martedì 30 agosto 2016

Non è un asino chi legge

Una delle situazioni più allucinanti che abbia mai dovuto affrontare in vita mia e stata quella di provare a pisciare in un cesso pubblico a Francoforte. Vi lascio immaginare che avventura. Tanto per cominciare il cesso: un posto orrendo. Una stanza quadrata di cinquantametriquadri, senza sanitari e divisori, piena di scritte. Dovevi pisciare al volo contro la parete. L’urina scorreva in un canale di scolo perimetrale ai piedi della parete. Tanto valeva farla per strada... 

Fu un’operazione senza speranza. Tentai inutilmente di pisciare per dieci minuti. Nel cesso c’erano cinque persone e non urinava nessuno. Erano tutti lì a guardare il muro in un silenzio imbarazzante. Neanche ci fosse stato qualcuno d’adorare su quel muro. Ci voleva un bel coraggio a rompere il silenzio con il proprio getto. Era così per tutti comunque. La sentivi nell’aria la sensazione di fastidio. Più che un cesso quel luogo sembrava la stanza di un manicomio. 

Ciò che avete appena letto è l'incipit di un mio racconto inserito anche nel post Cinque luoghi surreali in cui sono stato

Oggi ne parlo perché tempo fa questi due paragrafi diedero vita a qualche fraintendimento dopo che li ebbi postati su facebook con il link all'articolo collegato. 

Qualcuno non ebbe l'accortezza di leggere il resto dell'articolo e lo decontestualizzò in maniera soggettiva e fuori luogo. Lo stesso è accaduto diverse altre volte,  con altri articoli e pure in tempi recenti. 

Mi spiace quando accade! 

Raramente mi è successo sul blog, ma se posto una scritta di lancio per l'articolo su qualche social, sia esso facebook o twitter state certi che c'è sempre una persona che interpreta tutto in maniera personale e soggettiva, spesso affidandosi al titolo o all'immagine. 

Ma badate bene, non è un asino chi legge

In tutta sincerità devo dire che a volte mi comportò così anch'io e spero che scrivendolo mi permetta di evitare di farlo in futuro. 

A volte credo di capire tutto dal titolo e da poche righe di lettura, così succede che non si capisce proprio nulla di quello che si dovrebbe davvero leggere e si corre il rischio di fare qualche figura barbina. 

Insomma, bisogna sforzarsi di leggere davvero e capire sopratutto quello che si legge e solo allora si può pensare di interagire in maniera positiva. Non bisogna fermarsi alle apparenze e farsi bloccare da un titolo o da un'immagine che ci appare antipatica e "offendere" l'autore o l'autrice con le supposizioni che ci facciamo d'istinto. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

P.S: questo sarebbe anche un bell'hashtag da lanciare #nonèunasinochilegge



13 commenti:

  1. La stanza di un manicomio,squallida e deprimente,a questo ho pensato nel leggere il tuo incipit per poi accorgermi alla fine che era ciò che dicevi tu ... squallore totale! Assurdo lasciare commenti senza aver prima letto,ma sono tanti quello che lo fanno!

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    1. Ho notato che hai visto anche il primo commento che mi è giunto sul post di ieri su facebook. Un vizio e mi fa arrabbiare.

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  2. Purtroppo c'è tantissima gente che fa così... i giornalisti lo sanno e cercano di condensare tutto nei titpoli, con risultati spesso nefasti.

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  3. Parole sante. I fraintendimenti capitano, uuuuh se capitano :D

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  4. Pigrizia? Oppure supponenza da parte di chi comemnta senza leggere?

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    1. Credo che sui social sia un problema dieci volte che sul blog!

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  5. Mah, inizio a riderne e a farlo notare anche con una certa aria da acida (cosa che poi sono davvero).
    Se capitasse una tantum, va bene, ma per ciascun post in Fb o articolo preso da siti soprattutto legati all'informazione è una gara tra chi lo ha scritto (per altra questione, ovvero quella di creare scoop e polemiche per ottenere numeri) e chi commenta.

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    1. ...che sono acida??? XD
      Buon pomeriggio ;)

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  6. sul discorso dei fraintendimenti: derivano dalla troppa fretta e/o superficialità di chi legge. La storia del pisciatoio la trovo invece troppo bella e spero che la continui. Inoltre quello dei luoghi surreali è un tema che mi affascina moltissimo. Qui a Modena c'è ad esempio una tabaccheria che ha mantenuto intatti gli arredi e probabilmente la merce dall'epoca degli anni '60. Ogni volta che ci vado (raramente) mi sembra di avere 7 anni e di essere entrata per comperare le figurine. Credevo fosse una sensazione solo mia. Poi ne ho parlato con vari amici e tutti mi hanno confermato la stessa impressione! Come un luogo isolato della città dove il tempo si è fermato e sembra quasi che quella sia una porta di accesso per viaggiare nel tempo

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    1. Anche questo sarebbe uno spunto per un racconto. Un luogo dove il tempo è fermo!

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