martedì 25 ottobre 2016

Il blog non è solo un passatempo


Questo post dal titolo Il blog non è solo un passatempo era pronto da diverso tempo. 

Non mi decidevo a pubblicarlo, poi sul blog di Miki Moz è apparso: [blog] cos'è successo al blogging? e mi sono accodato. 

Naturalmente lo spirito del mio articolo è diverso da quello di Moz, visto che lo avevo scritto dopo aver analizzato certi luoghi comuni che ruotano attorno a certe voci riguardanti il blogging, ma ho pensato di collegarlo al lavoro del blogger abruzzese cogliendo alcune assonanze. 

Più volte ho avuto la sensazione che per molti "blogger" il blogging non sia altro che un modo per riempire il tempo, indipendentemente dalla qualità delle cose che si pubblicano. Lo so che non è piacevole da dire, ma sembra molto evidente. 

Il blogging per parecchi blogger è un qualcosa da valorizzare quando le cose vanno bene e da disprezzare e mettere da parte quando invece i risultati non sono all'altezza delle aspettative

Più volte ho constatato blog in cui è evidente la mancanza di un progetto alla base, ma tutto ruota attorno a suggestioni o ispirazioni momentanee e a pettegolezzi. 

E così nel giro di poco tempo spariscono allo stesso modo di come sono apparsi. Insomma ci devo molta ipocrisia in tutto questo anche perché nel momento in cui sono attivi hanno quasi un atteggiamento compulsivo e pretendono attenzioni. 

Ecco, in maniera del tutto soggettiva vi devo confessare che non ho mai considerato il mio blog un passatempo sin dal mio primo articolo. Ho pensato da subito che poteva essere un buon strumento per migliorare la mia professionalità, oltre a farmi crescere come persona. 

Non ho mai abbandonato questo spirito e continuando a mantenerlo vivo ne ricavo ancora oggi riscontri positivi. Poi va pure detto che ci sono blogger che campano con le attività che ruotano attorno al loro blogging e metterli tutti nello stesso cesto non fa sicuramente bene al settore. 

Meditate blogger, meditate. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

26 commenti:

  1. Osservazioni piu che giuste, oltre ad una analisi veloce corretta ( l'approfondimento assoluto non rientra in questo mezzo, e forse neanche in questa epoca ) sto meditando, per cui cogito ergo sum ? Grazie

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    1. Grazie Alessandro, dal mio punto di vista i blog devono anche stimolare senza appesantire (azzeccatissimo il tuo testo tra parentesi)

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  2. Penso si tratti di una scelta strettamente personale - ci sono molti modi di concepire e vivere le cose, blogging incluso :)

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    1. Da come ti conosco il tuo modo di fare blogging è esemplare

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  3. Un blog che rispecchi le fasi altalenanti di chi lo gestisce credo sia segno di spontaneità e di naturalezza. Lo reputo più coerente rispetto a coloro che, pur di non perdere visibilità o lettori, s'impongono di pubblicare articoli magari artificiosi o forzati. Mi riferisco ovviamente ai blog personali, non vincolati da esigenze di marketing o di natura professionale. Sono però d'accordo, come avevo commentato anche sul blog di Moz, sul fatto che talora un blog nasca soltanto per appagare bisogni passeggeri, non supportato da qualità e cura dei contenuti. È giocoforza che sia destinato all’oblio. Ma è probabile che avvenga con buona pace dell’autore stesso, prima ancora che dei lettori. Dopotutto chi non ha sperimentato per passatempo attività rivelatesi poi effimere e di breve durata? L’importante – dici bene – è mantenere la giusta umiltà, senza pretendere attenzioni immeritate. Ma l’umana natura, si sa, è così varia…

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    1. Grazie per il contributo. Ho la sensazione che hai preso in pieno lo spirito del mio articolo. Spontaneità e naturalezza sono tra i cardini del blogging e naturalmente anche il passatempo ha la sua dignità "ma non per coloro che, seppur solo per passatempo, pretendono visibilità e fanno calare dall'alto quanto scrivono" Perdonami se mi sono servito in parte della tua citazione

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  4. Pugliese, anche :)
    Nemmeno io l'ho mai considerato un passatempo, sicuramentente è un hobby per me serio ma appunto -anche se inizialmente non avevo piani editoriali o cose analoghe- l'ho sempre visto come qualcosa che mi apparteneva, che mi "serviva". Oggi credo di non poter mai smettere di essere blogger, qualunque risultato ci sia.
    Grazie per la citazione ;)

    Moz-

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    1. Aggiungo.

      grazie a te per lo spunto, la vediamo allo stesso modo

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  5. Scopro questo blog grazie alla pagina FB ADOTTA 1 BLOGGER. SAoddisfatto della scoperta.
    Nella fattispiecie, mi fa molto penbsare questo post. In alcuni atteggiamenti mi pare di rivedermi, specialmente nei periodi in cui trascuro (più o meno) il blog, o quando sono in crisi per i contenuti: perché scriverli? Ok che si dovrebbe scrivere per se stessi (è forse l'unico modo di scrivere, paradossalmente), ma a volte, se mi prende la sensazione che quel che sto epr scrivere non interessa nemmeno a me stesso, la prospettiva rischia di farsi tragi(comi)ca.
    Io sono entrato nella blogsfera tre anni fa, dopo molti ripensamenti e rimuginamenti, sull'onda dell'esempio di una mia cara ammica blogger, molto attiva, che mi ha incoraggiato.
    Sono soddisfatto della mia scelta, anche se in tre anni il blog ha attraversato non pochi alti e bassi, periodi di chiari di kluna, difficoltà nei contenuti. Tutte cose riflesso della mia vita. Ma son contento di essere ancora blogger, e soddisfatto di quel che sto provando a fare - ok, non sempre, ma mi ci impegno :)
    Condivido, in conclusione, molti degli spunti del post. Grazie

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    1. Grazie Giovanni e grazie per l'apprezzamento.
      L'articolo vuole essere uno stimolo per tutti quelli che fanno blogging, con le difficoltà e le gioie che questo comporta. Ma vuole anche essere una tiratina di orecchie per chi si approccia in modo superficiale a questo ambiente!

      Di nuovo e benvenuto

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    2. Una tiratina di orecchi me la sono sentita, infatti! :) ma ci vuole. Se si decide di fare blogging dopo averci ragionato (anche se, almenoi inizialmente, senza un troppo definito progetto editoriale, per così dire), allora biosgnerebbe essere certi che si sa e si pouò e si vuiole continuare, in qualunque maniera. Non è un po' come assunzione di responsabilità versom qualcun altro che vive indipendentmeente dalla nostra volontà?
      IO, al momento, per esempio, vorrei capire come fare a riorganizzare i contenuti, facendo delle macrocategorie, e qualche mini cambiamento l'ho pur fatto. Ma, negli ultimi tempi, ho cercato di bloggare a qualunque condizione. Fai un salto a vedere il mio blog, se ti va, mi piacerebbe un tuo parere. Ben trovato

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    3. Creare delle rubriche fisse aiuta molto. Io ne tre che mi "obbligano" a postare

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  6. Ciao Ferruccio, ti confesso che all'inizio il blog poteva essere il mio passatempo, sballato pure visto che di informatica come capacità sono meno di zero.
    Col tempo però è diventato altro. Qualcosa di più importante. E' diventato un confronto con gli altri su cose che mi interessano particolarmente. Se poi, con questo confronto nasce anche il gioco, concorsini di poesie e raccontini, ben venga. Non si può sempre essere seri nella vita. Bisogna anche sapersi prendere un po' in giro.
    Quello che dici tu ora e che ha detto Miki prima l'ho riscontrato anch'io. Blog chiusi... o aperti ma con l'ultimo post che risale a mesi e mesi fa... più nessuna interazione di nessun genere... non so! Forse problemi. O magari noia. O ancora avendo preso sottogamba l'impegno che comunque un blog porta ci si ritrova ad annaspare tra idee che latitano, lettori che spariscono, visite che calano.
    Farsi un esamino di coscienza prima di chiudere tutto? Chiedersi il perchè?

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    1. Ci sono blogger che nascono e chiudono ogni giorno. Le difficoltà le incontriamo tutti. A me sinceramente non mi piace chi blogga con superficialità o con doppi fini, assumendo atteggiamenti non consoni in base al bisogno!

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    2. Forse le persone che dici tu non hanno ben inteso il senso di blogging. Non deve essere uno scambio forzato ma ci deve essere partecipazione.
      Bisogna "vivere" il web attivamente e non solo posare e via. Almeno, la mia idea è questa. Poi forse qualcuno mi considererà rompiscatole però....

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    3. Spero per la prima parte del discorso e non per la rompiscatole ahhahahaahhaah
      Battuta, eh! Se lo sono non me lo dire :)

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  7. Molto bello questo articolo, grazie per avercelo proposto perché ci fa riflettere. Lo farò.
    Buona serata
    sinforosa

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  8. Non so se davvero esista qualcuno che fa blogging perché non sa in quale altro modo passare il proprio tempo libero. Se esiste dura poco, a meno che non abbia accentuate tendenze masochistiche.

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    1. speriamo, a volte qualche dubbio mi viene tuttavia

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  9. Come dice Ivano, se non sai come passare il tempo difficile che ti metti davanti ad uno schermo bianco con costanza e idee giorno dopo giorno (a meno di non scrivere un inutile blog di ricette :)
    La vedo come Moz, scrivere è qualcosa che mi appartiene e mi definisce, è una tentazione, uno stimolo, pensare che fin quanto ci possa essere un'irruenza abbia senso gestire un blog è ciò che da 10 anni mi fa accendere questo schermo bianco.

    Come scrivi, probabilmente molti lo usano per accrescere la propria professionalità e mi stupisce leggere per crescere come persona. Probabilmente la scrittura diventa uno sfogo, un modo per temprarsi, spostare un limite, mettersi alla prova: di sicuro tu ci riesci e qui è sempre piacevole soffermarsi e ragionare

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    1. Probabilmente la scrittura diventa uno sfogo, un modo per temprarsi, spostare un limite, mettersi alla prova: di sicuro tu ci riesci e qui è sempre piacevole soffermarsi e ragionare - il modo migliore per crescere. Grazie

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  10. dipende dall'uso che ne vuoi fare, per me era una sorta di diario nato per così dire ad uso terapeutico, mio uso terapeutico, poi lo scambio con gli altri blogger è stato così stimolante che ci ho preso gusto, per quasi dieci anni l'ho seguito, curato, etc.etc., ora credo che per me questo tempo sia finito, non lo abbandono del tutto ma lo trascuro molto. Altri impegni, hobby, strade

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    1. Certo è sempre una questione personale, sono d'accordo, ma se nel mio fare blogging "coinvolgo" altre persone e pretendo attenzioni da altre persone eticamente non lo trovo più un qualcosa di personale.

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