venerdì 20 febbraio 2015

Come odiare la propria scrittura con la revisione

Negli anni ho scritto diversi romanzi e molti racconti, ma se andate in giro a cercare mie pubblicazioni - a parte qualche apparizione antologica, diversi racconti postati in forum letterari e un romanzo interrotto sul mio blog - trovate ben poco. 

Non perché tutto quello che ho scritto sia dozzinale o non sia valido e sia stato cestinato: assolutamente. 

Alcuni lavori con il passare del tempo si sono rivelati non più in linea con il mio pensiero attuale, altri benché ricchi di spunti e di idee, troppo acerbi. Non ho buttato via nulla. 

I miei archivi sono pieni di cartelle di dattiloscritti e sono sicuro che prima o poi torneranno alla ribalta o si mostreranno utili. 

Ma vi devo confessare il grosso problema che caratterizza un po’ questo mio mettere da parte: la fase di revisione e correzione per me sembra deleteria e mi porta a odiare ciò che scrivo e produco. La questione si è ripresentata in tutta la sua drammaticità in queste ultime settimane. 

Ho completato un romanzo di cui ho già parlato in altri post e sono alle prese con la revisione e la correzione. Vi lascio tuttavia immaginare il mio stato d’animo quando, dopo aver letto o ritoccato una pagina venti volte, sento un forte desiderio (metaforico) di vomitare. 

Ora mi domando come abbiano fatto autori Hemingway a riscrivere trenta volte l’explicit di Addio alle armi, e il suo collega amico e rivale Francis Scott Fitzgerald a riscrivere quarantotto volte il finale de Il grande Gatbsy senza provare lo stesso fastidio. 

Chiedo aiuto a voi e a chi si trova o si è trovato a essere in crisi quando c’è da revisionare un lavoro. Ci sono dei metodi per farlo senza perdere la concentrazione necessaria e senza incombere in una vera fase di rigetto? O pensate sia del tutto naturale non essere soddisfatti di ciò che si è fatto. 

Insomma come fate con la revisione a non odiare la propria scrittura

Grazie per la lettura e per i contributi!

25 commenti:

  1. Occhio ai refusi (ecco a cosa serve la revisione!): "... e il suo collega amico e rivale Francis Scott Fitzgerald ha riscrivere quarantotto volte...". Guarda che con uno strafalcione del genere anche Hemingway sarebbe sembrato un bimbominkia.

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    1. Fosse tutto lì, ahhaha
      Hemingway se la sarebbe cavata dicendo che poteva pagare un correttore di bozze

      grazie :-)

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  2. A tal proposito ricordo di aver letto in un testo di Isaac Asimov che, le prime volte che si presentava a pubblicare i suoi scritti presso il suo amico editor John Campbell, dovette rimettere mano a ciò che scriveva per poi presentare opere che finivano per non convincerlo più; a un certo punto Asimov si stufò di revisionare i propri scritti e disse chiaro e tondo a Campbell: "Questo è il prossimo romanzo; o lo pubblichi così com'è o io vado a cercarmi un altro editor." Da lì in poi non revisionò più niente.
    Già: però bisogna essere Asimov per riuscirci...

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  3. Io non sono scrittrice anche se qualche volta mi è venuta la voglia di provare a scrivere qualcosa... Però credo di capire quello che dici, mi è capitato anche con il mio vecchio blog (che si occupava solo di recensioni, quindi immagino con qualcosa di più personale).
    Forse si tratta di immaturità letteraria, forse invece è solo questione di carattere difficile da soddisfare, ma magari si potrebbe arginare il problema dando il compito della revisione a un'altra persona.

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    1. Un suggerimento da mettere in lista
      grazie Paola

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  4. Forse sei troppo censore con te stesso, oppure hai estrema paura delle critiche di altri. Magari potresti utilizzare uno pseudonimo. Per esempio, il mio alter ego quando deve dire qualche sciocchezza usa me.

    ^_^

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    1. Non lo so sinceramente.
      Mi devo creare anche io un alter ego

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  5. Io sto revisionando il mio romanzo da quasi tre anni, anche se, in realtà, mettessi in fila tutti i giorni che gli ho effettivamente dedicato, il tempo sarebbe inferiore e non di poco.
    La mia soluzione è solo una: accettare! Accettare che la revisione serve a formarsi lo stile e finché lo stile non è formato è di necessità molto più lunga della prima stesura del testo. Gli scrittori come Asimov hanno il 'vantaggio' di scrivere in un cattivo stile e la revisione nel loro caso non ha una grande importanza.

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    1. Buono o cattivo che sia lo stile di un autore affermato (questione di gusti, ovvio), quando un editor gli impone troppe revisioni l'autore in questione ha tutte le ragioni per montare su tutte le furie. Se è l'autore stesso ad autoimporsi revisioni, è un altro discorso, naturalmente.

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    2. Il mio non voleva essere un giudizio qualitativo. Lovecraft, per esempio, scrive in uno stile tremendo ma mi piace molto come scrittore. Se uno ha qualcosa da dire lo stile può anche passare in secondo piano.

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  6. Spesso condivido questo tuo senso di rifiuto e nausea, perché io rileggo mille volte e mille volte riscrivo, arrivando al rigetto del testo. Difficile darti suggerimenti, forse può essere utile prenderti delle pause ogni tanto per non ossessionarti troppo. E sono pienamente d'accordo con quello che dice Ivano.

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  7. Ma no dai,non farti prendere dallo sconforto e da mille dubbi,succede a chiunque va a rivedere il proprio lavoro di non sentirsi pienamente soddisfato facendosi assalire da mille dubbi,devi solamente avere un pò più di" fiducia" in te stesso ;-D ...posso solo dirti che personalmente trovo bellissimi quegli stralci del tuo racconto che ogni tanto pubblichi e sono certa che lo è l'intero romanzo,quindi coraggio e vai avanti ! I grandi che hai citato avranno sicuramente vissuto momenti come i tuoi :-D

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    1. Grazie della stima, ho voglia di mandarti qualche capitolo

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  8. Capita anche a me. E' normale che a rileggere il proprio lavoro dopo qualche tempo ti faccia tutto cagare. Per riuscire a revisionarlo in modo decente, bisogna accettare questo fatto. E per capire se quello che hai scritto è buono o no, basta affidarsi a quella vocina che ti dice "questo fa un po' meno cagare dell'altra roba che ho scritto". Poi, tieni conto (almeno questo vale per me) che quello che scriverai in vita tua e di cui potrai andare veramente fiero sarà veramente poco, la maggior parte delle cose che si scrivono te le rileggi un anno dopo e ti vergogni di te stesso, non c'è niente di strano.

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  9. Penso che sia opportuno valutare la possibilità di far revisionare ad altra persone, proprio come ha scritto Paola sopra. Persona che deve essere fidata, ma soprattutto onesta. Perché avere qualcuno che incensa serve a nulla.

    Un'altra cosa: non è che tutti gli editor sono macellai (caso eclatante su tutti l'editor di Carver, G. Lish). Sono figure professionali necessarie e competenti. E quando lo sono, non credo possano nuocere allo scrittore.

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    1. L'editing va ad altri, ma c'è proprio una fase che solo l'autore può valutare, secondo me

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  10. Mah se riuscissi a trovare il tempo di scrivere...potrei sapere se le revisioni sono utili o no...
    veramente il giorno dopo anche a me fa schifo quello che ho scritto!
    Bella la foto del mio idolo King nel suo studio!!
    Ciao
    Rosanna

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    1. succede un po' a tutti. Hemingway buttava quasi tutto ciò che scriveva e sua moglie raccoglieva i fogli dal cestino

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  11. Penso che sia naturale questo distacco, che sia odio o ribrezzo o altro non importa, verso ciò che abbiamo scritto. A me succede sempre. Il problema è che uno scrittore dovrebbe accettare la sua opera per quella che è. Non so come scrivessero Hemingway o Fitzgerald, magari scrivevano di getto. Se invece progetti per bene un romanzo, la fine la decidi a priori.
    Ok, ci sta che qualcosa possa cambiare, ma secondo me più di tanto no, altrimenti c'è un problema in fase progettuale del romanzo.
    Come hai scritto questa storia? Hai deciso fin dall'inizio come doveva andare a finire?

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    1. Non ha problemi la storia in sé. ci sono solo un po' di passaggi

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  12. A me capita spesso, però cerco di evitare il parossismo, che è il vero rischio.
    Può capitare che il senso di insoddisfazione per la propria scrittura diventi quasi una forma di sfogo sulla quale riversare tutta l'insoddisfazione in generale (non solo scrittoria) della vita che conduciamo.
    Considera che quando si è anche grandi lettori si hanno dei miti letterari (nel tuo caso può essere Hemingway, nel mio Pirandello) e la revisione di un testo letterario denota in modo quasi drammatico la sproporzione fra i nostri tentativi e le opere che in genere apprezziamo come lettori.
    Una soluzione che ho adottato da anni e che ti consiglio di applicare è avere un approccio da dilettante a trecentosessanta gradi. Se quel che rileggi ti pare in qualche modo insufficiente o peggio, il tuo atteggiamento deve essere del genere "Ma io sono un dilettante, è normale commettere errori del genere per me" e con pazienza modifichi quel che devi modificare continuando a pensare che tu sei un dilettante, è normale che qualcosa ti lasci perplesso nel risultato, non devi fare altro che rileggere e modificare.
    Insomma, non devi porti alcun grosso obiettivo: devi vivere la scrittura e l'editing con lo stesso spirito di un hobby domenicale, non so se rendo l'idea ;-)

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