giovedì 3 settembre 2015

Lampada accesa su Gianluca Morozzi

In questi giorni è stato pubblicato per Guanda il suo ultimo romanzo Lo specchio nero che va a rimpinguare la prolifica lista di titoli di Gianluca Morozzi. Lo scrittore, musicista, conduttore radiofonico bolognese ha aggiunto quindi un’altra tacca alla sua vastissima produzione letteraria. Forse basterebbe soltanto la domanda numero quattro della mia intervista per farlo confessare davanti alla mia lampada accesa. Ma la curiosità è tanta e imputiamolo anche di altro, visto la caratura del mio ospite, sono convinto che le risposte ci esalteranno. 


Ciao Gianluca, non perdo tempo, in questi giorni è uscito Lo specchio nero, tuo ultimo romanzo. Suggerisci tre motivi per leggerlo? 

1- non indovinerete mai chi è stato (spero). 2- non indovinerete mai come ha fatto (spero). 3- per arrivare alla soluzione non andrò dritto al punto, ma vi farò fare qualche giro in territori che vi piaceranno (spero). 


Quando e come è nata questa nuova storia? 

Il giallo vero è proprio è nato dalla lettura del celebre Le tre bare di John Dickson Carr: non uno, ma due omicidi inspiegabili! Non potevo non accettare la sfida (che, peraltro, il defunto signor Carr non mi ha mai lanciato). La parte su Erik arriva da qualche frammento che ho scritto di getto anni fa, di ritorno dal cinema, dopo aver visto La ville est tranquille. Una curiosità: il tema che apre il romanzo è un vero tema che ho scritto alle elementari e che ho riportato pari pari, ripetizioni comprese. Ho solo sostituito “zia” con “sorella” in modo che filasse tutto. 



C’è qualcuno che senti di dover ringraziare per questa tua nuova fatica? 

Sì, una gentile fanciulla con cui, per puro caso, mi sono ritrovato a passare per Via della Luna, nell’estrema periferia di Bologna. Una via che, se vista dall’alto, ha la forma di una mannaia. Trovata la location di partenza, il romanzo si è avviato. 


Dove trovi tutta questa verve creativa? 

Semplice: leggo di continuo, libri o fumetti, guardo film e serie tv, rimango immerso in un mondo di storie, insomma. 


Visto che sei anche un musicista: qual è la colonna sonora che ti ha accompagnato durante la stesura? 

Le colonne sonore composte da Murray Gold (che viene anche citato) per le varie stagioni di Doctor Who. “Phantom Radio” di Mark Lanegan. “Carrie & Lowell” di Sufjan Stevens


Faccio un passo indietro, sul mio blog ho una rubrica dove, di volta in volta, chiedo ai lettori se non hanno mai letto quel tale autore e come sono stati iniziati con la sua opera. Ora se dovessi chiedere a te con quale libro bisogna iniziare a conoscere il tuo lavoro, cosa risponderesti? 


In genere rispondo: se ami le cose drammatiche, Blackout o Cicatrici. Altrimenti, L’era del porco (che però pare sia introvabile) o Colui che gli dei vogliono distruggere. Se invece sei un completista e vuoi cominciare dall’inizio, Despero


C’è qualcosa che ti manda in bestia mentre stai scrivendo? 

Niente può mandarmi in bestia mentre scrivo. Al massimo accorgermi che devo per forza uscire per un impegno inderogabile, proprio mentre sono lanciatissimo. 


Quale pensi siano i tuoi punti di forza come scrittore?  

Mah, direi i dialoghi, una certa fantasia e la capacità di cambiare registro. Mentre, per dire, nelle descrizioni faccio veramente schifo.  

Hemingway scriveva con una zampa di coniglio in tasca. Garcia Marquez con addosso una tuta da lavoro. Tu hai qualche rituale quando scrivi? 

Rituale vero e proprio no, però accanto al computer ho una piccola trottola rossoblù. Quando devo meditare su una frase o su un sinonimo, la faccio girare sperando che mi dia ispirazione. 


Hai un aneddoto di quelli che resteranno nella storia legato alle tue attività e non parlo solo di quella letteraria: personaggi che hai conosciuto, situazioni, cose così? 

Ho presentato il libro della sorella di John Lennon. Ogni tanto la guardavo, facevo domande tipo “ma Paul e Ringo lo hanno letto”, ed era spaventoso, perché assomigliava tantissimo al fratello. Io mi intimidisco per poche cose, quando sono su un palco, ma quella situazione mi ha intimidito non poco. Ah, anche andare a Quelli che il calcio e vedersi apparire accanto Dario Argento nel preciso istante in cui il Bologna subiva il secondo gol contro il Genoa. Un vero film dell’orrore. 



Tempo fa su Facebook circolava una catena in cui ci si taggava chiedendo i dieci libri che più hanno influenzato la crescita personale. Ora non devi taggare nessuno, ma te la senti di citare dieci titoli, per te fondamentali? 

1- Chiedi alla polvere, John Fante. 
2- Bassotuba non c’è, Paolo Nori
3- Il serpente, Luigi Malerba
4- Il teatro di Sabbath, Philip Roth
5- It, Stephen King
6- Destinazione stelle, Alfred Bester
7- La versione di Barney, Mordecai Richler
8- Acid House, Irvine Welsh
9- Soffocare, Chuck Palahniuk 
10- Superfantozzi, Paolo Villaggio



Gianluca non ti chiedo altro, ti ringrazio molto per il tempo che hai voluto dedicarmi e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, vedi tu cosa rispondere.  

E io ti rispondo: sì, è vero, lo ammetto, ho avuto una storia con Marion Cotillard, ma ora lei mi ha lasciato e io non le serbo rancore. Era questa la domanda telepatica, no?

Grazie a tutti!

4 commenti:

  1. Che bella l'idea del tema delle elementari all'inizio del romanzo! Ah, se i miei fossero sopravvissuti alla furia iconoclasta dell'adolescenza...

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  2. Bella l'intervista! Mica male i libri fondamentali scelti da Morozzi *_*
    Mi ha colpito il fatto che dichiari di trovare ispirazione in letture, film, serie tv, perché non di rado gli artisti affermano l'opposto, in virtù del mantenere un proprio stile senza farsi influenzare. Personalmente ritengo che essere curiosi, leggere, rielaborare sia una palestra, ottima, per tutti, artisti o meno.
    Non mi è ancora capitato di leggere i suoi libri, ma già lo avevo notato! :D
    Buona serata! ^^

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    1. Titoli davvero notevoli.
      E quoto le tue tesi

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