giovedì 5 maggio 2016

La macchina dello scrittore

Non so, in tutta sincerità, che effetto può fare questo post. Vi dico subito che potrebbe apparire un po' provocatorio, ma solo apparire. 

Adesso devo anche confessare che l'ispirazione è nata dopo aver letto e commentato il post di Rudy Bandiera su Linkedin. Un post dal titolo Hanno ancora senso i vecchi, decrepiti, biglietti da visita? 

Un articolo che ho commentato in questo modo: 

«La vedo come gli ebook e i libri di carta (i tempi cambiano). Io non uso più biglietti da visita da anni... ma c'è ancora molta gente che giudica la professionalità di una persona dalla macchina con cui va in giro. Questi quando lo mollano il biglietto da visita?» 

Ora spero di non venir frainteso, ma la netta sensazione che ancora viviamo in un tipo di società in cui l'ostentazione di certi status symbol abbia ancora il suo bel potere, in qualsiasi campo si vada a toccare, non me la toglie di dosso nessuno. 

Non importa quanto siate ricchi materialmente e spiritualmente: se non lo fate vedere con una bella macchina è assai probabile che con certa gente non serve a nulla. 

Un discorso che vale anche per gli scrittori, sopratutto con gli scrittori che sembrano non dare importanza a certi dettagli. Ma se volete che il vostro libro decolli dovete farvi fotografare anche su una bella fuoriserie. 

Non interessa che sia scritto bene o scritto male, accompagnatelo con una bella auto e tutti faranno la fila per averlo. 

Dite che ve la siete comprata perché il vostro romanzo è un best seller e ve lo pagheranno addirittura doppio. Magari nessuno lo leggerà ma tutti faranno la fila in libreria per averlo. Invece di presentare le vostre opere in anonime e sfigate librerie mettete le cover sulla fiancata di una Ferrari o di una Jaguar. Un po' alla volta tutti faranno la fila per invitarvi  in locali alla moda a parlarne. 

Con la gente basta un po' di fumo negli occhi per renderla succube e cosa c'è di meglio di una bella auto alla moda... 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. Non comprate una fuoriserie o una macchina di lusso bianca (date l'idea di risparmiare sul colore!)

15 commenti:

  1. Mentre leggevo il tuo bel post, mi sono tornati in mente discorsi avuti con alcuni professionisti che lavorano nel settore commerciale: agenti immobiliari, rappresentanti, formatori (tra i quali un mio caro amico). Se da una parte, ascoltandoli, all’inizio ostentavano un senso etico, dall'altra questo poi lasciava ben presto spazio ad un prepotente senso affaristico. Il tutto si rifletteva esattamente in ciò a cui ti riferisci: status symbol ("mai presentarti ad un appuntamento con il cliente con l'utilitaria di tua moglie); o "fumo negli occhi" (perché la gente deve abboccare ancora prima che parti con il discorso sulle qualità e vantaggi del prodotto). Sai, Ferruccio, non li biasimo, quella del "venditore" in senso lato, può essere una vitaccia. Quello che mi fa sentire un po' a disagio è l'impressione che la loro comunicazione possa essere una sorta di manipolazione che non guarda in faccia a nessuno. Letteralmente.

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    1. La ricerca e il volere a ogni costo lo status symbol molte volte è un circolo vizioso senza scampo. mi ricorda un po' lo stesso vizio del gioco. Piacerebbe anche a me guidare una Ferrari, non sono ipocrita ma dovrei essere ricchissimo per comprarla!

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    2. I formatori di professione, tranne qualche rarissimo caso, nel predicare bene e razzolare male danno dei punti anche ai politici

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  2. Mah...sarà così per molti ma con me non funziona,con me le "cornici"non funzionano proprio per nulla,anzi posso dirti che fanno l'effetto contrario...io guardo il contenuto,solo quello m'interessa!La megalomania la detesto !

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    1. Non voglio apparire ipocrita. credo solo che il bisogno di ostentare vada frenato

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  3. Alcune concessionarie, per "mascherare" spese di immatricolazione e/o commissioni loro (che magari dicono di scontarti o essere comprese nel prezzo), ti fanno pagare il "colore" bianco. Provate allora a dire che non volete il colore XD (fatti di vita vissuta)

    Tornando in topic, mentre in passato l'ostentazione dello status symbol era legata effettivamente ad un corrispettivo reale (reddito/rappresentanza), al giorno d'oggi è diventato un po' anacronistico e sicuramente anche fuorviante, e per questo da non tenerne conto. Purtroppo, però, c'è chi ancora lo ritiene parte della presentazione... contenti loro.

    Preferisco continuare a girare con la cara e vecchia Panda (bianca XD) che, dall'alto dei suoi 25 anni di vita, mi consente di dar sfogo a quella galanteria persa nei tempi, non avendo la chisura centralizzata :P

    PS: il biglietto da visita è un must e non penso si possa farne a meno.

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    1. Il ragionamento che mi ha spinto a fare questo post, quando ero ragazzino l'auto di lusso era in mano ai dirigenti d'azienda, ai rappresentanti deele grandi società, a personaggi illustri. Ora ci sono disoccupati che girano con l'ultima Suv di grido. Tieniti il panda.

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  4. Anch'io la vedo così. Ormai gli imbonitori in giacca e cravatta li abbiamo imparati a riconoscere...ma ci sono certi oggetti (come appunto un'auto),che, c'è poco da fare, colpiscono e basta.
    Così come certi capi di abbigliamento o certe borse da donna.
    Mi piacerebbe approfondire questo discorso, ma se provi a parlarne con chi li compra e li usa,si ostinano a sostenere che è semplice gusto, che a loro piace quel modello e non un altro, e che non è una uqestione di apparire.
    Misteri della psiche umana!

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    1. Il commento è azzeccato e lo quoto in pieno.
      Peccato sia anonimo1

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  5. Finché si ritiene Libertà il "non scegliere"... il problema è che pochi si rendono conto di soggiacere a pregiudizi, mode, forme di controllo...

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  6. Vero, ma sta a noi tutti sfatare questa usanza non applicandola mai. La gente che si lascia incantare dal fumo e non riconosce l'arrosto viene educata al traino da quella parte onesta, sincera e colta.

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  7. Io che la macchina non la ho sono proprio spacciato :D

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