lunedì 2 marzo 2015

Il primo racconto della letteratura moderna sul vampiro

La letteratura mondiale è piena di storie sui vampiri, una letteratura che ha ripreso vigore in questi ultimi anni anche se con piglio diverso dai predecessori illustri. 

Non è tuttavia Bram Stoker, padre di Dracula, il capostipite del filone che ha come protagonista la figura demoniaca. La prima vera opera a trattare questo fortunato filone è stata scritta da John Polidori nel 1819, un bel po’ di decenni prima di Dracula

Polidori, figlio di un insegnante d'origini italiane e di una governante inglese, oltre a essere scrittore era pure segretario e medico personale del poeta George Byron. Ora Il primo racconto della letteratura moderna sul vampiro, protagonista del Record Culturale odierno è un racconto breve dal semplice titolo de Il Vampiro pubblicato il 1º aprile 1819 da Colburn sulla rivista New Monthly Magazine.  

Il racconto in prima battuta fu attribuito a Lord Byron, il quale però smentì subito di esserne il padre. Fu anche un racconto che ebbe un immediato successo in Europa, soprattutto in Germania dove fu tradotto nello stesso anno. 

Solo in Inghilterra, a causa della falsa attribuzione a Byron, che in quel periodo era sotto scandalo,  passò sottotono. 

Polidori riuscì comunque nell'impresa di prendere un personaggio tipico del folklore e trasformarlo nella tipologia oggi più conosciuta: quella del classico demone, nobile e aristocratico che cerca le sue prede nell'alta società. 

Nel mezzo delle sregolatezze che accompagnano l'inverno londinese, avvenne che comparisse a vari ricevimenti degli esponenti del bel mondo un nobiluomo, degno di attenzione più per le sue stranezze che per il rango. Osservava con sguardo fisso l'allegria che lo circondava, come se non potesse prendervi parte. Quando la gaia risata di una bella fanciulla attirava la sua attenzione, la gelava con uno sguardo, e incuteva paura in quegli animi in cui regnava la superficialità. Coloro che percepivano questa sensazione di timore non riuscivano a spiegarsi da cosa derivasse: alcuni la attribuivano ai suoi occhi color grigio opaco che, fissandosi su un volto, sembrava non riuscissero a penetrarlo e a raggiungere subito i più intimi meccanismi dell'anima, ma ricadevano sulla guancia simili a un raggio pesante come piombo, opprimendo la pelle senza poterla oltrepassare. 

Grazie della lettura!

14 commenti:

  1. L'ho letto, un po' di anni fa, ma devo dire che l'unica cosa di cui avevo un vago ricordo era questa faccenda del comparire ai ricevimenti. Nient'altro.

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    1. non è il mio genere narrativo, ma andava segnalato

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  2. Combinazione stamattina sono passato al profilo Google+ eliminando quello di Blogger (Jennaro) che aveva per icona un Lupo Mannaro che ululava alla luna. Beh, non ero proprio un vampiro, ma, un parente ^_^

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  3. Questa, la sapevo!!
    Pare che il tizio avesse ripreso dalla tradizione orale tedesca - romena , cioè storie raccontate davanti al fuoco di notte , in inverno per spaventar e i bambini e i miscredenti, storie che parlavano di vampiri

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  4. Mai letto quello che citi,ho però letto un romanzo che narrava di un vampiro un paio di anni fà "Anghelos" di Alessia Rocchi,non male...

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  5. Questa la sapevo anche io! :D

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  6. Polidori e Byron.
    Il vampiro di Polidori E' Lord Byron :)) concepito a immagine e somiglianza di Byron nell'ormai celebre notte del 16 giugno 1816 a Villa Diodati, sul lago di Ginevra, laddove per scommessa e per gioco vennero scritti il Frankenstein di Mary Shelley, Il vampiro di John Polidori e La sepoltura di Lord Byron

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  7. Ferruccio, la notte di Villa Diodati, nell'anno "senza estate come venne chiamato, potrebbe fornirti un altro spunto interessante per i tuoi primati :))

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