giovedì 9 luglio 2015

Scrivere soltanto di cose che si amano

Io sono qui
Una delle regole fondamentali per avere successo nella scrittura consiste nello scrivere soltanto di cose che si amano. Sembra banale e scontato ma non è affatto semplice seguire una linea guida come questa. O almeno, non è semplice fino a quando lo scrittore o il blogger non hanno acquisito la giusta maturità. 

Inconsciamente devo sempre aver considerato veritiera questa tesi perché tutte le volte che mi sono trovato a scrivere a comando mi sono sentito in difficoltà. Le volte in cui ho partecipato a concorsi letterari o contest in cui era necessario elaborare un racconto o uno scritto partendo da una traccia prefissata mi è venuto da piangere e sono sempre stato scettico sul risultato che avrei ottenuto. 

Lo stesso è accaduto anche più di una volta nel redigere articoli che mi hanno commissionato. Le volte in cui ho dovuto trattare argomenti che non mi stavano a cuore, pur cercando di mantenere un’alta professionalità per realizzare un contenuto di qualità e in linea con le aspettative richieste, mi sono dovuto servire di tutti gli spudorati trucchi possibili per ingannare il teorico lettore. 

Alla fine, a fronte del guadagno economico, rimane un’insoddisfazione di fondo perché si sa che non si è dato tutto. Questo approccio con la scrittura mi è stato evidente sin da ragazzino quando affrontavo i temi scolastici. Ne ho parlato nel post di qualche anno fa: Abbasso scrivere i temi. Inutile rivangare la faccenda, anche se per qualche anno è stato un problema e un limite che credevo insuperabile. 

Con gli anni però mi sono schiarito le idee in confronto alla scrittura degli altri. Mi sono accorto che gli scrittori, i blogger, i giornalisti che più seguo e che più stimo sembrano fare affidamento alla massima che ho messo nel titolo. Nella loro scrittura appare davvero amore per quello che stavo facendo. Non c’è tuttologia, non c’è esibizionismo, non c’è ricerca stilistica fine a se stessa e supponenza. 

Forse però il discorso potrebbe essere allargato a tutti gli altri aspetti della vita. Forse per avere successo, e questo vale per chi ancora non ha le idee di come averlo, basta soltanto fare e seguire le cose che si amano

La pensate come me? 

Grazie.

15 commenti:

  1. Bell'articolo davvero, come sempre uno sprone a riflettere. Concordo assolutamente!

    Si ha una maggiore padronanza per gli argomenti che ci stanno a cuore, tutto diventa anche più facile. A volte anche troppo, e si incorre magari nel rischio contrario: lo strafare, magari dicendo troppo o appesantendo con nozioni in più il lettore, che potrebbe risultare confuso da troppe informazioni e perdere di vista l'argomento principale, o anche solo il fine di uno scritto.

    Ti è mai capitato di affrontare letture del genere o di chiederti "non avrò esagerato"?

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    1. All'inizio mi capitava di chiedermelo, Poi un po' alla volta ho trovato anche il giusto equilibrio

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  2. Potrei scrivere di cose che non amo solo a pagamento. Allora considererei di star facendo un lavoro come un altro, ma con il vantaggio almeno di una minima vicinanza a ciò che mi interessa fare.
    Comunque sì, penso anch'io che il vero successo, anche economico, sia il risultato del mettere passione in quel che si fa.

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    1. Contento di vedere che la pensi allo stesso modo

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  3. Avete ragione!
    Se non c'è passione (parlando dello scrivere ma valido anhe per altro) non si riesce al meglio. Non si è mai soddisfatti completamente.
    Per esserci la passione però si deve trattare di un argomento che veramente abbiamo nella pelle e nel cuore.

    Fare e seguire sempre le cose che si amano mi pare difficile però. Il più possibile forse è più collegato alla realtà della vita. E' già tanto se il tempo dedicato a quello che amiamo è maggiore di quello dedicato a ciò che siamo obbligati a fare.
    Trovare la quadratura cìdel cerchio.. si può... forse.

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    1. Difficile, ma non impossibile. Basta volerlo davvero

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  4. Per quello che riguarda l'attività di scrittore (termine che uso immeritatamente) è assolutamente così. Non può essere altrimenti. Il discorso blog è a parte, nel mio caso ho un'idea di ciò che mi piace, ma come un bimbo che si affaccia al mondo per la prima volta faccio casino, mi arrabatto e mi getto anima e corpo in mille avventure, stordito e affascinato da stimoli che mi giungono da tutte le parti. Scopro ogni giorno blog che mi piacciono e mi faccio trascinare dall'entusiasmo. Spero che ci sia una sorta di perdono per questa mia crisi post, mooooolto post, adolescenziale. Sempre interessanti gli spunti di Ferruccio. Questa volta ho percepito un ditone puntato sulla fronte che mi picchiettava.

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    1. Assolutamente Massimiliano. L'ho fatto anche io all'inizio. Credo sia naturale

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  5. Grazie Ferruccio, non temere che spesso mi rendo conto di rasentare il ridicolo nella mia smania di rincorrere blogger più affermati di me. Tanto più sono sicuro e assolutamente affidabile nel mio lavoro quanto meno sono saldo nella mia attività di blogger neofita. E' come se cercassi la pacca sulla spalla da parte di un "fratello maggiore" immaginario. Vedi come sono assolutamente in grado di scoprire le mie carte, fregandomene dei giudizi negativi e dell'eventuale dileggio? Più stima di questa nei confronti di chi legge....

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    1. fregandomene dei giudizi negativi e dell'eventuale dileggio

      questa frase più o meno c'è nel mio post di domani. Per dire che siamo tutti nella stessa barca

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  6. Quando Michele mi ha detto "abbiamo il blog, ora puoi scrivere" (XD) sono entrata in un loop... bello! > che scrivo? > bello! > sarò capace? > figo! > riuscirò a comunicare e a interessare?
    Ecco perché, se Mik non avesse dato il là, aprendo il blog, io non l'avrei mai fatto. Questa premessa è necessaria. Ad ora, i dubbi sono gli stessi, ma di base mi sono convinta che è un sano "mettersi alla prova", costruttivo per la mia persona. Una sola cosa, mi è stata chiara fin da subito: avrei raccontato soltanto (o per la grandissima maggioranza dei casi) di letture per me positive. E con questo intendo oltre i generi, gli alti e i bassi, le mode o i concetti accademici.
    Perché trasmettere entusiasmo e creare le premesse per la curiosità di chi leggerà quel libro di cui scrivo, è la cosa migliore che io possa fare.
    A mio parere, fare i detrattori quasi di professione - e ce ne sono parecchi in giro - porta guai: intanto si diventa antipatici e poi, o si hanno competenze adeguate, o si rischia la banalità estrema. Parlo dell'ambito libresco.

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    1. E fin lì ci sono anche io, non parlo di libri che non conosco e sopratutto non ne parlo male, trovo la critica letteraria un esercizio ad altissimo rischio ideologico e sopratutto mi sorge la domanda spontanea: " con quali titoli, TU, censore e giudicante distruggi un opera?" Le destrutturazione analitica di uno scritto prevede competenze e conoscenze che vanno al di là del semplice "mi piace o meno". Molto più corretto e onesto parlare di cose che amiamo e che con molta serenità comunicare il piacere e il divertimento che determinate letture ci hanno trasmesso. Prosit. Scusate per il pistolotto.

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    2. avrei raccontato soltanto (o per la grandissima maggioranza dei casi) di letture per me positive.
      Significa avere le idee chiare

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  7. Io credo che sia in assoluto la regola più importante se uno vuol vivere di scrittura ( cosa di per sè già estremamente difficile).
    Io ho provato a 'scrivere a comando', cioé scrivere di argomenti di cui non me ne importa nulla, ma non ci riesco proprio.

    Dopo 1 articolo o 2 mi prendono gli scompensi.

    Il tutto però, credo sia anche un limite, un bravo ghostwriter scrive di tutto e bene.
    Mah....

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