mercoledì 8 aprile 2015

Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa

Questo articolo è frutto di spunti vari, alcuni dei quali meditati da tempo. 

Tuttavia, credo che il La sia stato dato da un commento che ho letto nel post È così difficile scrivere nel blog? su Penna Blu di Daniele Imperi: un commento che aveva a che fare con i voti bassi che si ricevevano nei temi a scuola. 

Ho subito pensato alla mia situazione scolastica, dove raramente toccavo la sufficienza nella stesura e scrittura di temi, nonostante la mia ottima cultura, la mia superba preparazione in grammatica e analisi logica, l’abitudine di inventare e scrivere storie che già avevo e molte altre cose. 

Per molti insegnanti ero negato: spesso mi davano del superficiale, a volte prendevo voti bassi perché andavo fuori tema, ma io vi confesso che non c’ho mai visto chiaro, tanto che ripensandoci ora, a decenni di distanza, ho la netta sensazione che la maggior parte di questi professori non volesse darmi corda o stimolarmi a incentivare le mie passioni, come se la fantasia fosse un difetto da sopprimere. 

Ora credo proprio che la citazione Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, presa dal film La ricerca della felicità di Gabriele Muccino non sia affatto usurpata 

Perché c’è anche dell’altro. Sempre riferito alla scuola. In questo caso alle superiori. Non potrò mai dimenticare ciò che mi disse una volta, sempre a scuola, un altro insegnante a proposito dell’atteggiamento che avevo con la sua materia. Purtroppo era una materia che non mi piaceva per nulla ed ero sempre impreparato, facevo scena muta balbettando qualche monosillabo. 

Be’ se lui mi avesse detto che non ero portato per la sua specializzazione lo avrei applaudito, invece anche in questo caso la preferenza fu quella di agire sul personale cercando di mortificare che aveva di fronte, considerandomi una specie di mentecatto. «Non potrai mai parlare in pubblico. Avrai sempre problemi con la gente» mi disse. 

Sbagliava e di grosso, visto che mi sono trovato molte volte a parlar direttamente da un palco e con buoni risultati, senza escludere le conferenze e le lezioni dove sono sempre al contatto del pubblico con risultati ben più che soddisfacenti. A volte mi domando se non sia la scuola il primo vero danno per la creatività e la vera essenza degli individui, il più delle volte soltanto perché gli insegnanti ci vogliono come loro. 

Insomma quelle insufficienze nei temi mi sono rimaste sul gozzo. 

Grazie della lettura!

31 commenti:

  1. Ti assicuro che non è facile da gestire neanche la situazione opposta. Io alle elementari ero considerato una specie di genietto nelle lettere. A nove anni sono arrivato primo al concorso di scrittura della scuola e ho anche rischiato di finire a Parigi (ma i miei si sono opposti). Bene, tutto questo mi aveva messo l'ansia di dover essere sempre all'altezza delle aspettative e un po' di tempo dopo, sempre alle elementari, in una situazione importante ho avuto un attacco di panico tale che mi ha paralizzato sul posto e impedito di spiccicare una sola parola di quello che dovevo dire.

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    1. sono stato anche dall'altra parte, avevo dieci in musica, storia, geografia, scienze. Avevo vinto un concorso di catechismo a livello provinciale. Mi hanno esposto dei quadri a scuola, ma i temi...

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    2. La lezione che ne ho tratto è che da allora ho sempre optato per mantenere un profilo basso :D

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    3. Capisco, ma anche la troppa umiltà ha i suoi limiti

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    4. Hai ragione, ma forse mi sono spiegato male. Mi è capitato ancora molte altre volte di stare sul palco e parlare in pubblico, ma ho smesso di pormi il problema di soddisfare standard o aspettative altrui.

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    5. Oh, certo, soddisfiamo noi stessi come linea di partenza

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  2. Gran bel post Ferruccio,io per quanto riguarda i temi non ho mai avuto nessun problema,comunque è capitato anche a me di aver a che fare con degli insegnanti che volevano gli alunni "a loro immagine" e creavano delle situazioni alquanto pesanti da sostenere...penso che la scuola non sia il massimo nella formazione dei ragazzi,non è che,perchè uno è insegnante, debba per forza essere un luminare ed un esempio da seguire,sapessi quanti ignoranti ci sono nel settore,la loro valutazione a parer mio poco conta :-) ...comunque come sempre "il cavallo di razza si vede al traguardo" e tu ne sei l'esempio :-D

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    1. Grazie Marina
      La linea del traguardo bisogna vederla ogni giorno appena svegli, sempre

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  3. ...alle medie avevo scelto il liceo classico, ma la mia profe di educazione tecnica, davanti a tutta la scuola mi disse che non ce l'avrei mai fatta. piansi sconsolatamente, dicendole cattiva che mi stava umiliando davantyi a tutti... non le ho mai perdonato quel metodo invasivo di inculcarmi un SUO limite a me rivolto. feci [brillantemente] il liceo e vado laureandomi, con un lavoro ed una famiglia costruita, vorrei poterle sputare in faccia il suo fallimento pedagogico

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    1. Non serve più adesso. Non ne hai bisogno
      Grazie

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  4. In realtà io permetterei agli altri di dirmi che non sono in grado di fare qualcosa quando so che hanno torto marcio. Finché non ti dicono "tu in questo non riuscirai mai" non ci provi nemmeno, a farlo; quando te l'hanno detto lo fai puramente per sfida. Be', se invece qualcuno mi dicesse "Non riuscirai mai a volare semplicemente sbattendo le braccia a mo' di ali", lì dovrei dargli ragione...

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    1. Sul fatto che ci siano persone che danno suggerimenti sul secondo genere ho dei dubbi che esistano
      grazie Orsphis

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  5. Nei temi non ho mai avuto grandi problemi. In geografia invece sì... il pprimo 5 di geografia l0ho preso in nterza superiore... odiavo la materia e la prof! Che ci posso fare? :)
    Diciamo, seguendo il tuo discorso, che a volte certi insegnanti soo più distruttivi che istruttivi. Non vedono oltre il loro naso, Non capiscono che ad una persona può piacere la letturatura e ad un'altra le scienze. Ognuno di loro tira l'acqua al suo mulino invece d sforzarsi di capire veramente lo studente.
    Incapacità? Paraocchi? Disamore per il loro lavoro? Chi lo sa!
    Intanto, grazie a loro (e all'0aver frequentato una scuola che non mi iteressava minimamente) io ho smesso di studiare a 17 anni. Non ho nemmeno mai dato la maturità. Mi avevano rotto!!!!!

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    1. Le motivazioni sono tantissime credo, non le sapremo mai

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  6. Non tanto alle Elementari, dato che avevo una maestra che avrebbe potuto benissimo dare lezione di rigidità alla Merkel. Ci metteva in riga tutti quanti e ci faceva "filare". Alle Medie invece me la sono vista proprio "brutta". Ce l'avevano tutti con me, Professori e Preside. Oltre che in "Italiano" andavo malissimo anche in "Condotta". Due materie ostiche per me, allora.

    ^_^

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    1. Sulla condotta, nel mio caso, stendiamo un velo pietoso

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  7. Avevo ottimi voti, sì. A mio parere non meritati: sapevo scrivere, ok, come lo so fare adesso, abbastanza correttamente, centrando il tema proposto e forse proponendo mie riflessioni. Ma è tutto qui.
    Saper svolgere i temi scolastici e essere scrittore per me sono posizioni lontanissime :D

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    1. Glò, sull'ultima frase soo pienamente d'accordo con te!
      Un connto è saper svolgere un tema a scuola, un conto è saper scrivere libri, romanzi, racconti....

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    2. Me ne sono reso conto anche io. Ma c'è voluto un po'

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    3. Forse la mia insegnante del liceo, alla fine, mi ha reso un buon servizio! XD

      P.S.: sulla condotta... non ho mai ecceduto, ma insomma! Ahahahh! Ero piena di opinioni e tendevo a esprimerle! XD

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  8. A scuola, fin da bambina mi dividevo tra i voti alti/altissimi nelle materie umanistiche e quelli bassi/bassissimi nelle materie scientifiche.
    Ho anche avuto professori che ne avevano fatto una questione personale e mi davano voti ancora più bassi per bilanciare quelli migliori.
    Ci fu chi disse ai miei genitori che ero una ragazza volenterosa ma incapace.
    Insomma, una che non ci arriva.
    Trauma non indifferente per una ragazzina di tredici anni.
    Che mi è costato anni e anni di atteggiamento di soggezione misto ad inadeguatezza. A livello generale.
    Superato il tutto con fatica e lavoro. Poi arrivo sul tuo blog e scopro un mondo che mi ributta al punto di partenza.
    Gran bel posto. Ma che scatena nuovamente la mia "sindrome" d'inferiorità.
    Sarà un piacere seguirti. Non sempre parteciperò. Vedremo se mi sentirò all'altezza.
    A presto!

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    1. Ma va non sono mica cose da dire :-D
      Figurati se non sei all'altezza. Ci mancherebbe
      Grazie e benenuta

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    2. Mariella, che bello leggerti anche qui! ^_^
      Non commento, però, sulla seconda parte o_O

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    3. Ferruccio grazie per l'accoglienza.
      No dai, la sindrome spero sia stata davvero superata.
      Sarà un piacere per me confrontarmi sul tuo blog.
      A presto.

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    4. Dài niente sindromi. Il piacere sarà mio. Grazie di nuovo

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  9. Ammetto di essere sempre stato un po' il "cocco dei prof"; sia perché andavo bene tanto nelle materie scientifiche (ho quasi sfiorato l'accesso alle Olimpiadi nazionali) che in quelle umanistiche. E poi ero sempre informato, perché leggevo tanto, ma un anno, su solo anno ho preso la sufficienza in italiano. Il prof era un giornalista e voleva temi corti e concisi

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  10. Grazie della citazione.
    Ho avuto anche io insegnanti che mortificavano. La scuola uccide non solo la creatività, ma anche la voglia di imparare.

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  11. Purtroppo hai ragione. "Educare" verrebbe da e-ducere, tirare fuori dalla persona quelle che sono le sue potenzialità. Se cerchi di modificarle, non è proprio la stessa cosa.

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    1. Più che educare la tendenza è influenzare

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