venerdì 21 agosto 2015

Quattro chiacchiere con Sandrone Dazieri

Foto C. Maffione
Il suo ultimo lavoro Uccidi il padre, a un anno dalla pubblicazione, continua a essere nella lista dei best sellers, ma da uno dei giganti della narrativa italiana non c’è da stupirsi: Sandrone Dazieri è uno che conosce bene il mestiere dello scrittore. 

I suoi romanzi Attenti al Gorilla (1999), La cura del Gorilla (2001, da cui è stato tratto un film), Gorilla Blues (2002), Il Karma del Gorilla (2005), È stato un attimo (Mondadori 2006), Bestie (Verdenero 2007), Cemento armato (Mondadori 2007), La bellezza è un malinteso (Mondadori 2010), Le madri atroci (Feltrinelli 2012) e l’ultimo già citato Uccidi il padre (Mondadori 2014) ne fanno un autore sulla breccia da più di vent’anni. 

Ma l’ex cuoco è un peso massimo anche nella scrittura per il cinema e per la televisione (Squadra antimafia) e poterci scambiare quattro chiacchiere non ha prezzo: 


Grazie Sandrone e benvenuto, vado subito al sodo: sul mio blog ho una rubrica dove, di volta in volta, chiedo ai lettori se non hanno mai letto quel tale autore e come sono stati iniziati alla sua opera. Ora se dovessi chiedere a te con quale libro bisogna iniziare a conoscere il tuo lavoro, cosa risponderesti? 

La mia risposta a questa domanda di solito è “leggi l’ultimo”, perché l’ultimo romanzo in termini di tempo è quello dove ho cercato di far confluire quello che ho imparato scrivendo i romanzi precedenti. In questo caso, quindi, Uccidi il padre
Uccidi, però, fa parte della mia produzione thriller, mentre prima ho scritto una serie di romanzi noir. 
A quelli che preferiscono il noir allora consiglio E’ stato un attimo. Parla di un tizio che ha dimenticato gli ultimi quindici anni di vita. L’ultimo suo ricordo è di essere uno spacciatore nella Milano da bere e adesso si ritrova manager di una grande azienda. I suoi problemi, però, non sono finiti perché qualcuno cerca di ammazzarlo ed è accusato di omicidio. Tutta la storia si svolge in una settimana. 
Diciamo che questo romanzo raccoglie tutte le mie ossessioni: problemi psichici, corsa contro il tempo, ribaltamento dell’ottica considerata normale, humor. Elementi che si trovano ovviamente anche in Uccidi, con in più un bel po’ di scene efferate. 


Quali pensi siano i tuoi punti di forza come scrittore? 

A volte penso di non averne nessuno, sono estremamente critico sul mio lavoro, altrimenti sfornerei romanzi a raffica come alcuni colleghi. Invece spesso sono bloccato da dubbi e insoddisfazioni: ci muoio sopra ai romanzi
Se proprio devo trovare un punto di forza, è legato al mio modo di scrivere. Quando mi metto davanti al computer, non ho tutto bello pronto con schemini all’americana, ma ho solo una vaga idea generale del plot e ho in mente solo i personaggi principali. 
Creo la storia mentre la scrivo, buttando via un sacco di pagine e parole quando mi rendo conto di aver preso la strada sbagliata. 
Vado avanti a tentativi ed errori. Se un capitolo non mi emoziona mentre lo scrivo, lo cestino. Questo fa sì che se ho lavorato bene, i miei romanzi possono risultare altrettanto sorprendenti ed emozionanti per chi li legge, anche perché riflettono il mio modo di vedere il mondo, che è quello di un tizio che solo per la sua buona stella non è in galera o in ospedale psichiatrico: quando sei un artista, il fatto che sei stravagante e ossessivo viene tollerato come parte del pacchetto. 
Tra metodo e personalità borderline, magari il romanzo che viene fuori non è un capolavoro, ma non sarà mai un compitino tanto per incassare qualche diritto d’autore. Il lato negativo di questo metodo, che non consiglio a nessuno, è che non riesco mai a fare previsioni sulle consegne. 
Per un romanzo posso metterci cinque anni o cinque mesi, dipende, e i miei editor mi odiano. 
Altro lato negativo, ma buffo, è che quando il mio editore mi chiede la trama del romanzo per cominciare a prenotarlo, e ovviamente sono ben lontano dall’averlo terminato, invento qualcosa all’impronta che poi non corrisponde, se non in minima parte, a quello che scriverò. 
Per questo su internet è possibile trovare sinossi dei miei romanzi totalmente sbagliate. Oppure titoli di libri inesistenti, come Auguri Gorilla che non ho mai scritto e mai scriverò, perché poi è diventato un’altra cosa. Con un’altra trama. 


C’è qualcuno a cui chiedi consigli e sottoponi i tuoi lavori mentre sono in fase di sviluppo o ti fidi solo di te stesso? 

Se ho dei grossi dubbi su una svolta da prendere, nel senso che mi sembrano entrambe equivalenti, o sono bloccato in un punto morto, ne discuto con tre persone. Valter Lupo, che è il mio socio da sempre quando scrivo serie televisive, Piero Frabetti, che riveste la duplice veste di badante e amico, oltre a essere un mezzo parente, e mia moglie Olga
Poi c’è il mio editor Carlo Carabba, e la mia agente Laura Grandi. Questi ultimi li uso il meno possibile perché dopo avermi dato saggi consigli di solito mi chiedono “A che punto sei” e sono costretto a mentire. 
In generale, discutere con loro serve a me per chiarirmi le idee, e la soluzione di solito mi arriva la mattina dopo, mentre ci ho dormito sopra. Sono sempre loro a leggere le prime bozze del romanzo. 


Hemingway scriveva con una zampa di coniglio in tasca. Garcia Marquez con addosso una tuta da lavoro. Tu hai qualche rituale quando scrivi? 

Nessuno. Cerco solo di avere abbastanza tempo e isolamento. Non riesco a scrivere nei ritagli di tempo, non i romanzi quantomeno. 


Qual è il complimento più bello che ti hanno fatto riguardo alla tua scrittura? 

I complimenti mi imbarazzano e me li dimentico. Ricordo solo le critiche: anche le più stronze e anonime on line. 


Scrivere romanzi e scrivere sceneggiature, ci sono delle differenze nell’approccio? 

Enormi. Di grammatica, prima di tutto. Una sceneggiatura esprime tutto attraverso la descrizione di un movimento o attraverso i dialoghi, perché non si può entrare nella testa di un personaggio che vedi sullo schermo, se non eventualmente attraverso il finto dialogo col pubblico che è la voce off
Tutto quello che lo spettatore non vede o non sente non esiste. In un romanzo hai la possibilità di entrare nella coscienza di tutti i personaggi. Anzi, tutto quello che scrivi è filtrato attraverso la coscienza di un personaggio, perché gli occhi, le orecchie e tutti i sensi sono quelli del personaggio che narra la vicenda, fosse anche un narratore onnisciente. 
Foto Sandrone Dazieri
In un film tutto è oggettivo, in un romanzo tutto è soggettivo. Poi, ovviamente, c’è il fatto che il romanzo il lettore lo legge come lo hai scritto, fatto salvo gli interventi editoriali, mentre una sceneggiatura viene interpretata, a volte stravolta, dal regista, dagli attori, dal montaggio… 
Quasi mai quello che scrivo è stato rappresentato come l’avevo scritto: all’inizio mi incazzavo, alla fine ho capito che fa parte del gioco. Sei un pezzo della macchina, non la macchina, come quando fai lo scrittore. E in Italia la centralità è nella regia, la scrittura è considerata una professione ancillare: dai del materiale al regista perché lo usi a piacimento. 
Negli Stati Uniti ovviamente è l’opposto: nelle serie la centralità è la scrittura, ed è il capo degli scrittori ad avere l’ultima parola su come girare e cosa. 
Qui devi fare a cazzotti per salvare un dialogo. 


Tempo fa su Facebook circolava una catena in cui ci si taggava chiedendo i dieci libri che più hanno influenzato la crescita personale. Ora non devi taggare nessuno, ma te la senti di citare dieci titoli, per te fondamentali? 

Bah, è una lista che cambia con l’umore. 
Diciamo: Noi Marziani e Un oscuro scrutare di P.K Dick, Io Robot di Asimov, Mr Vertigo di Paul Auster, Misery non deve morire, La metà oscura, It, Shining, La Zona Morta, L’Ombra dello Scorpione di King (anche tutti gli altri, lo considero il mio mentore, povero lui); White Jazz di Ellroy (e tutta la quadrilogia di Los Angeles); Il Silenzio degli Innocenti di Harris; Il Grande Sonno di Chandler; Il Maestro e Margerita di Bulgakov, Il Giorno della Civetta di Sciascia. Non li ho contati, probabilmente ne ho saltati un sacco. Ma devo dire che cerco di continuare a crescere, e continuo a studiare. Fondamentale per me è stato anche Le Correzioni di Franzen, anche se l’ho letto che già pubblicavo. 


Bene, non ti chiedo altro Sandrone, ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi hai dedicato e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, vedi tu cosa rispondere. 

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Grazie per la lettura!

12 commenti:

  1. Come al solito ti imbatti in scrittori famosi molto umili e simpatici.
    Non so se sia fortuna oppure ti rispondono in modo così semplice e chiaro perchè tu ti riesci a proporre in modo semplice e spontaneo.
    Complimenti a questo scrittore di cui conoscevo solo delle trasposizioni in telefilm.
    Poi é uno scrittore che ha gusti molti simili ai miei (King) e questo lo apprezzo sempre

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    1. Se non ci fossero certi AUTORI in non potrei fare nulla

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  2. Gran bella intervista Ferruccio.
    Ho preso appunti sui libri citati per eventuali letture in futuro. :-)

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  3. Sino a questo momento conoscevo Sandrone Dazieri solo di nome perchè spicca il suo nome nelle librerie e mi ha incuriosito la prima volta perchè mi era sembrato di leggere nel cognome un'altra parola ed esattamente il nome di una cittadina sarda :-D ,ora dopo aver letto questa bella intervista che mi ha trasmesso la grande umiltà di questo autore,puoi star certo che nella mia prossima visita in libreria uno dei suoi libri sarà presto nelle mie mani.Adorabile personaggio e non può essere altrimenti uno che adora il "re" come me ;.) Grazie Ferruccio perchè anche questa volta hai fatto centro intervistando Dazieri !

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  4. Ammetto che non lo conoscevo neppure di nome. Il fatto è che da quando ho deciso che ho abbastanza libri da leggere in casa da averne per il resto della mia vita acquisto pochissime novità e sempre dei pochi autori presenti nel mio Olimpo.
    Comunque mi piace il pensiero dell'intervistato. Amo gli scrittori che scrivono senza schemini all'americana o schede all'italiana... che forse sono la stessa cosa :)

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  5. L'intervista è stupenda, davvero complimenti Ferruccio!
    Conoscevo l'autore e non ho ancora letto nulla di suo, ma, dopo questa meravigliosa chiacchierata che ci hai regalato, ho deciso di seguire i suoi consigli, quindi leggerò (quando sarà XD) Uccidi il padre e E’ stato un attimo.
    Le riflessioni sulla scrittura, la differenza tra sceneggiatura e romanzo, il modo di raccontarsi... tutto mi è piaciuto infinitamente!

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    1. Grazie per l'intervista stupenda, il merito è di Sandrone

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  6. Molto simpatico e bella tutta l'intervista. Pi è piaciuto pure il 42 alla fine (citazione di Adams) !

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