martedì 20 ottobre 2015

Idiosincrasia per le d eufoniche

«L'uso della d in chiave eufonica, nell'italiano, è attestato tanto nell'uso della lingua parlata che di quella scritta. Tale fenomeno consiste nell'aggiunta finale (epitesi) della lettera "d" ad alcune particelle, qualora l'incontro vocalico con parole inizianti per vocale dia adito a cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell'uso moderno della lingua italiana la d eufonica ricorre in tre casi: nella preposizione ad ("a"), nella congiunzione ed ("e") e raramente nella congiunzione od ("o");» 
Wikipedia 

Mi sono accorto di non riuscire più a sopportare la presenza nei testi di qualsiasi genere delle d eufoniche. Qualsiasi testo, sia chiaro: ho proprio un'idiosincrasia

Non parlo solo dei romanzi e delle storie di fiction. Alla lista ci aggiungo i saggi, gli articoli di giornale, i semplici post presenti in rete, gli status sui #socialmedia… senza tirare in causa gli oratori che le usano nei loro discorsi. 

Non è un qualcosa iniziato solo adesso. Il processo ha preso il via diversi anni fa ma ora sembra proprio irreversibile e ogni volta che ne leggo una la mia lettura si interrompe. 

Sono cresciuto con le d eufoniche. Prima i miei maestri alle elementari, poi i miei insegnanti alle medie e infine i professori alle superiori. 

Sempre queste d eufoniche sulla bocca e guai a dimenticarle per strada. Le prime avvisaglie di questa mia idiosincrasia le ho colte qualche anno fa, capitando in alcuni forum letterari. 

C’era allora chi faceva quasi una battaglia contro l’uso spropositato di ad e di ed e di od

In realtà, allora, mi sembrava più un capriccio che una vera necessità letteraria, ma poco alla volta mi sono adeguato anch’io. 

Pare che anche l’Accademia della Crusca la veda in questo modo:

«L'uso della 'd' eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et ed ad.» 
Raffaella Setti - Accademia della Crusca

Bene, a questo punto, sembra che manchi solo il vostro parere.
Grazie!

33 commenti:

  1. Io seguo la regola dell'Accademia della Crusca e la limito ai casi di incontro della stessa vocale. Mettere l'una accanto all'altra due vocali uguali senza la d eufonica produce un effetto davvero terribile.

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  2. io la uso abbastanza di frequente, lo ammetto... dopo se c'è presenza di vocali, nella parola dopo

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    1. Quando non sono uguali sarebbero da evitare

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  3. L'ultimo prof di italiano che ho avuto alle superiori era categorico: solo in caso di incontri della stessa vocale; segnava errore se se la trovava in un tema con la parola successiva che iniziava per una vocale differente.

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    1. E dirò di più: "od" era da evitare; se andava in cacofonia (è raro, ma può succedere) andava sostituito con "oppure".

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    2. Voi scrivete "ad esempio" o "a esempio"?

      Secondo la mia "regola" (che ho scritto più in basso) vince la prima versione, per voi?

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    3. ad esempio, l'eccezione che conferma regolala

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    4. Ne parlammo giusto col prof, visto che anche lui usava "ad esempio" nel parlato e nello scritto. Ci disse "Secondo la mia regola sarebbe più giusto senza la D, ma suonerebbe malissimo perché siamo troppo abituati a usarla in questa maniera." La cosa, però, continuò a rodermi per parecchio tempo e da un po' - se mi ricordo - sostituisco "ad" con "per" in questa locuzione.

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    5. Vero, lo faccio spesso anch'io :D

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  4. Usarla solo se necessario, ossia quando -omettendola- c'è cacofonia.

    Moz-

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  5. Le ho eliminate da poco nel mio linguaggio scritto. La cosa curiosa è che prima le usavo senza nemmeno accorgermene, mi veniva naturalissimo; adesso le intercetto subito e mi sembrano addirittura stonate, altroché eufoniche!

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  6. Io le ho eliminate quasi del tutto da qualche anno. La mia regola (in questo caso) è: se la pronuncio la scrivo, altrimenti no.

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  7. Con l'incontro della stessa vocale penso sia inevitabile l'uso della "d",mai utilizzata invece con la o :-D
    Ciao buon pomeriggio !

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  8. Sempre usata... ancora oggi... vizio difficile da perdere,, ormai! :))

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  9. A me piace molto la "d" eufonica nelle particelle a - e - o. Sarà che ho un debole per l'italiano complesso e verso quelle particolarità in esso insite. ;)
    Ispy

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  10. Per quanto mi riguarda, seguo le indicazioni della Crusca, comprese le eccezioni.

    Poi quando scappa, scappa :P

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  11. Ti dirò. L'ho scoperto "da grande"... a scuola nessun prof mi ha mai corretto le d eufoniche, ed io per anni ho pensato che fosse una finezza scrivere "ed io" e alla via così :-D

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    1. anche io l'ho scoperto sui forum letterari

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  12. Io invece, sono talmente abituata ad usarle che mi "suona come errore fastidioso" leggere chi non ne fa uso, questo anche con la o, è proprio un discorso fonetico "e ora vada" ..."ed ora vada" due vocali vicine per me stonano non sono musicali

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    1. un discorso proprio legato alle abitudini

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  13. Io sono decisamente favorevole se si incontrano due vocali uguali. Per la od, no....mi pare cacofonico di per se! Scusa per la mancanza di accenti ma la tastiera non me li permette

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  14. Ho scoperto solo iniziando a scrivere, grazie alla partecipazione a un blog di aspiranti scrittori, che a scuola non me l'avevano insegnata giusta. All'inizio mi sono corretta per volontà, non certo perché sentissi il problema, ed è finita che vivo le "d" superflue come pugnalate.

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