domenica 21 settembre 2014

Rapinatore per gioco, il ritorno sul blog di Antonio G. D’Errico

Antonio G. D’Errico è un ospite ormai consueto sul mio blog. 

A marzo l’ho incontrato per parlare del suo libro Camorra. Confessioni inedite di Mario Perrella, boss pentito del rione Traiano di Napoli

Ora trascorsi circa sei mesi, e dopo aver presentato il suo nuovo libro in vetrina, ho occasione di rincontrarlo per parlare proprio di questo ultimo lavoro, edito ancora da Edizioni Anordest e scritto a quattro mani con Jorge Real: Rapinatore per gioco. Storia vera di un ludopatico. 


Ben tornato Antonio: mi dici come è nato Rapinatore per gioco

Mi sembra una premessa doverosa da parte mia, Ferruccio, ringraziarti innanzitutto per l’ospitalità sul tuo blog. Ora ti rispondo. Rapinatore per gioco, in realtà, non nasce. Prende forma dall’esperienza di vita di chi ha dovuto seguire intimamente il richiamo patologico verso il gioco e dall’occasione di incontro e di scambio con chi cerca di dare valore a esperienze che rappresentano la vita in tutte le sue manifestazioni. Ogni cosa che nasce, ogni espressione che realizza un’esperienza, ha sempre un merito: quello di entrare in relazione con l’esistente. Fondamento di ogni relazione è l’incontro. 

Questo libro, come altri lavori che hanno trovato la realizzazione, rispondono al bisogno di incontrarsi e scambiarsi affezioni delle rispettive umanità. Io ho incontrato Paolo Pennacchione due anni fa, all’interno del carcere di Ancona, perché ho partecipato a uno spettacolo di musica e poesia portato all’interno del penitenziario. 

Paolo era in mezzo alle persone di quel pubblico speciale. Mi ha avvicinato per chiedermi di dare forma a una quantità di appunti, ricordi, immagini legati alla sua vita, che aveva scritto sulle pagine a quadretti di tanti piccoli quaderni di scuola. Erano tremila pagine, scritte a penna. Erano voluminose da prendere in esame. E’ stato il mio pensiero immediato. Poi, però, mi è sembrato naturale occuparmene. Mi sono preso il tempo per rendere valore a quella richiesta. Dopo qualche mese trascorso nella lettura e nell’approfondimento accurato dei fatti narrati su quei fogli di carta, che hanno preso forma e espressione nella mia immaginazione, ho iniziato il lavoro di scrittura e riscrittura. 

Il risultato finale ha trovato l’entusiasmo e l’interesse, oltre che il parere favorevole, del dott. Mario Tricarico, direttore editoriale della casa editrice Anordest edizioni


Dopo la camorra, la ludopatia, tu affronti temi sempre molto complessi. A cosa sono dovuti questi interessi? 

Non avrebbe senso lasciarsi coinvolgere solo da quanto è piacevole, leggero, semplice, conforme a gusti e convenzioni che trovano il favore di tutti o di molti. 

E’ importante rendere immagine a verità che nel loro essere scomode, a volte sgradevoli o compromettenti, sappiano riportare nel confronto umano, sociale, le ragioni di chi non ha sempre la possibilità di poter parlare di sé, della sua esistenza che necessità di qualche spiegazione in più per essere accolta e compresa pienamente. La mia scrittura origina dalla necessità di raccontare la vita, gli errori e i pregi di chi giudica e chi è giudicato. I miei libri sono racconto, non sono giudizio. 

Non sono neanche assoluzione. Sono occasione di confronto, quando non sono poesia e senso assoluto di bellezza: ideale a cui tende ogni opera creata per rivelare l’anima segreta e misteriosa di tutte le cose. 


Chi è Paolo Pennacchione

Paolo Pennacchione è un giovane che ha sbagliato nella vita, rendendo più di tutto disperazione alla sua esistenza. Verso gli altri ha mostrato sempre delicatezza, anche quando è entrato in azione come rapinatore di banche. Si è imposto un codice di onore: di non violenza verso clienti e impiegati. 

E’ entrato in azione con una pistola di plastica, perché non avrebbe mai potuto impugnare un’arma dal colpo mortale. Ha agito per procurarsi denaro da consumare al gioco, perché quel fremito di sedere al tavolo verde di un casinò o di esultare sugli spalti di un ippodromo non gli ha mai concesso una tregua. Ha consumato un patrimonio, centinaia di migliaia di euro in una sera, senza avere la possibilità di fermarsi, di rinunciare alla puntata disastrosa che lo avrebbe condotto verso una nuova necessità di procurarsi denaro e verso un’altra rapina da compiere. Lo stimolo perverso della malattia da gioco l’ha condotto verso la rovina e il carcere. Non ha avuto tempo di far affidamento sul suo senso di responsabilità, che pure gli è girato per la mente più volte. 

Ma ha dovuto cedere ancora e sempre a quel richiamo intimo che non gli ha lasciato scelta, che si è imposto su ogni altro proposito. Paolo Pennacchione non ha commesso violenze, è stato violentato dalla malattia che non gli ha permesso nessuna scelta. Paolo Pennacchione è un giovane che va curato, a mio avviso, in una struttura sanitaria idonea che sappia rendergli quel recupero sociale che il carcere non può realizzare in nessun modo. 



Come è nato il sodalizio con Jorge Real

Jorge Real attualmente è uno degli scrittori di lingua spagnola più apprezzati nel mondo. Precedentemente, però, è stato un pilota di aerei, poi un combattente nella resistenza contro i regimi totalitari dell’America latina, in Honduras soprattutto. 

E’ entrato in contatto con guerriglieri e narcotrafficanti colombiani e venezuelani. Ha infranto le leggi e i confini di molti paesi del mondo, dall’America, al Messico, alla Spagna. In Spagna è stato arrestato e messo in carcere. Nello stesso carcere spagnolo è capitato Paolo Pennacchione, quando aveva deciso di cambiare vita trasferendosi con la famiglia a Huelva, in Spagna. L’incontro tra Paolo e Jorge diventa il primo vero inizio della scrittura del libro Rapinatore per gioco

Jorge ha tracciato le linee fondamentali e ha dato forma al racconto della vita di Paolo, fino a quando sono rimasti insieme. Ma quando Paolo viene dimesso dal carcere spagnolo, il lavoro si interrompe. Io sono il continuatore di quel lavoro cominciato e sviluppato da Jorge. Il nostro sodalizio è stato voluto dal caso, dal tempo e dalle occasioni. Non abbiamo scelto. Ci siamo scelti, successivamente, quando il mio lavoro di completamento l’ho sottoposto a Jorge. E’ stato il lavoro svolto in comune, in tempi diversi, a rendere unità di intenti a qualcosa che di fatto apparteneva e appartiene a entrambi. Era inevitabile che lo firmassimo insieme. A ottobre uscirà in Spagna, in lingua spagnola, firmato da noi due. Il titolo sarà: No va mas. Il corrispondente spagnolo di “Rien ne va plus”. 


Hai avuto modo di incontrarlo fisicamente? 

No, non l’ho incontrato. Anche perché Jorge sta ancora scontando nel carcere spagnolo la pena per i suoi reati commessi. Ma ci incontreremo presto. Sono in contatto con lui per mezzo di lettere fatte recapitare alla moglie, che vive in Spagna e lo vede nei colloqui riservati ai familiari. 


È difficile scrivere a quattro mani? 

Bisogna rendere unità al racconto. E’ aristotelico il concetto, ma è la verità. La scrittura a quattro mani può realizzarsi solo quando gli stili si armonizzano tanto da sembrare che l’autore sia unico. E’ un lavoro di comprensione reciproca. 


Don Luigi Ciotti, Cristiana Tonini, ovvero la nipote del Cardinal Tonini, attorno ai tuoi libri si muovono sempre personaggi di spessore. Non ti rende ancora più orgoglioso del tuo lavoro questo aspetto? 

Vedi, caro Ferruccio, io sono orgoglioso quando tutto accade in maniera naturale. Sono gli incontri che hanno valore, per me, con chiunque avvengano. La bellezza degli incontri rende bellezza non solo a un libro ma anche al tempo: il respiro è sapido di gioia, il cuore è sereno, lo sguardo è generoso. 

Ringrazio sinceramente e profondamente Don Ciotti e Cristiana. Ma ringrazio con la stessa delicatezza tutti quegli animi generosi che rendono bellezza a tutte le persone con cui si mettono in relazione. 



Cosa dobbiamo attenderci adesso? 

Dovrò sicuramente ringraziare ancora altre persone che hanno avuto la gentilezza di darmi l’occasione di realizzare insieme incontri di grande sensibilità. 

Sono personaggi legati al mondo della musica. Non anticipo nulla, perché l’anno prossimo uscirà un lavoro che sto preparando da un po’ di tempo. 

Uscirà anche un mio noir, per il piacere di tornare al genere. Per dare spazio all’immaginazione, che in me trae sempre spunto dalla realtà. 


Grazie di essere tornato a parlare sul blog, Antonio

A me piace ringraziare le persone, non è solo un dovere formale dire grazie a chi ha la voglia e la pazienza di ascoltarci. A questo ulteriore incontro con te va tutta la gratitudine che meriti, Ferruccio. Grazie, di cuore. Col cuore.

16 commenti:

  1. Non vorrei contrariare il nostro bravissimo autore ma credo che il carcere sia risultato una "mano santa" per il Pennacchione il quale, con tutta probabilità, in altra struttura non avrebbe avuto lo stimolo per scrivere i numerosi appunti da cui è nato, anzi, ha preso forma, questo libro che sicuramente avrà il successo che merita :-)

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  2. Caro Jennaro, grazie per la tua attenzione, innanzitutto. Poi il tuo pensiero non si contrappone né al mio né a quello di nessun altro. E' solo il tuo riflesso logico o legato alla tua esperienza di vita che ti ha fatto maturare una tua visione. Io non sarei così categorico, comunque, riguardo all'occasione che il carcere ha dato a Paolo di scrivere appunti di un certo peso o valore. Quegli appunti contengono tante altre occasioni di vita che il carcere gli ha negato. Contengono tanti rimpianti, tanti dolori di una vita che gli è sfuggita di mano, Che la spinta patologica verso il gioco gli ha reso delirio, rischio, follia, maledizione. Io non conosco nessuno che anela al chiuso di una cella per trovare le condizioni di scrivere un diario di vita. Molti ragazzini tengono un loro diario, anche molto voluminoso, in cui rappresentano scene della loro vita, per quanto breve sia, ma in cui le emozioni evidentemente trovano un riscontro intimo urgente e necessario. L'auspicio di noi tutti, di Paolo stesso, è di riprendere possesso della sua vita, con il peso delle responsabilità e il piacere degli affetti, lasciati dall'altra parte del muro di cinta, da recuperare. Un saluto sincero, Jennaro. Spero che tu comprenda le ragioni delle mie considerazioni senza per questo ritenere che siano contrarie alle tue. Le ragioni sono anche queste intime, non c'è un ragione unica rispetto all'esperienza.

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    1. Grazie anche per questo commento Antonio

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    2. Lasciami premettere, carissimo Antonio, che non sarai mai ringraziato abbastanza per l'apporto che riescono a dare alla nostra "difficile società meridionale" i tuoi lavori, soprattutto questi che mettono in luce vicende e personaggi che altrimenti rimarrebbero nell'ombra. In effetti, forse, ai non addetti ai lavori, le mie frasi potrebbero apparire un po' dure nei confronti di coloro che soffrono la "perduta libertà". Magari potrei anche essere imputato di aver usato troppo "sarcasmo", e forse un poco ci sta pure, ma, il mio commento, ti assicuro voleva avere più che altro una valenza "scherzosa". Ovviamente, hai saputo ben cogliere quella che è molto probabilmente la causa di questo mio modo di manifestare i dubbi riguardo coloro che scontano una "giusta pena". Infatti, io ho lavorato per circa 40 anni nella Polizia di Stato e nella mia lunga carriera ho effettuato parecchi arresti, togliendo la libertà personale, ovviamente, a coloro che meritavano di andare per qualche tempo in carcere. Posso comunque darti assicurazione che quando si è trattato di "dare una mano" a quelli che hanno sbagliato per necessità, più che per "capriccio", ebbene, io l'ho fatto sempre con molto piacere, specialmente se erano ragazzi. Rimane comunque il fatto che io ho speso gran parte della mia vita mettendola al servizio del cittadino onesto, che per me è quello che conta di più; ciononostante, ben venga anche il "figliuol prodigo". Dio sa se ce n'è davvero tanto bisogno oggi. Non mi resta che ringraziarti per avermi cosi gentilmente dedicato parte del tuo tempo e formularti i migliori auspici per l'avvio di lavori sempre più grandi.

      Fa d'uopo anche un ringraziamento al nostro cortese ospite :-)

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    3. Carissimo Jennaro, io credo che ci siamo capiti in ogni intimo particolare. Al di là dei toni, siamo arrivati alla conclusione che il recupero di chi ha sbagliato nella vita sia prioritario rispetto a ogni altra cosa. Il tuo tono scherzoso voleva sdrammatizzare evidentemente, mentre il tono della mia risposta voleva riportare l'attenzione verso l'argomento. Non credo che ci sia niente da dire su questo, né alcuno può innalzarsi a censore su chiunque altro. I libri si scrivono per essere letti e criticati. Criticare non è fare pettegolezzi ma esprimere un giudizio ragionevole. Quindi, carissimo, rinnovo il mio ringraziamento a te, per la tua volontà di cercare il confronto e il dialogo. E sinceramente il dialogo prende la forma che ogn'uno sente più vicino al suo modo di poter cogliere sensazioni o dubbi. I dubbi realizzano la vita come le sensazioni, i tormenti, le gioie e altre manifestazioni che attengono all'animo umano. Il tuo desiderio di volere intorno a te persone oneste, rete e giudiziose è lo stesso di tutti coloro che vivono di questa stessa speranza e volontà. Solo che la realtà è fatta anche di tante forme devianti di esistenza. Bisogna occuparsi di queste fondamentalmente e umanamente. Il resto del mondo bada da sé a rimanere al suo posto. Ma un malato non ce la fa. E di malattia si tratta, Jennaro. Perché Paolo Pennacchione se non fosse stato malato avrebbe avuto le condizioni per fermarsi a un certo e poter condurre una vita meno turbolenta e rischiosa. Non ce l'ha fatta, il male profondo ha vinto ancora sulla sua volontà. In questo senso il libro vuole essere un'esperienza di vita: una vita difficile, sregolata, ma da recuperare e aiutare. A questo punto, Jennaro, ti saluto e ti ringrazio per il tuo tempo. Il mio tempo l'ho messo da tempo al servizio degli altri. Siamo vivi anche per questo, non solo per la nostra vanità. Ciao, un abbraccio.

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    4. Credo, a questo punto, di non avere null'altro da aggiungere se non indirizzare un pensiero a tutti i Paolo Pennacchione ed augurare loro, dopo aver incontrato un censore come me, di trovare un buon amico come te, che sappia capire le loro debolezze e spronarli al cambiamento. Se per loro si era chiusa una porta, questo tuo libro è come un portone che gli si apre d'avanti. Ma, al di la di tutto questo, parlando da lettore, non mi resta che ringraziarti per le meravigliose sensazioni che ci regali con una scrittura sempre attenta alle tante sfaccettature delle qualità umane.

      Grazie di cuore

      Gennaro Langella

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  3. Davvero interessante questo dibattito lo definirei culturale.
    Vi ricordo:
    Domani Antonio Gerardo D'Errico a Canale Italia, Nazionale dalle 6 alle 8 in diretta e a TeleGold Padova che copre il triveneto la Lombardia ed Anche l´Emilia ....

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  4. Complimenti ad Antonio G. D’Errico per il suo lavoro,non facile direi,per aver portato a compimento ciò che era stato iniziato da altre mani e altre menti!Sicuramente storia interessante e profonda visto il grave argomento trattato,una delle peggiori droghe di sempre il gioco,droga che divora stipendi e povere pensioni,è vasta la cerchia delle persone cadute nella trappola ,anzi nelle trappole che trovi in ogni angolo della città,sotto forma di lotterie,slot machine e tanto altro ancora...credo fermamente che lo stato sia,dal mio punto di vista,il colpevole di questo dilagare della malattia del gioco che viene candidamente pubblicizzato come la soluzione a tutti i mali economici della maggior parte dei cittadini che,causa la grave crisi economica che stiamo attraversando,vedono nel gioco la facile soluzione e non si rendono invece conto che,i loro miseri introiti finiscono nelle tasche dello stato che legalizza tutto ciò...senza parlare poi delle bische clandestine :( ...avrei e vorrei dire tante cose su questo " cancro " che consuma non solo il giocatore,ma anche tutti i familiari,anche loro sono vittime inconsapevolmente risucchiate da questo vortice maledetto che ha rovinato,rovina e rovinerà ancora tanti.Ancora grazie quindi all'autore/i di quest'opera e grazie anche a te Ferruccio per aver riparlato del problema con questa bella intervista !!!
    P.S.Ho il dente avvelenato quando si parla di questo problema perchè una mia cara amica si ritrova in casa suo marito ridotto in stato vegetale da circa 8 anni,causa incidente provocato dalla fretta di arrivare in orario sul posto di lavoro, durante le sue fughe giornaliere verso una sala da giochi di cui era assiduo frequentatore e dove dilapidava tutto...ora non parla,non cammina e viene nutrito tramite sondino :( scusa Ferruccio ma ti ho voluto presentare,non solo la vittima,ma le vittime che conosco personalmente,vivevano dentro un incubo e ora vivono in una " non vita"...

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    1. Hai fatto bene a portare questa testimonianza. Grazie

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    2. Si' Ferru grazie per aver fatto davvero un ottimo servizio, facendo emergere un problema che ha ridotto intere famiglie al lastrico.In quanti casino' si e' sentito dire che impresari, proprietari, ricconi hanno sperperato tutto...
      Grazie a Marina per aver dato una testimonianza importante. Anzi ci potrebbe essere un interesse da parte di alcune tivu'Nazionali e vorrebbero che i parenti o chi ha sperperato tutto possano andare in trasmissione?

      Magari contatti l'autore sulla sua mail antonio.derrico@alice.it

      Le informazioni se circolano hanno davvero un carattere preventivo e-o com'e' stato definito dalla critica un libro verita' anti-ludopatia...

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  5. http://www.7goldtelepadova.tv/

    Se andate sul link di cui sopra è possibile vedere l'intervista di Antonio G. D'Errico al TG 7 Gold- Nordest-...

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  6. http://www.7goldtelepadova.tv/tg7-nord-est/

    Deve essere questo pero' non apre direttamente???

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  7. o meglio ancora questo e' diretto:

    http://www.7goldtelepadova.tv/ultima-edizione-tg7-nord-est/

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