mercoledì 14 settembre 2016

Buio all'alba

Svegliarmi al mattino con un orecchio tappato a causa dell'aria condizionata, oltre a ispirarmi status su facebookmi ha ricordato un altro racconto che avevo da parte. 

Anche in questo caso l'aspetto fantastico della storia serve a far riflettere sugli aspetti più profondi della nostra vita: spero si colga

Il racconto si intitola Buio all’alba

Buona lettura! 

Quella notte non successe nulla. Non sentì neppure sua moglie rincasare. Si svegliò e scorse la sua sagoma muoversi leggera tra le lenzuola. La donna aveva sistemato il cuscino di traverso nel letto per non farsi toccare, ma pareva tranquilla. Dormiva. 
Lui l’ascoltò russare piano, per alcuni minuti, come se stesse ascoltando il rumore delle onde del mare sulla battigia. Poi, prima di riaddormentarsi, guardò alla finestra l’alone emanato dai lampioni fuori in strada. 
Fu l’ultimo chiarore che distinse perché, quando il mattino, al primo squillo di sveglia, si ridestò e pigiò l’interruttore della luce non fu in grado di scorgere nulla. 
La camera rimase immersa nel buio. 
D’istinto riuscì a bloccare il trillo sul comodino alla sua destra, però non poté intravedere la sveglia; come, malgrado gli sforzi, non riuscì a distinguere tutte le altre cose presenti nella stanza. Pareva quasi che l’arrivo dell’alba avesse ingoiato tutto. Non individuava neppure il profilo di sua moglie. La sentiva sospirare. Poteva anche toccarla con le mani se lo desiderava, oltrepassando il cuscino, ma non la vedeva per niente. 
Ipotizzò qualche grosso guaio alla vista. Pensò a qualche virus latente che si era tenuto addosso e che si era manifestato di colpo. Tuttavia, una cecità improvvisa non lo persuadeva più di tanto: aveva sentito raccontare che i ciechi possedevano la facoltà di intravedere le ombre, quindi immaginava che avrebbe dovuto notarle. Non era una cosa facile da accettare. Stava accadendo qualcosa di anomalo. 
D’altra parte, adesso, a suffragare questa sensazione, subentrò pure l’abbaio assillante dei cani fuori in strada. 
Così decise di destare la donna. Desiderò svegliarla per ritrovare qualche piccola certezza domestica, più che per la volontà di vederla in piedi. 
Tuttavia quando – dopo aver spostato il cuscino e averla scossa lievemente con un braccio – udì la sua voce risuonare nelle orecchie, ebbe la conferma che non si trattava di una condizione personale. 
«Che sta succedendo?» domandò sua moglie. «Come mai non si vede niente?» 
«Non lo so» rispose. 
«Dove sei?» 
Lui buttò il cuscino dal letto e la toccò di nuovo con una mano. 
La donna si ritrasse. «Accendi la luce.» 
«Dovrebbe essere accesa.» 
«Come dovre… Che significato hanno questi latrati?» 
«È successo qualcosa.» 
«Cosa?» chiese. Poi parlò più forte: «Perché non vedo nulla?» 
«Non ne ho idea, ma non devi preoccuparti» disse lui sperando di placarla. «Ci sono io!» 
Sua moglie non pareva intenzionata a calmarsi. Si limitò a imprecare come una ragazzina, ma da come la sentì ansimare nel letto gli parve sull’orlo di una crisi di nervi: doveva essersi rannicchiata su se stessa. La cercò con le mani allora; le accarezzò le guance con dolcezza e, alla fine, provò il disperato desiderio di abbracciarla e stringerla a sé come faceva una volta.
«Sono cieca?» chiese lei ritraendosi. 
«No!» dissentì contrito. «Deve trattarsi di un problema esterno… vado a controllare. Magari dicono qualcosa alla televisione.» 
«Dove vuoi andare?» 
«In salotto.» 
«Non lasciarmi sola» implorò la donna trattenendolo per un braccio. 
«Non temere. A letto non può accaderti nulla.» 
«Ti prego, non andare via!» 
«Stai tranquilla! Lascerò le porte aperte e potrai udirmi camminare» disse, mentre cercava con i piedi le ciabatte sul tappeto alla base del letto. Quindi, una volta che le ebbe trovate, le calzò e si alzò; poi si fece coraggio e in pigiama si spostò come un palombaro tra le pareti della camera. 

Gli parve un’esperienza del tutto nuova. Sembrava che le dimensioni della stanza fossero completamente diverse da come lui le aveva sempre considerate. L’oscurità si era insinuata ovunque, neanche fosse una nebbia, tetra e senza odore. Non era, però, come vivere dentro un blackout improvviso ed era diverso dal provare a stare per gioco con gli occhi socchiusi. 

Mentre si spostava, temeva che il pavimento gli prospettasse una trappola a ogni passo. Qualsiasi movimento gli costava un’eternità, nonostante fosse realmente difficile riuscire a distinguere, con simili tenebre, la lunghezza del tempo e la dislocazione effettiva dello spazio: intorno a lui si era liquefatta la più banale forma di luce. 
Tuttavia, seppure con qualche difficoltà, appoggiando le mani una volta alle pareti e una volta agli stipiti delle porte, arrivò in soggiorno. Si incuneò tra le poltrone del salotto finché dedusse di essere giunto davanti al mobile che doveva contenere il televisore. 
Una volta che lo ebbe identificato lo rovistò con le mani sul davanti, dal basso in alto. Ispezionò l’apparecchio fino a quando ebbe trovato il tasto d’accensione; lo premette e attese. 
Adesso dovevano essere circa le sette; in tv dovevano trasmettere uno di quelli insulsi e irrilevanti programmi di sveglia mattutina. 
Lui non li sopportava, ma stamattina sperava tanto di vederli in onda. Lo avrebbero rassicurato; più delle previsioni del tempo e dell’oroscopo giornaliero. Sapeva che certi programmi, sarebbero stati una garanzia di normalità. Invece, dal televisore non fuoriuscì un suono. Lo stesso accadde dopo che ebbe acceso la radio dell’impianto stereo incassata nello stesso mobile: nessuna frequenza attiva. 
Questo fatto gli suscitò davvero paura e, per qualche istante, pensò che tutto fosse tornato come quando era bambino. Quando il buio era stato per lui un’ossessione. Quando associava l’oscurità al demonio. Ripensò al turbamento che gli aveva arrecato quella figura sinistra e ai molti anni che era stato costretto a dormire con la luce accesa in camera. 
Ma non era così. Il diavolo non esisteva. Ora le cose, che non era in grado di spiegarsi, non gli incutevano più quel terrore che aveva sperimentato da bambino quando calava la notte. L’esperienza gli aveva insegnato che il mondo era solo un fatto tangibile e reale. Adesso, se non c’era il rischio di prendere qualche botta in testa o di provare un dolore fisico, non temeva nulla. Per un po’ di tenebre pensava che non fosse il caso di farsela addosso e mettersi in ginocchio a pregare. 

Non c’era nulla di metafisico in quello che stava succedendo. Probabilmente, in qualche zona della città, c’era qualche personaggio che si stava attivando per risolvere la situazione. Magari, era un guaio circoscritto al quartiere dove abitava e presto sarebbero arrivati gli aiuti. 

Cosicché considerò l’ipotesi di usare il telefono. Ora alcuni numeri era in grado di comporli pure nell’oscurità e sarebbe bastato una chiamata al pronto intervento per risolvere la crisi: niente altro. Ma ci rinunciò appena, dopo essersi accomodato in poltrona, ebbe sollevato il ricevitore: non si percepiva nemmeno il suono tipico della linea attiva. 
Questo particolare lo afflisse e per la seconda volta, da quando si era svegliato, la sua ansia aumentò. Era chiaro che si trovava di fronte a qualcosa di serio. Un problema piuttosto complicato visto che non funzionava nessuna forma di comunicazione. 
Dapprima pensò a una catastrofe naturale: una fine del mondo imminente. Poi orientò la colpa verso una guerra. Era un’ipotesi folle, se ne rendeva conto, ma la considerò davvero fattibile. Forse, ciò che stava avvenendo, era il risultato di un’arma di nuova concezione: qualcosa di terribile e indolore che non avrebbe lasciato via d'uscita. 
Tuttavia, riusciva a cogliere un paio di fattori positivi. Per prima cosa sua moglie non poteva vedere l’amante. Poi bisognava aggiungere che, con queste condizioni, non poteva recarsi in ufficio, e un fatto del genere non era da sottovalutare. 
Con i guai che aveva al lavoro, risparmiarsi qualche minuto di stress gli avrebbe fatto bene. In fondo una guerra o una qualsiasi catastrofe sarebbero servite per unire la gente. 
Magari si trattava soltanto di una speranza. Forse anche sua moglie avrebbe potuto ricominciare ad amarlo. Ora più di prima. 
E pensò di tornare nella stanza da letto. 

«Sei tu?» si sentì chiedere appena fu rientrato. 

«Sì» rispose. 
Sua moglie mugugnò. 
«Sei ancora a letto?» 
«Dove vuoi che vada?» ribatte la donna. 
Già, si disse e sedette sul materasso vicino, ma non la toccò. 
«Hai capito cosa succede?» chiese lei. Aveva mutato il tono della voce: era più cinico. 
«No, non funziona nulla» rispose. «Non so: ho pensato a una guerra o a qualche catastrofe.» 
«Perché tu pensi?» 
«Cosa vuoi dire?» 
«Quello che ho detto… una guerra, una catastrofe? Che idiozie… io non voglio passare il resto delle vita al buio» disse lei. 
«Be’ non so come aiutarti al momento» rispose. 
La donna scoppiò in lacrime. «Perché mi trovo in questo schifo di vita» disse. 
«Ehi» disse. «Non risolvi i problemi perdendo la calma.» 
Il buio la stava facendo impazzire. O forse, pensò lui, si trattava di sensi di colpa che la assalivano. Magari sarebbe impazzito pure lui. Sarebbero impazziti tutti. Non era il caso di aspettare per saperlo. 

Si alzò e lasciò la stanza di nuovo. Uscì all’aperto. A colpirlo, una volta fuori nel giardino dalla villetta – tolto il guaito continuo e persistente dei cani – fu la calma che regnava nei paraggi. Abitavano almeno una dozzina di famiglie in zona e ognuna di queste aveva dei figli. 

Si chiese come mai nessuno si desse da fare. Pensò che per i bambini poteva essere un giorno di festa: oggi avrebbero evitato le lezioni scolastiche e sarebbero rimasti in casa a trastullarsi con i demoni della loro età. Magari dormivano ancora nel letto. Ma i loro genitori erano obbligati a fare qualcosa: dovevano studiare un piano se volevano cercare di sopravvivere. 
Faceva anche freddo all’aperto. Un freddo assai diverso da quello che conosceva sulla pelle. Non era il fresco tipico di fine aprile, tuttavia non si trattava neppure della gelida aria invernale. 
Una sensazione del genere ricordava di averla provata durante un’eclisse totale. La percezione era uguale. Era un freddo portato dall’oscurità, più che da una condizione meteorologica e lui pensò che se, assieme alle tenebre, subentrava pure un freddo così atipico la storia si faceva più dura del previsto. 

Provò a chiamare qualcuno. Nessuno di preciso, solo un urlo per capire se c’era un essere vivente nei dintorni. Sentiva di doverlo fare. Immaginava che se ci fosse stato qualcuno presente, d’altro canto, non si sarebbe esposto con facilità senza un invito. Faceva parte dell’istinto di sopravvivenza un tale atteggiamento. Ricordava di averlo letto nelle pagine di un libro. 

Era un comportamento primordiale. 
Ricordava che non piangeva mai al buio da bambino. Aveva solo paura e la paura, allora, gli consigliava di fare silenzio. 
Non ci fu risposta e lui dedusse che nessuno dei vicini era ancora uscito di casa. Forse, la maggior parte di loro, stava aspettando i soccorsi. Magari se la stavano cavando benissimo e stavano facendo colazione con i loro figli. Forse avrebbe dovuto fare la stessa cosa. Sarebbe dovuto rientrare in casa e poi sarebbe dovuto tornare a letto con sua moglie. Poi avrebbe dovuto fingere che lei lo amasse come una volta e avrebbe dovuto stringersi a lei. Magari non si sarebbe ritratta e allora avrebbero fatto l’amore con passione e alla fine si sarebbe addormentato stretto a lei. Poi quando si sarebbe risvegliato, avrebbe rivisto la luce. 

Ma non ebbe il tempo di provare a farlo, perché appena finì di pensarlo notò il primo fiocco di luce cadere. Non fu in grado di verificare se il fiocco cadeva vicino o lontano. Poteva essere a una distanza di un metro come poteva trattarsi di chilometro. Non fu in grado neppure di capire di che entità si trattasse. 

A tutta prima gli parve soltanto un elementare fiocco simile a una biglia da gioco trasparente. Null’altro. Ne fu catturato in ogni caso e la osservò cadere lentamente sul terreno. 
La biglia baluginò appena toccò terra, poi si dissolse come un bioccolo di neve al sole. Ne comparve un'altra poco dopo e un’altra ancora. Spuntavano nelle tenebre e cadevano a terra leggere come pollini portati dal vento. Erano luci che brillavano, ma non rischiavano la notte. Parevano limitate a loro stesse, come se il chiarore fosse imprigionato al loro interno senza via d’uscita. Fragili ed eteree, sempre più fitte e intense. 
Lui le guardò affascinato. Non si sentiva intimorito. La luce contenuta nelle sfere suscitava qualcosa dentro di lui. Era come se al loro interno ci fosse qualcosa di vivo. Lo percepiva e ne era felice. Stava provando qualcosa di nuovo e pensò che forse non era la fine del mondo come aveva supposto. Forse non c’era neanche una guerra in programma. Almeno non oggi. Ora nei suoi pensieri non coglieva nulla di negativo. Più volte, negli ultimi tempi, aveva sentito parlare di rinascita per il genere umano. Qualcuno accennava a una specie di era rivelatrice. Qualcosa che avrebbe cambiato l’esistenza e la spiritualità di ogni singola persona. Ecco: pensò che l’inizio era determinato dalla calate di queste strane sfere. 
Stava bene e sentiva uno strano formicolio nel sangue. Percepiva sulle braccia la pelle d’oca, però non avvertiva i languori della fame e neppure il bisogno di espletare i bisogni fisiologici. Anche i cani, dopo i primi fiocchi di luce, avevano smesso di guaire, come se pure loro fossero nelle condizioni di percepire sensazioni particolari. 
Era parecchio che non provava una simile pace. Non c’era più nulla a infastidirlo e rientrò di nuovo in casa convinto che la sua vita stava cambiando. 

Notò che le sfere luminescenti erano presenti anche tra le pareti. Passavano tra i muri de stanze e tra i vetri delle porte socchiuse, come fantasmi. Mentre percorreva il corridoio, provò a catturarne una, aprendo il palmo della mano. Almeno immaginò di farlo. Ma nel palmo non gli rimase nulla. La biglia lo trafisse come un raggio laser. 

Giunse in camera da letto e chiamò sua moglie. 
«Hai visto come sono belle» lei disse. 
«Sono incredibili» disse lui stupido. «Mi fanno sentire molto strano.» 
«Pure a me succede… e scusami per prima. Non lo pensavo.» 
«Non ha importanza.» 
«Però sono davvero belle» lei disse. 
«Già. Belle. Mi sembra quasi di essere in paradiso.» 
«Siamo morti?» 
Lui si accarezzò i peli ritti sulle braccia dapprima. Poi si toccò il torace e auscultò il battito del cuore. Il cuore era a pezzi, ma batteva. Sorrise. «Non credo!» 
«Vorrei essere morta se la morte è questa.» 
Lui rise nel buio questa volta e gli parve molto strano sentire la sua risata. 
«Perché ridi?» chiese sua moglie. 
«Perché non sei morta» disse, poi guardò le sfere di luce. Non la smettevano di scendere: parevano senza fine. «Dovrei provare dolore.» 
«Siamo morti tutte e due, per questo non soffri» disse lei prima di tossire. 
«Questo è reale» lui disse. 
«Già» convenne sua moglie. 
Lui si rese conto che si era di nuovo sdraiata sul letto e pensò a cosa avesse in mente: magari non aveva pensato al suo amante oggi. Lui invece non era riuscito a pensare a nulla che non fosse legato a questa specie di tenebra da quando aveva aperto gli occhi. 
Non immaginava neppure quando tempo era trascorso. L’arrivo delle sfere, però, aveva cambiato la situazione. Non gli importava nulla di nulla e si sdraiò sul letto. 
Rimase riverso finché cominciò a sentirsi nascere dentro la testa una nuova e più profonda consapevolezza. Ora gli pareva che qualcosa fosse entrato nel suo corpo. Nulla di malvagio. Qualcosa nella mente gli suggeriva che il mondo era alla fine. Ma non doveva preoccuparsi e avere timore. C’era chi pensava al genere umano e a tutto quello che gli era caro. Doveva solo guardare le sfere. Stava al loro interno la salvezza. In una di quella sfere presto avrebbe visto se stesso. Avrebbe dovuto afferrarla prima che cadesse in terra e poi avrebbe dovuto lasciarsi trasportare. Avrebbe viaggiato un po’ nell’universo, ma non si sarebbe accorto di nulla. Non sarebbe cambiato nulla e alla fine si sarebbe ritrovato in un altro mondo del tutto uguale a questo. 

«Ehi» udì. Era sua moglie. «La senti questa specie di voce nella testa?» lei chiese. 

«Sì.» 
«Ti sta dicendo quello che penso io?» 
«Credo di sì.» 
«Allora qualcosa esiste.» 
«Già.» 
Lei lo toccò sul letto. «Ti vedi?» 
«Non ancora» lui disse e guardò nella stanza le sfere di luce. Continuavano a scendere lente e indolenti. Avevano strani riflessi ora. 
«Io ci credo» disse la donna. 
«Bisogna credere in qualcosa.» 
«Spero di vederla alla svelta. Non voglio vivere il resto della vita come oggi.» 
«Dimenticheremo ciò che è accaduto stamattina» lui disse. 
«Io vedo la mia sfera» disse la donna all’improvviso sussultando nel letto. 
«Prendila, ci vediamo là.» 
«Certo!» lei disse con un tono di voce felice. 
Lui sentì uno strano movimento nel letto, dei sospiri affannati. Durarono qualche minuto. Poi tutto tacque. Mise una mano sul materasso vicino. Il posto era caldo, ma non c’era più nessuno. Sua moglie era sparita, trasportata chissà dove da una sfera di luce. 
Non dovette aspettare a lungo il suo turno. Poco dopo scorse una sfera che ritraeva la sua faccia. Si fermò a mezz’aria di fronte lui come se volesse ipnotizzarlo. 
Lui la guardò: l’espressione del viso che vi era ritratta era molto pacata. Quasi non si riconosceva. Doveva prendere la sfera e salvarsi come aveva fatto sua moglie. Ecco. 
Ma era il caso di andarci davvero, si chiese? 
Era stufo di fare quella vita. Si era stancato di aspettare tutte le notti una donna che non l’amava più. Non sopportava neppure il lavoro che faceva. Pensò che bisognava avere coraggio una volta nella vita. 
Poi osservò la sfera volteggiare vicino ai suoi occhi. Pareva quasi che lo esortasse ad afferrarla: in preghiera. 
Ma lui non cedette, si girò e lasciò che la sfera cadesse in terra. Alzò le spalle allora. Poi sorrise. 
Scese dal letto e piano piano si spostò sono in bagno. Si abbassò i pantaloni del pigiama e urinò a caso nella tazza. Quindi sedette in terra vicino alla vasca da bagno. Appoggiò la schiena contro il marmo della vasca e chiuse gli occhi. 
Lo faceva sempre quando aveva dei problemi. Era il modo che aveva per risolverli. Li avrebbe risolti anche oggi i suoi problemi. Sorrise di nuovo con gli occhi chiusi. 
Ora doveva solo aspettare. Ma sino a quel momento sarebbe stato in pace. Avrebbe avuto un istante del tutto suo. Un attimo di pace come mai aveva vissuto prima: senza nessun problema incombente, senza rogne, turbamento e senza nessuna intrusione esterna. 
Niente di niente. Solo il buio, ma ormai non gli faceva più paura. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

18 commenti:

  1. Caro Ferruccio se non ti arrabbi ☺ oggi di stelle te ne do almeno 6.
    Bellissimo questo racconto. Potente. Fa sperare in un qualcosa che forse c'è e forse no. Soprattutto nel nostro libero arbitrio che magari è la parte più importante della libertà
    Complimenti!

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    1. Non mi arrabbio Patricia. Anzi... Quello che hai scritto nel commento è quello che per giorni ho cercato di inventare da mettere nell'introduzione. Sei più brava di me a trovare le parole! Grazie <3

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    2. Prego. È solo verità. La potenza del racconto è notevole.

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  2. La trasformazione, l'introspezione e la consapevolezza del nulla. Guardare in faccia il buio senza false illusioni, nella scelta e nel coraggio personale di seguire la propria luce che è superamento della paura. Un racconto visionario che ci accompagna nella suggestione del mistero, in un'ambientazione che è il quotidiano a cui tutti apparteniamo e in cui tutti ci possiamo immedesimare nelle domande, nei dubbi e nel percorso spirituale ove s'annida e accarezza il bisogno di serenità che anela alla luce. Profondamente gustato. Silvia Calzolari

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    1. Grazie Silvia, un commento che mi serve anche per delle risposte. Non sempre si capisce perché si scrivono certe storie!

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    2. Nella consapevolezza e nella precisa intenzione del tuo racconto, domande (esigenza umana) e risposte (soggettive ed infinite) sono il sale dell'esistere. Quindi, grazie a te per la ricchezza!

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    3. Nella consapevolezza e nella precisa intenzione del tuo racconto, domande (esigenza umana) e risposte (soggettive ed infinite) sono il sale dell'esistere. Quindi, grazie a te per la ricchezza!

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  3. Avvincente,molto bello,l'ho letto due volte perché la storia cattura!Un chiarimento però:il protagonista che va ad accendere la tv anche se non c'è la corrente mmmhhh...scusa ma forse mi sfugge qualcosa😉 Ferruccio per favore metti su carta queste tue storie perché personalmente odio leggerle da uno schermo 😊 dimenticavo di farti ancora una volta i complimenti per la grande fantasia!

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    1. No la corrente c'è e solo il buio talmente fitto in cui sono caduti tutti che non permette di vedere nulla.

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    2. O meglio pensa che ci sia, lo dice da qualche parte che non ritiene che non si tratta di un blackout

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    3. Ecco vedi che mi sfugge qualcosa? Vado a rileggere il punto evidentemente mi è sfuggita qualche parola importante,faccio fatica a leggere da uno schermo 😉grazie!

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    4. No ti capisco. In realtà sarebbe ancora tutti normale a parte un qualcosa che mangia tutte le forme di luce. E' un buio che immobilizza, in queste poche ora in cui è ambientata la storia nessuno riesce più a muoversi per il buio, ma forse farei meglio a dire che è tutto nero

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  4. Potrebbe anche trattarsi di un buio che avvolge l'anima,il buio mentale degli esseri umani,il buio della vita di coppia dei protagonisti e le piccole sfere di luce che cadono come neve potrebbero essere degli spiragli per ricominciare a vivere😊

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    1. Secondo me uno degli aspetti più belli di questo racconto (come anche gli altri) è che ognuno lo può vedere come desidera. Non sono uno scrittore di fantascienza e neppure d'horror. Mi piace molto osservare quello che mi succede intorno e mi piace pensare che ciò che scrivo trasmetta molto più di quello che possa apparire! Grazie Marina

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  5. Cose che mi sono piaciute: - l'idea del buio e la parte finale che sembra salvifica... chissà se è un bene affidarsi alla biglia! XD - lo stile - lo sviluppo del racconto.
    Visto che hai chiesto opinioni "vere", ti dico cosa non mi convince: l'impatto iniziale troppo contenuto al momento del risveglio nel buio più totale, ovviamente potrebbe essere un effetto collaterale, ma lo trovo anomalo. E secondo me la donna non avrebbe pensato alla salvezza del marito, visti i rapporti traballanti tra i due: presa la sferetta, "ciao ciao marito" XD
    Comunque, tu tendi alla new age! ^_^ E non ti "stellizzo", ché non sono Amazon! :D

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    1. Grazie mille!
      cerco di spiegare il motivo delle scelte:
      1 - In un punto del racconto, quando parlo della natura umana primordiale, spiego del perché di fronte a cose anomale la prima sensazione è chiudersi in se stesso solo in un secondo tempo si va nel panico.
      2 - Il punto di vista è sempre quello dell'uomo. lui è convinto che lei abbia un amante, magari lei è soltanto arrabbiata per qualche motivo.

      grazie deele stellette!

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  6. Scritto benissimo e con un tocco di Lovecraft. Nessun suono né dalla tv né dalla radio. "In fondo una guerra o una qualsiasi catastrofe sarebbero servite per unire la gente." Ma sai che certe volte arrivo a pensarlo pure io? Certo che siamo arrivati proprio alla frutta per riporre le nostre ultime speranze sull'apocalisse... Bravo di nuovo.

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    1. Grazie Peter, ti stimo molto e un commento del genere mi stimola a fare ancora meglio

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