martedì 27 settembre 2016

Scrivere e riscrivere, cercando la perfezione

Il problema della mia scrittura? Scrivere e riscrivere, cercando la perfezione. Sta tutto lì! Ci pensavo l'altro giorno mentre redigevo il post Novel interruptus. Non mi fermerei mai di riscrivere e correggere e sistemare quello che ho scritto. 

Sono convinto che potrei andare avanti all'infinito. A volte mi capita di stare ore su una pagina solo per correggere una parola. Ecco perché le mie pubblicazioni vanno a rilento. Dopo un anno che ho scritto un lavoro, trovo sempre qual ancora qualcosa da togliere e da sistemare... 

Ora per darvi un'idea di come vedo la mia narrativa vi devo confessare che solo il Racconto senza titolo elencato nell'articolo La lista dei racconti ha raggiunto la qualità che desidero, visto che ha solo una parola per conto mio fuori posto e naturalmente il titolo, ma tutti gli altri, chi più chi meno, possono essere rifiniti togliendo ancora un bel po' di parole per ottenere l'effetto che ho in mente, e vi garantisco che prima di postarli sul blog ho eliminato un paio di cartelle per ognuno. 

Per non parlare del romanzo Il gatto che sognava di essere il delfino che  è  lì ad invecchiare neanche fosse una bottiglia di Barolo

Naturalmente ci sono anche scrittori prolifici che non si fanno prendere da dubbi artistici, ma so che molti vivono la scrittura come me. 

Mi piacerebbe così interpretare il sentire comune con qualche testimonianza. Non so cose del tipo che sapete quando e come fare a mettere la parola fine e accontentarvi di ciò che avete realizzato... 

Vi voglio bene. 

Grazie.

P.S. Naturalmente, la perfezione stilistica, non la cerco nei post quotidiani, mi basta che siano incisivi, anche se vengono lo stesso sistemati in maniera continua!

23 commenti:

  1. Tenuto conto del fatto che in genere io non scrivo dei veri racconti, ma solo delle brevi novelle (per altro già scritte da autori del passato), devo dire che anche a me capita di leggere e rileggere il post fino a quando ho una certa sicurezza che non vi siano errori. Spesso, pure dopo aver pubblicato un post, se non mi piace qualche termine, o punteggiatura, li cambio, senza pensarci su. Qualche volta mi è capitato che fosse lo stesso lettore ad accorgersi di una "svista".

    Comunque, se mi è concesso una considerazione, credo che il fatto di rileggere più volte ciò che scrivo, forse non è dovuto tanto alla smania di perfezione, quanto a un desiderio di auto celebrazione. A te non capita?

    Buon lavoro amico mio!

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    1. Che sia colpa del nostro ego?

      Grazie Gennaro!

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  2. Ecco un altro spunto. La follia. Io dico sempre che non possiamo non essere folli, noi che cambiamo un verbo, aggiustiamo una frase ben sapendo che la stessa sarà letta en passant. E per zero euro o quasi facciamo tutto ciò. Se non è follia questa... e se non fosse sublimata nella scrittura, che tipo di criminali Saremmo? :-D

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    1. Il valore per me è molto più di quello che si pensa!

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  3. Visto che non scrivo, contribuisco con la mia opinione da esterna, ovvero: ecco perché la figura dell'editor è fondamentale!
    Poi se si scrive per sé e non per pubblicare, va bene anche la revisione "eterna" eh.
    Buona serata ^^

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    1. certo, il problema è trovare quello giusto/giusta di editor

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    2. La questione è perché si scrive: se scrivi come dice qui sotto Ivano per una tua idea di Bellezza non è detto che poi ti pubblicheranno. Un vero scrittore può anche rimanere sconosciuto ai più, un bravo scrittore è chi vuole farsi leggere da un pubblico e lavora in questo senso.
      Ovviamente non tutti devono ricorrere all'editor, libertà. Però... voglio dire chiaramente che di Pynchon (del quale non so molto e ignoro se abbia mai avuto editor) ce n'è uno a generazione circa.

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    3. Lo trovo un discorso complesso, naturalmente. Se fosse solo un discorso di correzione li bacerei gli "editor", quando si spingono più in là la faccenda si fa più dura. Domani comunque ho un post che non parla di editor nello specifico, ma della soggettività che caratterizza ognuno di noi quando scriviamo!

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    4. Ecco una tipica "frase" di Pynchon, tradotta in italiano rispettando la sua scrittura:

      Palle-di-neve han disegnato i loro Archi Volanti, costellando i Fianchi dei Capanni non meno che quelli dei Cugini, involando copricapi nel vento frizzante del Delaware: le Slitte son sospinte al coperto e i loro pattini asciugati e ingrassati con cura, le scarpe deposte nel vestibolo sul retro, una Calata con le calze ai piedi sulla grande Cucina, in finalizzato Fermento fin dal Mattino, interpunto dei tinnenti Coperchi di vari Bricchi e Pentole fragranti di Spezie per Pasticci, Frutta sbucciate, Grasso di Rognoni, Zucchero caramellato ... e i Fanciulli sempre quasi di Volo, tra gli Schiaffi ritmati di Cucchiaio con Pastella, avendo ghermito per blandizia o rapina quanto loro possibile, proseguono, come ogni pomeriggio di questo nevoso Avvento, verso una Stanza accogliente sul dietro della Casa, arresa da anni ormai ai loro spensierati Assalti.

      Cosa dovrebbe dirgli un editor?
      "Secondo me questa frase è troppo lunga, dovresti sforbiciare un po' qua e un po' là... Secondo me qui ci vorrebbe una virgola e qua un punto...". Cose così?

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    5. Lo so, lo so. Io ho più esigenza di chi mi corregge gli errori, visto che appena mi dicono di cambiare qualcosa di più sostanzioso cominciano a girarmi... E po andrebbe detto che un editor non sa il background che c'è dietro un alvoro. Magati ti cancella una frase e tu su quella frase ci hai lavorato un mese.

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    6. Bisognerebbe chiedere a chi lo fa di mestiere, ma la frase riportata conferma quanto dicevo: quanti Pynchon ci sono oggi? Penso che alcuni autori abbiano assolutamente bisogno di chi sa fare il mestiere di editor, perché la loro è una scrittura piana e normale.
      Se ricordate io avevo accennato alla questione relativamente a Carver e il suo storico editor... non mi pare di aver mai detto che questa figura debba "riscrivere" e cambiare ciò che gli viene sottoposto. Non mi pare nemmeno sia quello che deve fare per sua funzione.

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    7. Se sei un "gioppino" in mano all'editoria dipendi dagli editor, se sei uno scrittore di qualità e di personalità imponi anche la tua scrittura, per come la vedo io.

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    8. Scrittori di qualità come intendi tu ce ne sono pochissimi ;)

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    9. Bisogna mirare ad essere tra i pochissimi! LOL

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  4. Io credo nella bellezza e (per me) nella necessità dello scrivere senza editor proprio perché è l'unico modo per dare veramente il meglio di se stessi, che è ciò che (per me) veramente conta nella scrittura. Ci sono scrittori, per esempio Pynchon, in cui un editor non saprebbe neanche dove cominciare a mettere le mani e (per me) sono i veri scrittori.

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    1. Io ho il problema degli errori, e credo che qualcuno che mi legga le cose che faccio sia necessario. Poi quando criticano il mio finale e lo stile di scrittura o cose così. Li manderei al diavolo. Ecco, domani ho un post un po' in linea con questo mio commento

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    2. Finché si tratta di questo, ok. A tutti può capitare di fare svarioni e le correzioni sono sempre le benevenute, ci mancherebbe altro.
      Il problema è quando l'editor sovrappone la sua visione della scrittura alla tua. E' ancora tua l'opera se tu gli consenti di farlo? Secondo me la risposta è no.

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    3. Si tratta allora di stabilire accordi precisi in anticipo con la persona incaricata: occupati di ciò che è oggettivamente errore e tieniti per te le tue considerazioni personali.

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    4. Purtroppo è una mentalità presente anche nei forum dove ho proposto i miei racconti

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  5. La perfezione non è mai una colpa anzi in questa maniera dimostra una passione per quello che fai e un vero rispetto per la scrittura e per i tuoi lettori.

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  6. Non sono una scrittrice ma capisco e approvo questo tuo modo di scrivere. Da parte mia ho scritto solo un manuale e quando l'ho consegnato all'editore avrei voluto rifinirlo ancora. E dopo qualche anno, essendomi ritrovata a leggerlo per cercare un brano ben preciso, mi sono detta che vorrei correggere parecchie cose !

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