sabato 14 marzo 2015

Universal Robots, la civiltà delle macchine di Silvia Milani in vetrina

Universal Robots
Vetrina settimanale con il saggio di Silvia Milani, Universal Robots, la civiltà delle macchine, pubblicato nella Collana saggistica di Edizioni Imperium

Protagonisti di numerosi miti e leggende, incarnazioni di incubi e desideri, figure capaci di oltrepassare la membrana tra immaginario e reale, spesso gli androidi hanno parlato di noi: dai mostri perturbanti di E.T.A. Hoffmann, Jentsch e Freud, al paradigma dell’Uncanny Valley nei moderni laboratori; dalla critica di L’Isle-Adam e Ippolito Nievo all’ottimismo positivista, alle fanterie automatizzate delle guerre future; automi e robot (differenti gradi della scala evolutiva androide) sembrano incarnare i fantasmi, le speranze, le emozioni, i vizi e le virtù dei loro padri-padroni. Figure modello dell’inevitabile meccanizzazione dell’uomo nel Futurismo, nell’opera che li ha presentati al mondo, R.U.R., hanno scalato la condizione umana per ricordarci che sarà con il cuore e non con la mente che salveremo il mondo. 


Non è affatto il vostro caso, d'accordo. Ma se, diciamo all'incirca tra il IV e il III secolo avanti Cristo, anziché costretti al servizio in un'armata di resistenza italica, alla mercé di zanzare e sanguisughe, foste nati in condizioni meno scomode, a una latitudine mettiamo più asciutta e à la page come Alessandria d'Egitto, è assai probabile che, prima o poi, bighellonando nei dintorni delle prigioni, sareste incocciati in grida disumane provenienti dai sotterranei. Un fatto che, essendo voi cittadini smaliziati e favorevoli al carcere duro, non vi avrebbe sorpreso né spaventato granché. 
Ma che cosa avreste immaginato se, fra quelle grida, le vostre orecchie avessero colto anche formule inquietanti quali: "lunghezza del breve viscere dodici dita", oppure: "dimensione del lungo viscere nove cubiti e tre spanne"? 
Non appena compresa l'esatta realtà di ciò che avveniva tra le mura carcerarie, un brivido, o addirittura lo stesso dio Apophis, vi avrebbe corso la schiena, scrollandovi dalla testa ai piedi. Perché Alessandria era sì una ricca metropoli alla moda, ma era anche la capitale d'una mania che all'epoca aveva raggiunto dimensioni preoccupanti: la mania delle misurazioni. A quei tempi, in città, la popolazione di scienziati quasi eguagliava quella delle zanzare del Nilo, e per strada, a ogni angolo, se ne incontravano di tutte le nazionalità, intenti a misurare il cielo e a far di conto. È risaputo poi che il selciato de l'agorà fosse completamente ricoperto di calcoli scritti a gesso e che bande di matematici si spartissero i territori. A quei tempi, ad Alessandria, tutti misuravano tutto e tutto era conosciuto a partire dalle sue misure. 



Silvia Milani, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo, insegna lettere e si occupa da freelance di editing, scrittura creativa e editoria. 

Ha curato numerosi contenuti per la sezione “letteratura italiana” di Oilproject, sito di e-learning. Vive e lavora a Pesaro. https://universalrobot.wordpress.com/ 


Per partecipare alla vetrina, ora anche su google plus, seguite le istruzioni su Una settimana su facebook, oppure scrivete a Ferrugianola@hotmail.com 

Grazie per la lettura!

2 commenti:

  1. Interessante.

    Mi sa che il link Universal Robots, la civiltà delle macchine è errato, si apre pagina bianca con in alto a sinistra bannerino di amazon

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