venerdì 25 settembre 2015

Non scrivere per il gusto di piacere al pubblico

Wikipedia
«Non scrivere mai per piacere al pubblico, ma per piacere a te.» 

Anche oggi c’è la mia bella citazione. È di Wilbur Smith, scrittore zambiano di origini britanniche, autore di bestseller come Uccelli da preda, Monsone, Cacciatori di diamanti, Il settimo papiro, Il destino del cacciatore e molti altri. 


Wilbur Smith è considerato tra i maestri dei libri dell'avventura e ha venduto qualcosa come 122 milioni di suoi libri al mondo. L’Italia sembra essere uno dei suoi paradisi visto che si parla di 23 milioni di copie vendute nel Belpaese. 


Leggendo un po’ questi dati milionari sulle vendite risulta difficile, anzi risulta impossibile credere che possa aver detto una cosa simile e soprattutto che il buon Wilbur non scriva i suoi romanzi per il gusto di piacere ai lettori. Ma qualcosa di vero, se analizzata con sincerità, nella citazione, deve esserci. 


Se penso alla mia esperienza, non posso fare altro che ammettere che, quando mi metto davanti al computer e scrivo, non penso mai alle aspettative dei miei lettori. In primis perché difficilmente ho in mente un target o una nicchia di lettori particolari a cui rivolgermi, secondo perché ne sarei fortemente condizionato a scapito della qualità. 


A suffragare questo mie considerazioni ci sono certi sperimenti che ho affrontato in varie palestre di scrittura. Pur considerandole molto positive come arricchimento e come metodo specifico per sviluppare una certa creatività, non rendo mai al massimo se prima di accontentare me stesso cerco di accontentare un certo pubblico. 


E non posso fare a meno di aggiungere, che ho una vera idiosincrasia verso vorrebbe trasformare in miei lavori a propria immagine e somiglianza. 


Forse il meglio di sé viene fuori quando si pensa a se stessi. O sbaglio? 


Grazie per la lettura!


13 commenti:

  1. Scrivo quello che piacerebbe leggere a me. Verso l'esterno rivolgo solo la mia speranza di trovare là fuori più gente possibile con gusti affini ai miei.

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  2. Altro esempio di come la caparbietà possa, con il talento, portare a fare grandi cose. Già, perché il cantore dell’Africa, l’uomo che mi ha fatto sognare con Courteney, con i Ballantyne, con Taita lo scriba egizio, ebbe qualche bel rifiuto prima di trovare un editore disposto a puntare su un contabile che scriveva di notte. Aveva 25 anni, quindi siamo intorno al 1958, quando Smith pensò di proporre una sua storia a degli editori. Ottenne ben 14 rifiuti. E quella storia Smith non l’ha più riproposta.
    Anche se... anche se proprio oggi mi sono imbattuto in un lancio di un suo libro scritto a 4 mani, e questo non è un buon segno
    ciao ciao

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    1. la caparbietà prima di tutto per fare grandi cose

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  3. Avrà avuto i suoi buoni motivi per affermare una cosa del genere il buon Wilbur Smith, di cui tra l'altro ho letto con piacere quasi tutto. Certo è che chi come lui vende milioni di libri non riesce a farlo se non imposta una strategia per toccare le corde giuste atte a stimolare l'interesse del grande pubblico. Più generalmente direi che scrivere senza pensare se ciò che si "butta" su carta può o meno piacere, è come parlare dell'importanza dell' io più profondo e di quanto sia inutile l'esteriorità, mentre si è dal parrucchiere sotto il casco della messa in piega. Scrivere pensando agli altri non è fondamentale e non deve essere un obiettivo, è vero. Può essere addirittura deleterio. Ma affermare che non si scrive per un pubblico è mentire a se stessi e agli altri, altrimenti vorrei che questi assertori di altissima indipendenza psicologica mi spiegassero perché scrivono libri, articoli di giornale, detengono blog, pubblicano sui social, invece di limitarsi a scrivere sul diario che poi timidamente ripongono nel cassetto.Così, tanto per dire.

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    1. io invece non ho letto quasi nulla,
      anche io penso che menta

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    2. Quoto Ferruccio, e io alcuni libri li ho letti. Bellissimi, sia chiaro, ma anche Doyle ammise di continuare a scrivere su Sherlock solo per i lettori e che lui si sarebbe sbarazzato volentieri di quel personaggio divenuto più famoso di lui.

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    3. Come hai scritto tu in passato, nello scrivere vale il detto "eres el puto amo"

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  4. Concordo con Massimiliano. Se parliamo di tematica, può anche essere credibile: in fondo, Smith ha sempre trattato un genere preciso. Ma, relativamente alla fruizione e vendita (detto fuori dalle righe) non ci possono essere dubbi :P: non può essere tutto casuale o comunque non impostato in modo da ottenere consenso e da un ampio pubblico.

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  5. Credo che nella citazione sia sincero. Il mio giudizio su questo autore non è certo da dieci e lode, in quanto noto che fa leva sulle emozioni più elementari e lo considero letteratura di serie b. Tuttavia il segreto del suo successo sta proprio nell'essere un classico uomo medio e quindi nel piacere al grande pubblico che incarna l'uomo medio. Profuso alla sua prima pubblicazione ebbe scarso successo eppure è uno dei massimi, per me il massimo scrittore. Ma era troppo avanti rispetto alla sua epoca forse per certi aspetti e comunque non viene compreso dai più!

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