martedì 12 maggio 2015

Cinque cose odiose di una certa critica letteraria

Come tutti gli scrittori, nel corso degli anni, ho pubblicato racconti affinché fossero valutati in veste critica. Credo sia stata una buona cosa, anche perché i risultati ottenuti mi hanno permesso di migliorare qualitativamente e sopratutto di fare esperienza. 

È ovvio che non sono tutte rose e fiori, anche perché nei forum letterari, purtroppo,  naviga e ha spazio molta gente impreparata e di scarsa cultura generale ed è quindi necessario prendere con le pinze le valutazioni che giungono. 

Ora se accetto (mi vergogno quando succede) le critiche sull’ortografia e sull’uso della sintassi, la debolezza della storia, le mie origini, una documentazione pressappochista usata in certi contesti, e molti altri aspetti, devo tuttavia confessare che non sempre reagisco di buon grado ad altre analisi. Analisi come le voci che ho cercato d'illustrare: le trovo Cinque cose odiose di una certa critica letteraria

1 - Cambiare l’io narrante 
Di solito se presento un racconto o un romanzo in prima persona o viceversa, è probabile che io lo abbia già sperimentato anche con altre voci narrative. Ritengo che questa critica venga fatta solo per camuffare il reale impatto che la storia ha lasciato. Se una storia è bella o scritta bene, se non crea incongruenze nei punti di vista, a che serve cambiarli? Se una musica è bella non fa differenza con cosa è suonata. 

2 - Cambiare il tempo verbale 
Vale lo stesso discorso del punto uno. 

3 - Cambiare l’ambientazione della storia
Scrivo solo di cose che conosco e di luoghi che conosco. Anche se racconto una storia fantascientifica. Una volta mi è stato detto che un mio racconto ambientato in Spagna con dei bambini che facevano la corrida poteva essere tranquillamente ambientato sulle spiagge romagnole. Nella stesura del racconto avevo messo tutta le mie conoscenze della corrida e di certe usanze spagnole che non potevano essere trasferita altrove. Ci rimasi malissimo, perché la considerai una critica dozzinale. 

4 - Povertà o semplicità di linguaggio 
Il linguaggio della mia narrativa è molto semplice ma sincero e soprattutto pulito. Per poter scrivere delle buone storie credo non occorra altro. 

5 - Inadeguatezza di chi critica 
Una volta sono stato ripreso perché in un mio racconto avevo usato come metafora: “un capodoglio che si abbuffa”. Il racconto era stato stroncato, subito con la domanda: “ma dove hai visto un capodoglio che si abbuffa?”. Mi sono sentito offeso dall’ignoranza culturale di chi aveva valutato il racconto. 

Naturalmente critiche di questo tipo è facile trovarli anche su molti blog e siti, dirette ai lavori di scrittori di fama. Il mio post non vuole tuttavia essere un attacco a una categoria professionale, ci mancherebbe, ma solo un invito a un verifica personale verso chi è solito  criticare su base soggettiva, dilettantesca e dozzinale il lavoro altrui. La critica letteraria non è un capriccio personale e neppure un farsi bello.

A proposito, voi non avete mai litigato con un critico? 

Grazie per la lettura!

18 commenti:

  1. Io sono rimasta male per qualche critica di commentatore nei miei post...del blog.Ciaoooo

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    1. Sì, anche lì, ma commentatori del genere nel mio caos non si firmano e quindo non li pubblico

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  2. non ho mai avuto il privilegio...
    ma li aspetto al varco

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  3. La vedo come te.
    Se una persona è colta a prescindere (quantomeno nella media del non commettere errori pacchiani) queste non sono critiche attribuibili ai suoi scritti. Anche io uso un linguaggio povero, per così dire: ci metterei un secondo a usare paroloni, ma non mi viene, non sarei io.

    Moz-

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    1. Sì, è una rivalutazione che ho fatto sui miei lavori. Siccome le critiche sono di questo tipo forse non sono così male

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  4. Non ho mai sottoposto (e non credo che lo farò) i miei scritti ad un critico di professione. Pubblico solo sul mio blog.
    Finora comunque non è ancora successo. Certo che se capitasse vorrei capire se ho relamete sbagliato. Possibile, non mi ritengo perfetta,
    Come dici tu però criticare il linguaggio perchè semplice e/o povero, mi pare una scemata. Prima di tutto ognuno ha il suo stile personale. Seconda cosa forse il linguagigo può dipendere anche dalla storia che si sta scrivendo. Come i dialoghi!
    Un personaggio può anche dire una castroneria enorme in un dialogo se non rappresenta un letterato. O no?
    Sulla inadeguatezza di chi critica, che sia anche portata a volte da invidia?

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    1. Un riflessione che sono stato portato a fare, una volta constatato che non andavo da nessuna parte facendomi condizionare da certe critiche.

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  5. Ma i casi che hai citato non riguardano la critica: analizzare un testo con competenza non equivale mica a essere imbecilli :D
    Usare o meno i "paroloni", comunque, non è indice di nulla: la sola cosa che conta quando si decide di usarne o meno, è la consapevolezza. Ecco perché Umberto Eco è un grande scrittore, pure se molti negano che lo sia, e senza il grande.
    Non ho capito, e guarda, forse non voglio capire, quando parli delle critiche sulle tue origini... Occorre un percorso di formazione purista per poter scrivere? XD Mi ripeto, dall'imbecillità raramente si guarisce.

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    1. Mi è stato segnalato - giustamente - l'uso di termini dialettali

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    2. Se ne potrebbe discutere eh. Se sono "sviste" (come forse in questo tuo caso), va bene la critica, ma se fossero voluti e giustificati da un contesto, anche no.

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    3. No, i primi tempi, ci mettevo qualche termine dialettale che forse non andava bene. Infatti sono particolari che non mi fanno arrabbiare al pari dei cinque che ho elencato

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  6. La mia visione delle cose si riassume più o meno così: se uno scrive quello che si sente di scrivere e come si sente di scriverlo ha qualche probabilità di arrivare da qualche parte. Se uno scrive come gli altri pensano sarebbe bene scrivesse, di sicuro non va molto lontano.

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  7. Le critiche non sono piacevoli per nessuno,specialmente se una persona in un suo lavoro ha messo l'anima , credo possano essere accettate se arrivano da qualcuno "attempato" in quel determinato campo perchè possono aiutare nella crescita (culturale in questo caso) ,se però arriva da qualcuno che invece non riesce a mettere due parole di fila, il discorso cambia perchè quel tipo di critica è solo frutto di un'insana gelosia.Personalmente non ricordo di aver mai subito critiche,almeno direttamente ;-) se poi vengo criticata alle spalle...pazienza :-) Comunque vorrei vedere in faccia chi ti ha mosso una critica per quanto racconti nel punto 3,assurdo !!! Per il punto 4 hai il mio pieno appoggio ,evviva il linguaggio semplice e pulito come il tuo,perchè usare paroloni per raccontare una storia? Io adoro il tuo modo di scrivere ,chiarissimo e diretto !

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  8. Il valore della critica letteraria è enorme, perché da un lato ti dà spunti per migliorare, dall'altro ti fa capire che devi mantenere il distacco giusto dai giudizi. La situazione dei forum letterari comunque è artificiale: con il fatto che si è lì per criticare... si critica. Per forza.

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    1. Giusto, la distinzione tra una e l'altra va fatta

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