano nella mia tradizione italiana,sopratutto se nei piatti "stranieri" è previsto l'utilizzo di carne o pesce,non posso,provo repulsione!Usanze e gusti molto differenti dai nostri.Voglio raccontare un episodio capitato a mio cognato quando ancora bambino con suo padre soggiornava in diversi paesi,sopratutto asiatici,per delle collaborazioni che il suo genitore aveva con diverse aziende tessili;il momento che ricorda con vero terrore è quello che lo vedeva seduto al ristorante per consumare i pasti e i suoi restavano sempre sul piatto;il momento clou fu quando durante un importantissimo incontro i dirigenti di un'azienda per festeggiare l'ottimo andamento di un affare,avevano incluso nel menù cervello di scimmia,l'animale ben ancorato al tavolo circolare con un foro al centro da cui fuoriusciva la calotta aperta e i commensali provvisti di apposito cucchiaino attingevano e assaporavano con gusto ... tutti tranne lui naturalmente!Spero tanto che un obbrobrio del genere sia stato oramai abolito.Come vedi mangiamo italiano che è meglio 😉

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    1. Il mio post è un esagerazione... la strada che abbiamo intrapreso è quella e il mangiare sta finendo come...
      Ricordo che una volta però si parlava di letteratura russa. Si parlava di Brit Pop. C'è tutta una musica classica tedesca. non credo che in futuro moriremo di fame, come non credo che mancheranno i buoni libri e la grande musica e la grande arte. Ma mi pare anche di vedere per il momento una grande mancanza di identità i tutti i comparti della società.

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  4. Dici bene,mancanza d'identità in tutti i campi ... troppi contaggi e troppe infiltrazioni ovunque!

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    1. non vorrei essere frainteso, ma ho la sensazione che si cerchi di accontentare tutti dandoci sempre cose più semplici e banali

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  5. dici bene, c'è rimasto ben poco che possa dirsi tipico di un paese!

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