giovedì 13 novembre 2014

Scrivere sempre a caldo

William Faulkner
Avete letto bene, il titolo è proprio Scrivere sempre a caldo, non confondetelo con la voce Scrivere al caldo, benché la stagione lo consigli. Andate avanti a leggere e capirete di cosa sto parlando. 

L'unica regola che ho è di smettere mentre è l’idea è ancora calda. Non scrivere mai tutto quello che si ha in mente per lo sviluppo della storia. Bisogna smettere quando la scrittura sta andando bene, così quando si riprende è più facile andare avanti. Se scrivete sino all’esaurimento, accadrà che vi troverete inesorabilmente a un punto morto e avrete problemi con esso.” 

Il concetto che avete appena letto è stato preso da uno status sulla pagina di William Faulkner, scrittore, sceneggiatore per Hollywood, poeta e drammaturgo statunitense, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1949 e considerato uno dei più importanti romanzieri americani, più di una volta autore di opere provocatorie e complesse. 

L’ideatore di Yoknapatawpha spiega bene quale fosse il suo atteggiamento nell’approcciarsi a una storia che stava scrivendo e Faulkner era uno che ne scriveva parecchie. 

Lo stesso concetto, più o meno, compare anche in diversi libri di Ernest Hemingway. Il protagonista de Il giardino dell’Eden ne parla senza mezze misure, ma anche in altri racconti e i certi prefazioni dove Papa è tirato in ballo emerge questo suo punto di vista. 

Diventa chiaro che anche Hemingway seguisse questo meccanismo smettendo di scrivere quando era ancora in trance creativa, consapevole del fatto che il giorno dopo non avrebbe per nulla faticato a rientrare nella parte e a proseguire nella stesura della storia. 

Ora, allargare il discorso e chiamarvi in causa è un gioco da ragazzi, dopotutto anche il sottoscritto non vuole esimersi dal dire la sua. 

Penso che con il passare degli anni ho adottato anch’io questa strategia nello scrivere e questo vale sia per i racconti, sia per le cose più lunghe e anche per i semplici post del blog. 

Mi sembra che interrompere sul più bello sia un’ottima mossa per rafforzare ciò che si vuole e non trovarsi impantanati quando si ricomincia l’assalto a una pagina. 

Non sempre è stato così. I primi tempi che scrivevo partivo in quarta e mi esaurivo finché tutto ciò che avevo da dire era finito sulla carta. 

E forse era vero che il giorno dopo ti sentivi svuotato e spesso anche non soddisfatto del lavoro eseguito. Sì, senza dubbio, scrivere a caldo credo sia il metodo migliore per affrontare lo stress e pure la sindrome della pagina bianca. 

E immagino che parecchi di voi si comportino in questo modo, o sbaglio?

18 commenti:

  1. Non sono sicuro che per me sia così. Io scrivo in ogni ritaglio di tempo che riesco a procurarmi e non mi sembra mai abbastanza. Quindi il problema di sentirmi caldo o svuotato praticamente neanche mi si pone.

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  2. Inconsapevolmente faccio anche io così. Ieri ho continuato un racconto, andavo veloce, ma dopo 3000 caratteri ho smesso. Avrei potuto continuare, ma mi ero accorto che in quel momento avrei speso parecchio tempo per capire cosa scrivere. La sessione era dunque terminata.

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    1. Non vorrei sbagliarmi ma suppongo che chi si trova a scrivere regolarmente si comporti, dopo un po' di tempo, in questo modo

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  3. Devo essermi perso qualcosa, Ferruccio, perché credo di non aver afferrato bene il concetto: Dunque, scrivere a caldo ma fermarsi nel momento di "sudore". In questo caso io mi raffreddo e il giorno dopo ho dimenticato ciò che volevo dire e devo cominciare a "sudare" un'altra volta... ma così diventa una faticaccia! :-)

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  4. Avrai notato che è una pura combinazione, una sorta di telepatia, perchè io l'ho scritto ieri sera.
    Ciao, grazie della visita.
    Cristiana

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    1. Infatti è proprio una questione telepatica. Sono scioccato

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  5. Io scrivo l'idea, a caldo.
    E poi sviluppo inglobando tutti gli attimi trascorsi, che possono essere mesi^^

    Moz-

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  6. Forse il concetto è più "tenere al caldo" che scrivere a caldo, espressione che da più l'idea dello scrivere "di getto". O sbaglio?

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    1. Non sbagli, mi sono lasciato influenzare da Faulkner :-)

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  7. Eh io soffrivo molto di questo tipo di svuotamento, per questo preferivo scrivere in forma poetica, riuscivo meglio a gestire il momento della scrittura, mentre i racconti troppo lunghi non li ho mai saputi 'coccolare'.

    Un saluto!

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  8. Ho poco tempo, fondamentalmente: nonostante ciò, non scrivo mai "tutto"! Appunto, faccio decantare, risistemo: è un'abitudine ormai, non credo di farlo consapevolmente.
    Per me è necessario un tempo di riposo per rileggermi e tentare di capire come intervenire al meglio! (Non è detto che poi riesca eh! XD)

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    1. Giusto, ecco il temine che mancava, far decantare

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  9. A volte sì, scrivo quando sento lo stato d'animo che mi spinge a farlo, altre volte però lavoro "a freddo" portando avanti idee abbozzate in passato ma mai trasformate in un racconto. Paradossalmente a volte ottengo i risultati migliori con questa seconda tecnica.

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    1. Lo stato d'animo spesso è traditore, penso sia meglio scrivere con freddezza

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