sabato 28 maggio 2016

Undici domande a Fabrizio Borgio

Dopo qualche mese ripropongo per la mia vetrina un'intervista. L'ospite odierno è Fabrizio Borgio, scrittore astigiano di narrativa di genere con una predilezione per il giallo e per il fantastico. 

Uno scrittore che conosco per il suo valore e per le sue opere. Per i Fratelli Frilli ha pubblicato tre gialli (con qualche spruzzata di sovrannaturale): La Morte Mormora, Masche e Vino Rosso Sangue. 

I primi due romanzi vedono come protagonista Stefano Drago, agente speciale del DIP (Dipartimento Indagini Paranormali), una costola dei servizi segreti italiani che si occupa appunto di indagini sull'occulto. Il personaggio di Drago è stato ripreso ora dalla casa editrice Acheron per la terza avventura del DIP: "Il Settimino". 

Ma per avere le idee più chiare parliamo con l'autore. Facendogli undici domande


Grazie Fabrizio e benvenuto. Vado subito al sodo, puoi aggiungere una sinossi della tua ultima fatica Il settimino

Sono io che ringrazio te, Ferruccio per l’interesse e la disponibilità. Il Settimino è un romanzo che si basa su un equilibrio inedito tra uno dei sotto testi politici più sentiti tra I miei scritti e una (finalmente) briglia molto sciolta per quel che concerne l’aspetto più propriamente fantastico della storia, briglia che mi è stata sciolta da Samuel Marolla in qualità di responsabile editoriale di Acheron

Un romanzo presumo del tutto inedito nel modo di trattare determinate tematiche e che riesce, spero, a intrecciare Spy story, paranormal, horror giocando con interrogativi importanti come il senso della nazione negli italiani, I servizi deviati, la teoria degli archetipi di Jung e l’esistenza d’ individui dotati di poteri paranormali, I settimini appunto. 


Cos'è che ti piace maggiormente di questa tua ultima fatica. Un qualcosa che ti è venuto particolarmente bene? 

E’ un romanzo molto sentito e dalla genesi complessa, sono contento di esser riuscito a raccontare la provincia senza renderla provinciale nel senso stereotipato del termine 



Chi è Stefano Drago, come è nato? 

Stefano Drago è un uomo discretamente giovane, solo, serio e un po’ cupo. Tutte queste caratteristiche si sublimano nelle sue radici culturali. La sua piemontesità è un tratto distintivo e caratterizzante al quale tengo molto. E’ austero a suo modo, intriso di un senso del dovere e delle istituzioni tipico di un’educazione sabauda ma senza esser chiuso al nuovo. 

E’ animato da una brama di conoscenza che l’ha portato a votare la sua esistenza al mistero. E’ nato da me, nel senso che ho preso alcuni aspetti della mia personalità e li ho usati come telaio sul quale tessere la sua figura. Doveva essere un alter ego all’inizio poi, per fortuna, il personaggio si è evoluto prendendo una dimensione tutta sua. 

Così lo specifico sempre: Drago non è Borgio, lo può ricordare per alcuni aspetti, tutto qua. 


Ti rivolgi a un pubblico particolare? 

In realtà no, anzi, mi piacerebbe con I miei libri far avvicinare il lettore di narrativa “convenzionale” alla narrativa di genere senza fargli sentire la mancanza di una dimensione letteraria all’interno del fantastico.  


Quali pensi siano i tuoi punti di forza come scrittore? 

Domanda insidiosa e difficile. In realtà dovrebbero dirlo I lettori ma se proprio devo azzardare direi il fatto che continuo a essere un lettore forte. 


C’è qualcuno a cui chiedi consigli e sottoponi i tuoi lavori mentre sono in fase di sviluppo o ti fidi solo di te stesso? 

Chiedo consigli, pareri e letture ad alcuni fidati beta reader oltre a intensi brainstorming tra editor ed editore. L’esperienza mi insegna che fidarsi di se stessi è rischioso. 


Hemingway scriveva con una zampa di coniglio in tasca. Garcia Marquez con addosso una tuta da lavoro. Tu hai qualche rituale quando scrivi? 

Ho bisogno di silenzio, isolamento e della compagnia di un paio di tazze di te’ e delle mie Moleskine. Vesto sbracato. 


Qual è la soddisfazione più grande che hai ricevuto dal mondo letterario? 

La conoscenza e la stima di alcuni colleghi, tutto il resto è narcisismo e autoreferenzialità. 



Cosa pensi dell'editoria italiana? 

Un ambiente difficile. 


C'è qualche collega che stimi in modo particolare? 

Diversi ma se faccio un paio di nomi faccio torto a quelli che escludo. Chi lo sa si consideri implicitamente citato 


Bene, non ti chiedo altro Fabrizio, ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi hai dedicato e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, vedi tu cosa rispondere. 

Ricambio con stima e riconoscenza e… si, Il Settimino avrà dei seguiti mentre verso ottobre uscirà il nuovo noir per Fratelli Frilli, il resto è in divenire. 

Vi voglio bene. 

Grazie.


12 commenti:

  1. Grazie Ferruccio! Mi hai fatto un bellissimo regalo conn questa intervista :))
    doro Borgio! Non sono solo sua concittadina ma sa grande estimatrice. Mi spiace solo che al Salone l'ho mancto per poco :((
    Quanto ai suoi libri, sì, esprimono una piemontesità unica e forte. Le nostre tradizioni più antiche e a volte quasi dimenticate, conn lui riprendono vita e colore
    Io mi ritrovo in molto di quello che scrive. Ritrovo cose che mi raccontava la nonna (classe 1911m donna di campagna)
    Ritrovo aneddoti e le listorie (storie) che i venivano narrate o di cui avevo sentito qualcosa.
    Avevamo bisogno di qualcuno che riportasse inn vita tradizioni antiche.
    Per fortuna è arrivato Fabrizio!

    ps ho dimenticato di dire che lo adoro come scrittore. E' il caso che lo aggiunga? :)

    pps anche l'ultimo libro con Giorgio Martinengo a sostituire Stefano Drago è un gann libro. Argomento diverso, più attuale, tristemente famoso, ma.... grande!
    Ha degnamente sostituito Drago anche se sono felicissima che Stefano ritorni!

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  2. Prediligo il genere quindi credo proprio che cercherò questo libro,grazie Ferruccio per avermi fatto conoscere questo autore tramite questa bella e interessante intervista...complimenti ad entrambi!

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  3. Interessante il calare in una realtà molto precisa e "piccola" tematiche paranormali, mi incuriosisce l'accenno al senso di nazione :O
    Un po' troppo diplomatico per me, relativamente alle domande su editoria e colleghi XD

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    1. Quando definisco l'editoria un ambiente difficile, lo intendevo tout court. Mondo edonista, autoreferenziale, straboccante di prime donne e geni incompresi. La suscettibilità è alta e forte. Non è nemmeno il problema di inimicarsi delle alte sfere (sono un autore troppo piccolo per avere di questi problemi) è proprio la mia precisa volontà di non alimentare flame inutili. Credo di avere tante cose a cui pensare (tra i primi i miei libri e quindi le mie storie) per dovermi preoccupare poi di rispondere a offesi e piccati. Tutto qui

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