sabato 6 settembre 2014

L’urlo bianco di Antonio Ferrara in vetrina

L'urlo bianco
La vetrina di questa settimana è dedicata al romanzo, edito dall’Associazione Culturale Il Foglio, L’urlo bianco dello scrittore napoletano Antonio Ferrara, già presente in passato con il romanzo Gli occhi del male

La storia prende origine nel dicembre del 1993 in un piccolo paesino arroccato sui monti della provincia di Chieti quando scompare un bambino. 

Dieci anni dopo, Mike Calabritti decide di partire per quel luogo, schiacciato dal successo del primo romanzo e incapace di ritrovare una nuova ispirazione. Pizzoferrato sembra essere il luogo adatto per ritrovare se stesso, lontano dalla confusione e dai tanti impegni di una vita cambiata troppo in fretta, ma in quel luogo alberga qualcosa in cerca di chi possa vedere. 


Il romanzo ha una prefazione dello scrittore Stefano Pastor: 

Cos’è la morte? Questa è la domanda che sempre ha ossessionato l’uomo, il mistero che le religioni hanno cercato di svelare. 
Se la razionalità tende a considerare la morte la fine di tutto, il cuore impedisce di accettarlo. È il fondamento stesso di ogni religione: la vita è un passaggio, e qualcosa ci attende dall’altra parte. Una forma d’intelligenza, un creatore, in grado di giudicarci. Cosa resta, allora? 
Dopo la morte, abbandonato il corpo fisico, che resta di noi? L’anima, o comunque vogliate chiamare ciò che sopravvive, è staccata da questo mondo, lontanissima, in un’altra dimensione? Allo stesso modo in cui il cuore si rifiuta di accettare la fine totale, così la mente nega questa separazione assoluta. I defunti ci guardano, ci proteggono, in alcune religioni tornano a vivere in mezzo a noi. 
Sono legati a questa terra, ai suoi abitanti, a una qualche forma fisica. Come ombre vagano nel mondo. Fantasmi. Di questo parla il libro, di fantasmi. 
Di povere creature che si rifiutano di accettare l’inevitabile, che non hanno cognizione del proprio stato. Che si mischiamo ai vivi, perché è di questo che hanno bisogno. Confusi, smarriti, e allo stesso tempo determinati e privi di pietà. Perché a Pizzoferrato, dov’è ambientato il romanzo che state per leggere, il confine tra la vita e la morte è stato infranto e i defunti sono tornati a camminare tra i viventi. Apparizioni spettrali, tra i boschi innevati, che si fanno sempre più vicine. 
Loro esistono, ci sono. Non possono più essere negati. Si rifiutano di abbandonare questa esistenza, hanno ancora qualcosa da fare. 
Qualcosa di terribile. Esplorare il mondo dei morti può essere rischioso, come avranno modo di scoprire i protagonisti del libro. Ben diverso da quello che si aspettano. La morte stessa potrebbe esserlo, e quello che rimane potrebbe avere consistenza fisica quanto la vita stessa. 
Oltrepassate il varco insieme a loro, guardate negli occhi l’aldilà. L’urlo bianco vi aspetta. 


Incipit: 

Mike entrò nel bar. L’aria era pesante per via dell’impianto di riscaldamento. Sul pavimento, qualche pezzo di ghiaccio sfavillava sullo zerbino dell’arredamento rustico. La sala piccola e buia contrastava con la coltre di neve dell’esterno. 


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4 commenti:

  1. In tutta sincerità, leggendo la "funerea" descrizione di Pizzoferrato, nella prefazione di Stefano Pastor, il romanzo di Antonio Ferrara mi si presenta più come un "macabro" che "horror". Ma a parte ciò, penso che "L'urlo bianco" sia una vera chicca per gli amanti del genere :-)

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  2. Che bella la trama di questo libro,mi piace l'horror,mi ha sempre affascinato,devo leggerlo per forza anche se (ahimè) quando calano le tenebre,un pochino di paura la provo dopo aver letto storie di questo tipo,però da grande fan di S.King,non posso non essere amante di queste storie da brivido ;)

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