mercoledì 18 novembre 2015

Le nebbie e altri miracoli di Davide G. Zardo

Uso facebook a orari comandati, ma uno dei profili in cui non dimentico mai di passare è quello dello scrittore e giornalista Davide G. Zardo. I suoi status sono uno spasso, oltre a evidenziare una cultura immensa e un’intelligenza non comune. Le nebbie insomma sono solo nei suoi racconti. Una personalità che sicuramente porta del valore aggiunto al mio blog. 


Ciao Davide, non perdo tempo, ti va di presentarti un po’ anche ai miei lettori? 

Prima di tutto ti ringrazio per l’onore che mi fai accogliendomi in questo tuo blog insieme a scrittori ben più validi e noti. Sono nato nel 1963 a Milano, dove ho iniziato a lavorare come tipografo a 17 anni. A 25 anni, nel 1988, mi sono sposato e nel 1990 mi sono trasferito a Valle Lomellina, in provincia di Pavia, facendo il pendolare per altri 9 anni. Nel 1998 ho iniziato a collaborare con una testata giornalistica locale (mi ero proposto come grafico e fotografo, ma mi hanno preso come giornalista) poi con un’altra, e nel 1999 ho lasciato il posto a Milano. 
Nel 2001 ho trovato lavoro in zona, in una tipografia che purtroppo è fallita alla fine del 2005. Dal settembre del 2006 ho cominciato a lavorare a tempo pieno con altre testate locali, a cui nel novembre 2014 se n’è aggiunta una nazionale. 
Scrivo racconti e poesie da quando avevo 12 anni, nel 2012 ho pubblicato 4 poesie in un’antologia insieme ad altri sei scrittori milanesi grazie all’amico scrittore Gianluca Veltri, nel 2013 ho pubblicato la raccolta di racconti “Nebbie e altri miracoli” con la casa editrice Giallomania
Ho studiato musica per 10 anni con lezioni private, compongo brani per pianoforte, mi piacciono il vino e la birra, la pipa e i sigari, sono un discreto disegnatore e vignettista, ho il vizio degli anagrammi e dei giochi di parole. Studente pigro tranne che per le materie letterarie, ho sempre preferito la narrativa d’evasione ai testi scolastici. Amo la musica classica e lirica, vado in visibilio per le colonne sonore di Ennio Morricone e John Barry (007). Vivo con una moglie siciliana e un figlio genio della matematica, il nostro cagnolino è morto quest’estate a 15 anni. 


Mi racconti la genesi di Le nebbie e altri miracoli

Questo libro raccoglie una serie di racconti pubblicati su un periodico mensile della Lomellina, il Tam Tam di Mede. Li avevo scritti tenendo presente il contesto territoriale, come suggeritomi dal direttore Mauro Ottonelli. La prima cosa che mi è venuta in mente per parlare di queste zone era la nebbia, che nei miei racconti non fa solo da sottofondo a una vicenda più o meno misteriosa, ma a volte è un vero e proprio passaggio per un’altra dimensione. Ho cercato di dare a questa raccolta la struttura di un romanzo: ogni racconto è una storia a parte, ma può essere letto anche come un capitolo in una narrazione più ampia, collegato alla storia successiva e a quella precedente da un particolare che ritorna nel titolo, nel nome di uno dei personaggi, in una situazione, una professione del protagonista. 
C’è anche un collegamento speculare tra la prima storia e l’ultima, tra la seconda e la penultima, e la cronologia segue il calendario dei mesi e delle stagioni, cosa che avevo tenuto presente già pubblicando questi racconti sul mensile. In febbraio o marzo pubblicavo una storia di Carnevale, a ottobre o novembre fantasmi, cimiteri o Halloween, a dicembre o gennaio un tipico racconto di Natale, e in primavera storie di rinascita non solo della natura, ma dello spirito. In questo libro c’è solo un racconto estivo, sarà perché preferisco le stagioni fredde, e una sola storia ambientata in un posto preciso, Venezia, che non è nella mia zona, e che apre la raccolta. I sette racconti centrali, dal quinto all’undicesimo, sono idealmente ambientati in Lomellina o in provincia di Pavia, partendo spesso da situazioni realistiche: un’auto ferma per un incidente, un uomo che sbaglia la strada, un incontro in un bar, un ricovero in ospedale, un pedinamento in un centro commerciale, un mistero ai grandi magazzini nel giorno dei saldi... 
I luoghi della quotidianità sono l’ideale per ambientare un racconto fantastico, dove l’inaspettato è dietro l’angolo, e il sovrannaturale contrasta con la normalità dell’ambiente circostante. L’ambientazione in questa provincia però è solo nella mia testa, perché il vero sfondo di queste storie è una geografia dell’inquietudine che non ha cartelli indicatori, ma solo vaghi indizi, nella nebbia. La chiesa di un certo racconto è quella in cui ho suonato l’organo per qualche anno, e l’ospedale in cui viene ricoverato il protagonista di un altro racconto è lo stesso in cui sono finito 15 anni fa. Ma il nome di questi posti lo conosco solo io. Un pizzico di mistero, insomma. 
 


Fossi in te realizzerei un libro con tutti gli status letterari che sei solito postare: da dove nasce tutta questa verve creativa? 

Mi è sempre piaciuto leggere, anche la Settimana Enigmistica, e a forza di giocare con le parole (tra cruciverba, rebus e anagrammi) ho sviluppato qualcosa di simile a una patologia ossessivo-compulsiva che mi porta spesso a parlare da solo (o pensare a voce alta, che è più elegante). Mi hanno spesso incoraggiato a raccogliere queste battute che alcuni generosamente definiscono aforismi, ma il problema è che vengono fuori a getto continuo, e farne un libro diventerebbe problematico per gli aggiornamenti. Clinici, soprattutto. Non sono un genio ma un malato, mettiamola così. 


La cosa più antipatica che caratterizza gli scrittori? 

La convinzione di essere indispensabili, unita molto spesso all’abitudine di non leggere, col rischio quindi di parlare non solo di se stessi, ma di farlo anche male, non avendo come punto di riferimento i grandi maestri. Paradossalmente questa è una conseguenza di Internet, che insieme alla possibilità di leggere senza spostarci da casa per andare in biblioteca, ci offre anche la facile tentazione di farci conoscere, convincendoci di essere tutti scrittori. Anche quando non abbiamo niente da dire, con picchi di entusiasmo avventuroso quando possiamo finalmente annunciare di aver fatto la cacca dopo tre giorni d’imbarazzo. In questi casi la domanda giusta è: “Ma chi ti caga?” 

Ebook o cartaceo? 

Come lettore preferisco ancora la carta, ma solo perché il mio rapporto con la tecnologia è un po’ quello di un dinosauro. Come autore l’e-book potrebbe farmi conoscere più facilmente. Ma preferisco pensarmi tra le pagine stampate, profumato di carta e d’inchiostro. Ho fatto il tipografo per quasi un quarto di secolo, e certe cose ti segnano. Un segnalibro, ecco.  

Cosa ne pensi dell’editoria italiana? 

Deve fare i conti con la pigrizia e la scarsità dei lettori. Per conquistarne tanti, punta sul fenomeno costruito a tavolino, sul titolo da scandalo, sull’autore famoso non come scrittore ma come personaggio pubblico. Non è vero, secondo me, che ci sono pochi lettori. È che leggiamo male. Si stampa troppa porcheria, e qualcuno la legge pure. Prova a cercare un libro di poesia di Dario Bellezza o Lawrence Ferlinghetti in una grande libreria commerciale. “Ferlinchè? Ah, la grande bellezza? Guardi, i dvd sono laggiù”. Ecco, mi piace molto un editore come Sellerio che riesce a trovare un’ottima combinazione tra lettura popolare (di solito gialli) e qualità letteraria. 


Quale pensi siano i tuoi punti deboli come scrittore? 

La tendenza a essere troppo sintetico. Nei racconti brevi è una benedizione (soprattutto se ideati per lo spazio limitato di una rivista) ma rischia di trasformare un’avventura in un telegramma. 


Hemingway scriveva con una zampa di coniglio in tasca. Garcia Marquez con addosso una tuta da lavoro. Tu hai qualche rituale quando scrivi? 

Maglione sformato e jeans sdruciti, scarpe comode anche per camminare, perché spesso devo interrompere di colpo per uscire di casa. E il soprabito è sempre pronto, sull’appendi-abiti accanto all’entrata. Caffè, alcool, e se potessi fumare in casa lo farei, ma la moglie poi mi uccide. Le tende alle finestre assorbono l’odore del sigaro in un modo impressionante. Lei la chiama puzza, per me è profumo. A volte metto della musica, classica o jazz, o colonne sonore da film. L’importante è che sia solo strumentale, non cantata. Mi aiuta a immergermi nell’atmosfera, a percepire gli stati d’animo dei personaggi, le sensazioni dell’ambiente che devo descrivere. 


Tempo fa su Facebook circolava una catena in cui ci si taggava chiedendo i dieci libri che più hanno influenzato la crescita personale. Ora non devi taggare nessuno, ma te la senti di citare dieci titoli, per te fondamentali? 

Certo. Parto dai primi che ho scoperto, lasciandone indietro a malincuore molti altri. Noterete una preferenza per le raccolte di racconti e per i gialli. Adesso la moda è di chiamarli noir: fa più fino e non impegna, proprio come nella moda vera, quella delle sfilate. 
L’innocenza di Padre Brown (Gilbert Keith Chesterton
I 49 racconti (Ernest Hemingway
Racconti del mistero e del terrore (Edgar Allan Poe)  
Il segno dei quattro (Arthur Conan Doyle
Racconti fantastici (Dino Buzzati)
L’avvocato del diavolo (Morris West
Il capro espiatorio (Daphne Du Maurier
Il calendario del delitto (Ellery Queen
Cronache marziane (Ray Bradbury
Finzioni (Jorge Luis Borges


Finito il supplizio Davide ti ringrazio e non ti chiedo altro, ma ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, vedi tu cosa rispondere. 

Rispondo come non si dovrebbe mai fare, con un’altra domanda. Anche se più che altro è un anagramma, dedicato ai bacchettoni a cui non piacciono i gialli: LA CROCE FUGA I NOIR? 

Grazie!

6 commenti:

  1. Davide mi sembra un personaggio fuori dagli schemi, molto intelligente e con un'apertura mentale di tutto rispetto.Condivido numerose sue passioni, perlomeno sulla carta, l'attività di alcune -ahimè- mi manca, ma l'enigmistica è quella che mi ha sempre affascinato maggirmente: la struttura dei racconti, i loro collegamenti e l'anagramma finale sono semplicemente fantastici :D

    Nella parte relativa agli scrittori e all'editoria ho trovato molti pensieri ed opinioni che appartengono anche al mio modo di pensare, forse solo sulla questione ebook/cartaceo ci potrebbe essere un minimo disaccordo.

    L'idea di raccogliere i suoi status mi fa tornare in mente quello che ha fatto uno strano signore conosciuto da mio padre tanti anni fa. Si definiva poeta e filosofo e aveva l'abitudine di mettere nero su bianco i suoi pensieri: una scrittura "ricamata" su semplici fogli bianchi, distanze quasi predefinite tra una creazione e l'altra. Un bel giorno mio padre tornò a casa (lo incontrava ciclicamente a lavoro) con un fascicoletto fatto da fogli tagliati a strisce, piegati in 2 e tenuti insieme da un punto di spillatrice posto al centro, con il promemoria "quando ti porterò gli aggiornamenti, potrai allargare il punto e inserire i nuovi fogli". E così è stato per qualche anno. Poi i ricordi non mi aiutano, so solo che ancora oggi quel libercolo fa parte della libreria di casa.

    Davide... facci un pensierino, dai :D


    E per finire: ergo facciano urli?


    Un saluto e grazie Ferrù!

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  2. Il libro mi incuriosisce per come lo ha presentato Zardo, per la possibile continuità tra i racconti e la presenza di un'altra dimensione. Sono elementi che fanno presa su di me ;)
    Mi sono piaciute moltissimo le risposte relative alla cattiva abitudine generale di non "saper scegliere che cosa" e di non leggere abbastanza. È vero che l'editoria è stantia e raramente rischia (caso mai capita più spesso presso le indipendenti) ed è pur vero che si legge male nell'accezione suddetta.
    Complimenti ad entrambi!
    Sull'anagramma... o.O A me??? XD

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